Un positivo ogni 50 tamponi: la Lombardia tra le regioni con meno casi di coronavirus in Italia

Rapporto nuovi positivi tamponi all'1,9%. La regione: "Non abbassiamo la guardia"

Due nuovi positivi, quasi, su cento nuovi tamponi. Regione Lombardia - che ha comunque già pagato un prezzo altissimo all'epidemia di coronavirus - si conferma tra le regioni in cui, al momento, i contagi hanno meno "potere". 

Stando ai dati rilevati dal 22 al 29 settembre - gli ultimi disponibili e gli ultimi "processati" dall'istituto superiore di sanità - a Milano e nelle altre province lombarde il rapporto tra contagi e casi testati è pari all'1,9%. Questo vuol dire, in sostanza, che ogni 100 nuovi tamponi vengono scoperti due positivi. La media italiana è al 3,1%, mentre la regione ad ora più colpita è la Liguria con una percentuale del 6,4%, La Lombardia è invece terzultima, "battuta" soltanto da Molise e Calabria.

"Secondo il bollettino diffuso dall’Istituto superiore di Sanità, la Lombardia mantiene un rapporto contagi casi testati tra i più bassi del Paese, pari a 1,9% - hanno fatto sapere dal Pirellone -. Non abbassiamo la guardia", hanno comunque sottolineato. 

Foto - La "classifica"

classifica rapporto tamponi positivi-2

L'indice Rt

La Lombardia "tiene" anche in un'altra classifica. La regione ha, infatti, un'indice di contagiosità - l'Rt che indica potenzialmente quante persone può infettare un positivo - che si attesta a 0,86. La Lombardia è quartultima in Italia a pari livello con la Sardegna e meglio di lei fanno soltanto Emilia Romagna, Molise e Basilicata. In Italia sono invece 12 le regioni che presentano un Rt superiore a 1, che è all'unanimità considerata la soglia di rischio da non superare. 

"Bene, è però necessario non mollare e andare avanti con comportamenti responsabili senza mai abbassare la guardia - il commento del Pirellone -. Quindi raccomandiamo l'uso della mascherina secondo le norme in vigore, il distanziamento sociale e il lavaggio frequente delle mani". 

Una possibile spiegazione ai dati era arrivata nei giorni scorsi dal professore Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che martedì mattina aveva preso parte al convegno “Covid-19, il virus ignorante”, organizzato dalla Fondazione The Bridge.

L'immunità lombarda

Secondo Remuzzi, che si era soffermato sull'attuale differenza tra i contagi al Nord e al Sud, in Lombardia “si è creata una certa immunità che non è l’immunità di gregge, ma è fatta di tanti componenti. C’è l’immunità da anticorpi che a Milano e in Lombardia è intorno al 15-20% e a Bergamo fra il 30-50%. E poi c’è l’immunità delle cellule T, che sono dei linfociti capaci di riconoscere il virus. Questa immunità è più difficili da misurare, ma rappresenta il doppio dell’immunità da anticorpi. Quindi se il 20% in Lombardia ha gli anticorpi e il doppio verosimilmente ha le cellule T, possiamo dire che in Lombardia arriviamo al 60% di immunità". 

"A quel punto il virus fa fatica a trovare persone da infettare", aveva sottolineato il dottore. Che però ci aveva tenuto a invitare tutti alla massima prudenza: "Questo non vuol dire, sia molto chiaro, togliamoci la mascherina o facciamo assembramenti”, aveva rimarcato Remuzzi. 

Foto - La 'classifica' coi dati del ministero

indice contagiosita rt covid-2

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