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Contagi in corsia, il sindacato degli infermieri: "Colpa delle mascherine non a norma"

C’erano colleghi che usciti dall’ospedale andavano direttamente a casa senza avere contatti con i familiari. C’è gente che per mesi ha anche dormito nei garage. Noi le precauzioni fuori dall’ospedale le attuavamo. All’interno anche ma, chissà perché, continuavamo a contagiarci”

Contagi in corsia e mascherine non a norma. Il NurSind già un anno fa aveva denunciato la presenza di dispositivi di protezione che non rispondevano ai requisiti della normativa. "Adesso che le indagini sono avviate, e lo scandalo delle mascherine che non proteggono è scoppiato a livello nazionale il NurSind chiede almeno le scuse di chi ha ignorato, deriso e accusato gli infermieri di essersi infettati fuori dal lavoro" si legge nella nota del sindacato.

"Erano troppi i colleghi che, nel pieno della pandemia, malgrado i dispositivi di protezione individuale indossati in ospedale e fuori, continuavano a contagiarsi. Il NurSind – il maggiore sindacato di categoria degli infermieri – non si capacitava di quelle migliaia di colleghi che in prima linea negli ospedali della Lombardia finivano comunque per contrarre il virus. Molti si sono dovuti arrendere alla malattia, altri portano ancora oggi i segni fisici del covid. Il NurSind a marzo del 2020, dopo aver già allertato le direzioni generali dei nosocomi, aveva scritto anche in Regione Lombardia chiedendo verifiche in merito ai dispositivi di protezione individuale, e in particolare alle mascherine date in dotazione negli ospedali".

“Dagli ospedali ci sono subito arrivate rassicurazioni che tutto era a norma – precisa Donato Cosi, coordinatore regionale del NurSind -. Ci dicevano che i contagi avvenivamo fuori dal luogo di lavoro, ma non era così. C’erano colleghi che usciti dall’ospedale andavano direttamente a casa senza avere contatti con i familiari. C’è gente che per mesi ha anche dormito nei garage. Noi le precauzioni fuori dall’ospedale le attuavamo. All’interno anche ma, chissà perché, continuavamo a contagiarci”. Gli infermieri ci avevano visto lungo: quelle mascherine non erano a norma, non filtravano correttamente, ed è per questo motivo che anche sul luogo di lavoro, bardati da capo a piedi, finivano per contrarre il virus.

“Abbiamo chiesto di poter avere le mascherine Ffp2 e Ffp3; non potevamo lottare in corsia con le semplici chirurgiche – prosegue Cosi -. Abbiamo chiesto a gran voce di poter lavorare in sicurezza, e poi quando sono arrivate le mascherine richieste qualcosa continuava a non quadrare. I contagi erano sempre tanti, e non avvenivano fuori dall’ospedale”.

“Oggi dopo mesi di denunce, che ci sono sempre state rigettate, emerge la verità – conclude Cosi -. Alcune forniture di Ffp2 distribuite anche ai medici, agli infermieri e agli oss che lavoravano in corsia a diretto contatto con i pazienti contagiati non erano a norma. È per questo che in tanti si sono ammalati. Mentre direzioni ospedaliere e la politica ci rassicuravano sulla validità dei dispositivi, senza effettuare ulteriori controlli, pur di fronte a un aumento costante dei contagi, tanti colleghi si sono ammalati e molti hanno sacrificato la loro vita”.

“Adesso stiamo ancora lottando contro il virus – conclude il coordinatore - ma quando questo incubo, grazie alla campagna vaccinale, terminerà allora chiederemo il conto anche di questa indifferenza di fronte all’evidenza che qualcosa non stava funzionando”. In questi giorni il NurSind invierà alle direzione degli ospedali della Lombardia e all’assessore regionale Letizia Moratti la richiesta di controllare – attraverso centri accreditati – la qualità delle mascherine ancora in loro dotazione.

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