Il premio Corona Ferrea al San Gerardo e il Giovannino a Oscar Ros, medico ucciso dal virus

Monza ha reso omaggio nel giorno delle celebrazioni di San Giovanni a chi ha combattuto in prima linea contro il Covid. Per la prima volta premiato l'ospedale cittadino

La consegna dei Giovannini d'Oro

Il Premio Corona Ferrea all’ospedale San Gerardo e il Giovannino d’Oro alla memoria di Oscar Ros, il medico caduto vittima del contagio da coronavirus cresciuto in città e in servizio a Vimercate. Monza ha celebrato la ricorrenza del suo Santo Patrono, San Giovanni, rendendo omaggio ai concittadini e alle realtà del territorio che hanno combattuto in prima linea contro il virus. Con la scelta di insignire l’ospedale San Gerardo del riconoscimento e di consegnare ai tre figli e alla moglie del dottor Ros la benemerenza civica il capoluogo brianzolo ha voluto testimoniare anche la vicinanza e il ringraziamento di tutta la città a medici, infermieri e operatori sanitari.

Un premio al San Gerardo

È stato il Direttore Generale della ASST Monza, Mario Alparone, a ritirare giovedì mattina il premio “Corona Ferrea 2020” in rappresentanza dell’intera Azienda socio sanitaria territoriale, insignita per la prima volta della prestigiosa onorificenza. A ritirare il premio insieme al Direttore Generale erano presenti la dott.ssa Domenica Sartori, in rappresentanza di tutti gli infermieri e il prof. Paolo Bonfanti, Direttore dell’unità operativa di Malattie Infettive in rappresentanza di tutti i medici. 

“Sono onorato e devo dire emozionato di ricevere a nome dell’Azienda che rappresento un premio così sentito dalla nostra cittadinanza. Sento forte il legame con questa città così come fortissimo è stato il legame della città con il proprio Ospedale, dimostrato dalle innumerevoli manifestazioni di aiuto ricevute”, sottolinea il dott. Alparone. 

“Faccio da tramite per condividere il riconoscimento con tutti gli operatori sanitari ed amministrativi della ASST di Monza e, lasciatemelo dire, con la mia Unità di crisi, con la quale ho vissuto una straordinaria unità di intenti e di spirito che ci ha consentito di superare l’emergenza da Covid 19. 

Durante questo periodo abbiamo offerto assistenza ad oltre 1700 pazienti di cui 350 che arrivavano da fuori provincia a dimostrazione del ruolo di sostegno determinante dei nostri Ospedali sul nostro territorio ma anche a favore delle province lombarde maggiormente colpite”. L’Unità di crisi, che per oltre tre mesi ha gestito la pandemia, era costituita, oltre che dal Direttore Generale, da Laura Radice, Stefano Scarpetta, Gianluca Peschi, Antonino Arduca, Paolo Bidoli, Andrea Biondi, Paolo Bonfanti, Luca Bresolin, Marina Cazzaniga, Matteo Cesana, Giuseppe Citerio, Ernesto Contro, Bruno Cutrì, Silvia Manuela De Bianchi, Giuseppe Foti, Raffaele Latocca, Marco Luciano, Paolo Mascagni, Alberto Pesci, Domenica Sartori, Erik Sganzerla, Giovanni Zatti.

Il ricordo del dottor Oscar Ros

Insieme alla moglie e ai tre figli, a ritirare il premio alla memoria del dottor Oscar Ros, medico cresciuto a Monza e in servizio all'ospedale di Vimercate, c'era anche il direttore dell'omonima Asst, Nunzio Del Sorbo, che ha voluto ricordare il sacrificio del dottore caduto vittima del contagio proprio mentre svolgeva il suo mestiere e cercava di salvare delle vite.

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"I nostri ospedali, dall’inizio dell’emergenza ad oggi, hanno preso in carico circa 2000 pazienti fra Covid positivi e sospetti Covid, con 180 operatori sanitari contagiati.Fra questi il Dott. Ros ha pagato il prezzo più doloroso: lui che è stato, nel corso della crisi sanitaria, sempre in  prima linea, lavorando – come ha ricordato il figlio Alessandro – sette giorni su sette.

Noi, che solo qualche mese prima gli avevamo rinnovato l’incarico di responsabile della sua Unità Operativa, l’abbiamo visto all’opera con una dedizione unica, con una capacità professionale e un carico umano che avevamo sì intuito, ma che nei giorni dell’emergenza abbiamo via via, e sempre più, apprezzato. Così come abbiamo riconosciuto quell’umiltà che l’ha sempre contraddistinto. Con La sua cultura e la sua formazione, ha saputo incarnare alla perfezione quell’I care, quel “mi stai a cuore” che è la vera anima del lavoro di cura.

Chi ha operato con lui, per più lustri, ha potuto apprezzarne anche la grande disponibilità all’ascolto, una dote che è sempre bello avvertire nei nostri interlocutori, soprattutto nei momenti di crisi. Come estremo saluto e a testimonianza della vicinanza alla famiglia, mi ricordo con particolare commozione quel minuto di silenzio che la comunità ospedaliera ha voluto riservargli, ha voluto dedicare al suo ricordo. Noi non abbiamo avuto alcun dubbio quando abbiamo deciso di intitolargli l’Auditorium della nostra Azienda"

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