Ristorante chiuso, il pesce dallo smartphone alla pentola arriva (cucinato) a casa

Dallo schermo del cellulare alla pentola e poi direttamente a casa. Una delle idee con cui il Pop Up Lab ha provato a reinventare la ristorazione brianzola in tempo di chiusure imposte dalla pandemia

Una delle specialità del Pop Up Restaurant

Scampi, polpo, totani e mazzancolle fresche con i loro colori invitanti sotto gli occhi, sullo schermo di uno smartphone, come se fossimo davanti al banco di una pescheria. E dal cellulare alla pentola per poi arrivare direttamente a casa, cucinate secondo la ricetta proposta dallo chef o il gusto del cliente. E' la nuova frontiera della ristorazione monzese ai tempi del lockdown in epoca di coronavirus.

La pandemia e le restrizioni reviste dal governo hanno costretto i locali ad abbassare le serrande ma nonostante i tavoli restino vuoti c'è chi ha pensato di reinventarsi. E così il Pop Up, il temporary week restaurant di Monza, nato per ospitare ogni settimana una specialità diversa rinnovandosi, seguendo la sua vocazione trasformistica ed eclettica che lo contraddistingue, è diventato un vero e proprio "polo del food" che ha unito diverse aziende, brianzole e non, attive nel mondo della ristorazione.

E insieme a sushi e pinse romane nel locale di via Appiani, grazie alla collaborazione con la Royal Fish, pescheria di Seregno, arrivano anche le specialità del mare da scegliere dal proprio smartphone e farsi consegnare a casa fresche o già cucinate. "In questo periodo di lockdown abbiamo pensato di trasformarci e diventare un polo sinergico aziendale" spiega Aldo Rotunno, ideatore di Pop Up Lab e del Temporary Week Restaurant monzese. "Si tratta di una sinergia imprenditoriale tra realtà diverse per autosostenerci in questo momento di difficoltà" ha aggiunto. Al momento sono una decina le aziende che condividono gli spazi del locale monzese e le proprie specialità mettendole "virtualmente" in vetrina per il servizio di asporto e delivery. 

Il locale - aperto lo scorso 24 novembre - festeggierà questo primo anno di attività sotto lockdown con tutte le difficoltà del momento. "Non abbiamo un termine di paragone in confronto allo scorso anno perchè abbiamo aperto il 24 novembre ma rispetto a quest'estate gli incassi si sono ridotti. Se prima avevamo - numeri simbolici - cento persone potenziali clienti adesso sono 50 se va bene o 30 e di questi molti non hanno più soldi da spendere, hanno perso il lavoro oppure hanno paura e preferiscono non uscire o ancora scelgono la concorrenza" spiega Rotunno. 

Le difficoltà sono tante ma la voglia di non mollare, almeno nel locae monzese, è più forte. "Non ho mai pensato di chiudere. Il momento storico è molto complesso e per questo l'unione tra le realtà imprenditoriali è importante" ribadisce Rotunno che in pieno lockdown ha scelto di lanciare il primo "Festival della Brianza che non molla" proponendo dal 10 novembre nel menu temporary uno dei piatti tradizionali di questa terra, la Cassoeula. Ad arricchire l'offerta dedicata ai clienti anche un market di ortofrutta con prodotti freschi, gastronomia e pastificio. Le specialità e i piatti possono essere ordinati online sul sito dedicato o telefonicamente e le consegne vengono effettuate a Monza e nei comuni limitrofi. 

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