Coronavirus, quanto può durare il "plateau": "Nessun cambiamento prima di maggio"

Il contagio rallenta molto lentamente: secondo tutti gli esperti non bisogna affrettare i tempi. Per una diminuzione sostanziale dei casi altre due settimane. Il "plateau", l'altopiano con numero stabile di nuovi contagi quotidiani, in Italia non si sta trasformando ancora in discesa

Foto repertorio Today.it

Gli esperti e gli scienziati avvertono: è prestissimo per pensare alla fase 2 dell'emergenza Coronavirus, non bisogna affrettare in nessun modo i tempi per la "riapertura". Il numero di nuovi contagi quotidiani è ancora alto, inizia a rallentare ma lo fa molto lentamente: alcune misure di sicurezza come il distanziamento sociale saranno inevitabili ancora molto a lungo. Per l'epidemiologo dell'Università di Pisa, Pierluigi Lopalco, "per una diminuzione sostanziale dei casi bisognerà aspettare almeno due settimane. Il trend è trascinato da ciò che succede in Lombardia, quindi nei prossimi giorni la curva potrebbe avere ancora una coda allungata proprio per effetto di nuovi casi in altre aree e regioni". 

Ora come ora, sottolinea, "al centro-sud c'è una crescita costante e non esponenziale dei contagi, ma ci sono tanti focolai che si accendono e che vanno spenti subito". Secondo i dati della Protezione Civile, senz'altro inesatti ma unico riferimento complessivo a disposizione e da tenere d'occhio per capire come stiano andando le cose a livello nazionale, i casi di contagio aumentano ma non si assiste più ad un incremento esponenziale. Una piccola buona notizia, ma purtroppo rimane elevatissimo il numero delle vittime: 760 morti in 24 ore.

"Non prima di maggio..."

Predica cautela anche il virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università di Milano, per il quale "verosimilmente la fase due di graduale riapertura potrà partire non prima di maggio ma mantenendo comunque delle misure di sicurezza come il distanziamento. L'ipotesi di una riapertura scaglionata sarebbe inoltre la più opportuna, con una priorità per tipologia di attività". E aggiunge: "Quando arriverà la validazione ufficiale che indichi quali sono i più efficaci test sierologici per la rilevazione degli anticorpi al SarsCov2, dovranno essere avviati screening ampi ma mirati su categorie della popolazione. Il risultato di positività, ovvero la conferma che si sono sviluppati anticorpi al virus - rileva - potrebbe anche diventare un parametro sulla cui base organizzare il graduale rientro alle attività lavorative". 

La discesa si annuncia lenta. L’apice del numero di contagi - hanno spiegato più volte in questi giorni dall'Istituto superiore di sanità - non è una vetta quanto piuttosto un ’plateau’, "un altopiano di montagna che va attraversato". Come fare a capire quando sarà possibile allentare le misure di isolamento e distanziamento sociale vigenti, se i numeri dei nuovi positivi resteranno giorno dopo giorno alti, anche se la crescita esponenziale è ormai alle spalle? 

La curva non è ancora in discesa

Il presidente dell'Iss Brusaferro ha fatto capire che non ci sono precedenti su cui fare affidamento. Sì, sarà necessario raggiungere una certa soglia di contenimento per poi mantenerla. Ma "su questo non c'è una grande letteratura. Stiamo ipotizzando scenari che non sono stati percorsi prima da Paesi con modelli di governo come il nostro. Dovremo vedere quando e con quale velocità calerà la curva prima di poter ragionare su quali misure restrittive sia possibile allentare".

Non emerge nulla di chiaro, né sui tempi, né sugli esiti conclusivi. In Cina, la quarantena della provincia di Hubei non è stata sospesa quando si è arrivati ad una leggera inversione, ma dopo l’azzeramento (o quasi) dei nuovi contagi. In Italia l'azzeramento di nuovi contagi non sembra vicino. "Non credo che si possa continuare con un lokdown generalizzato" dopo il 13 aprile, ha detto poche ore fa in una diretta Facebook il senatore Matteo Renzi. Ma il "plateau" in Italia non si sta trasformando ancora in discesa: significa che il virus circola ancora in misura importante e nelle regioni meridionali, dove il virus è arrivato con qualche settimana di ritardo rispetto al nord, allentare la guardia a breve termine non è un'opzione. 

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"Le misure di contenimento servono a ridurre il numero dei casi e dei morti - scriveva qualche settimana fa sul suo sito personale Roberto Ronchetti, professore emerito di Pediatria del Policlinico Umberto I Università la Sapienza di Roma -, ma la durata della malattia dipende dalla forza del virus, che in questo caso sembra durare 5 settimane e nelle zone più grandi può arrivare fino a 10 settimane". L'epidemia italiana, iniziata nell’ultima settimana di febbraio, è quindi in pieno svolgimento. 
 

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