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Repertorio

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La data in cui la Lombardia vuole riaprire e tornare a vivere (ma forse non è ancora ora)

L'assessore Guidesi: "Dal 6 aprile ritorno alla vita". Ma senza zona gialla sarà dura

L'auspicio di un "ritorno alla vita", ipse dixit. E una indicazione, neanche troppo velata, al governo. Che però, almeno per ora, sembra non essere della stessa idea. Regione Lombardia, come già successo in passato, spinge per tornare alla normalità, in una sorta di patto con l'emergenza covid. 

A farsi portavoce delle istanze del Pirellone, lunedì sera, è stato l'assessore allo sviluppo economico, Guido Guidesi, che ha affidato a una nota i suoi desideri. "Da dopo Pasqua, e precisamente da martedì 6 aprile, la Lombardia si aspetta il 'ritorno alla vita' - ha messo nero su bianco l'esponente della giunta -, con la riapertura di alcune attività utilizzando i protocolli decisi dal ministero della Salute. Non sarebbe sostenibile e giustificabile - ha concluso - un ulteriore posticipo del ritorno al lavoro per chi può farlo in piena sicurezza".

È evidente che, pur senza nominarli, Guidesi parli di negozi, bar e ristoranti che in zona rossa - fascia in cui la Lombardia si trova dal 15 marzo - sono costretti a chiudere. L'ipotesi di un passaggio in arancione nei giorni immediatamente precedenti a Pasqua è sfumato perché la pressione sugli ospedali è ancora alta e quindi gli esercizi commerciali hanno dovuto tenere le saracinesche ancora giù. La regione, però, non sembra intenzionata ad aspettare oltre e chiede che già dal 6 aprile - giorno in cui terminerà la zona rossa decisa per tutta Italia per le feste - i commercianti possano tornare al lavoro. 

La questione, però, è più complicata di quanto sembra. Per i negozi è sufficiente un "salto" in arancione per poter riaprire, mentre per bar e ristoranti - a cui il Pirellone ha sempre dimostrato massima attenzione - tra zona rossa e arancione cambia poco o nulla e l'unica possibilità resta l'asporto o il delivery. Per i locali l'unica vera salvezza è il passaggio in zona gialla, che consentirebbe loro di lavorare con servizio al tavolo almeno fino alle 18. 

Già, la zona gialla. È qui che le volontà del Pirellone si scontrano con le idee del governo. L'indirizzo dell'esecutivo, infatti, sembra di lasciare tutta Italia in arancione o rosso fino al 30 aprile, eliminando di fatto la fascia di rischio quasi più basso. Nei giorni scorsi il premier, Mario Draghi, aveva risposto al leader leghista Matteo Salvini, suo "compagno" nell'esecutivo, che le aperture - per quanto auspicate - devono fondarsi sui numeri e sui dati dell'epidemia. Lunedì, il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, ha parlato di "guerra" ancora in corso. La direzione, insomma, sembra portare ancora alla linea del rigore, che dovrebbe essere confermata ufficialmente nel Dpcm in arrivo nei prossimi giorni. E a quel punto il 6 aprile potrebbe cambiare poco o nulla. Con buona pace del Pirellone.

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