Emergenza covid, in Lombardia mancano 10mila infermieri: il grido dei camici bianchi

Trasferimenti di personale non adeguatamente formato nei reparti covid, dispositivi di protezione che scarseggiano e personale ancora da reclutare: il sindacato degli infermieri scrive a Regione Lombardia

Contagi in crescita, ospedali sempre più sotto pressione con 10mila infermieri che mancano all'appello. Solo in Lombardia. A lanciare l'allarme è il coordinamento regionale del NurSind, il sindacato degli infermieri che nella mattinata di lunedì ha inviato una lettera al governatore della Lombardia Attilio Fontana e all'assessore al Welfare Giulio Gallera. “La sanità lombarda si è fatta trovare impreparata alla seconda ondata: in Lombardia mancano 10 mila infermieri, i dispositivi di protezione individuale vengono centellinati, e il personale non adeguatamente formato viene spostato dall’oggi al domani ai reparti Covid” si legge nella denuncia. 

In Lombardia mancano 10mila infermieri

“All’inizio del 2020 avevamo stimato che in Lombardia mancavano circa 4.500 infermieri – spiega Donato Cosi, coordinatore regionale NurSind Lombardia -. Una carenza che a livello nazionale raggiunge le 53 mila unità. Ad oggi la situazione in Lombardia è precipitata: per affrontare l’emergenza sanitaria mancano all’appello 10 mila infermieri e anche il tentativo della richiamata alle armi, lanciato con il recente bando di reclutamento, rischia di rivelarsi un buco nell’acqua. Gli infermieri che sono stati arruolati nella prima ondata sono demotivati e delusi: hanno lavorato con impegno e spirito di sacrificio e terminata la pandemia si sono ritrovati di nuovo in mezzo alla strada, senza incentivi economici e neppure un ringraziamento". Adesso gli operatori temono che gli errori commessi a marzo possano essere ripetuti.

"A marzo il Covid ci ha trovati impreparati, ma ad ottobre nulla è cambiato. Mancano infermieri, personale di supporto (Oss e Asa), ci sono infermieri e ostetriche che vengono trasferiti nei reparti Covid senza un adeguato percorso formativo e informativo, i dispositivi di protezione individuale (mascherine Ffp2 e Ffp3, calzari, tute protettive, camici impermeabili monouso, guanti e visiere) vengono centellinati, all’interno degli ospedali i percorsi pulito-sporco sono ancora molto approssimativi e precari, manca un piano di assistenza territoriale adeguato ad affrontare l’emergenza". Tra le richieste avanzate alla Regione anche l’esecuzione del tampone a tutti gli operatori sanitari impegnati quotidianamente negli ospedali e nelle Rsa, e il rispetto della normativa di emergenza e di tutela della salute nei posti di lavoro.

“Speravamo che la sanità lombarda fosse pronta a questa seconda ondata – conclude Cosi -. Dall’esperienza della primavera, purtroppo, non si è tratto insegnamento e gli “eroi” della prima ondata, terminata l’emergenza, sono stati rimandati a casa a pesci in faccia e senza neppure il riconoscimento economico. Adesso, come se nulla fosse accaduto, vengono nuovamente cercati. Ma sempre con le stesse prospettive di trattamento? Noi infermieri ne abbiamo le tasche piene”.

La protesta degli "eroi" anche a Monza e Vimercate

A far sentire la propria voce nei giorni scorsi sono stati anche gli infermieri delle due Asst della Brianza: Monza e Vimercate. Nei giorni scorsi infatti, mentre negli ospedali si approntava la chiusura di reparti, si allestivano aree di degenza covid, sono state tante le segnalazioni, le mail e le telefonate arrivate al sindacato per denunciare anche cambiamenti di turni improvvisi e trasferimento di personale da un servizio all'altro, secondo quanto riportato dal coordinamento regionale del NurSind. 

“Gli “eroi” non ce la fanno più – ha spiegato il referente Donato Cosi -. L’emergenza che in questo momento c’è nell’Asst Monza e nell’Asst Vimercate era prevedibile. Ma speravamo che, dopo la prima ondata pandemica che aveva visto gli infermieri e gli operatori sanitari lavorare incessantemente e con estremo spirito di sacrificio, questa volta ci sarebbe stata maggiore organizzazione. Il personale utilizzato durante la prima emergenza è quello che adesso viene richiamato alle armi: ma è già stanco e demotivato. Manca personale, ma questo si sapeva già dalla fine dell’emergenza”.

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