Coronavirus

Da Monza lo sciopero della fame per chiedere la riapertura di ospedali e Rsa alle visite dei parenti

A promuoverlo Mirko Damasco, presidente dell'associazione Salvagente: "Non mi fermerò fino a quando il ministro Speranza non mi riceverà"

Foto di repertorio

Sciopero della fame per chiedere la riapertura degli ospedali e delle Rsa ai parenti. Parte da Monza la protesta per permettere ai familiari dei ricoverati negli ospedali e nelle residenze sanitarie assistenziali di poter stare accanto al loro congiunto.

Nella giornata di martedì 20 luglio Mirko Damasco, presidente dell’associazione Salvagente, ha annunciato con un video sul profilo Facebook dell’associazione da anni impegnata nella diffusione del primo soccorso, di aver intrapreso lo sciopero della fame.

"In sciopero fino a quando il ministro non mi riceverà"

Una protesta ad oltranza fino a quando il ministro della Salute Roberto Speranza non lo riceverà. È da mesi che Damasco rivendica il diritto dei familiari di stare accanto ai propri congiunti ricoverati. A gennaio avveva attivato una raccolta firme on line. Nel frattempo ha anche raccolto le testimonianze di molti familiari che, da tutta Italia, hanno raccontato la loro esperienza personale: le difficoltà (e spesso il divieto) ad accedere ai reparti anche in situazioni molto gravi; la morte in solitudine di parenti in fase terminale; la scelta rischiosa di non andare in ospedale per paura di non rivedere i propri congiunti; l’angoscia dei figli che per mesi non hanno potuto andare a far visita ai genitori nelle case di riposo.

“Ho deciso di intraprendere lo sciopero della fame - spiega Damasco nel video - fino a quando il ministro Speranza non mi riceverà. La non riapertura degli ospedali e delle Rsa alle visite dei familiari è una scelta politica. Porter stare accanto al proprio congiunto è un diritto fondamentale”.

"Stare accanto ai parenti è un diritto"

Damasco non nega l’esistenza del virus. Tutt’altro ribadisce la permanenza della pandemia. Ma sottolinea anche il diritto dei parenti, nel pieno rispetto delle prescrizioni, di  poter far visita ai propri familiari. “Adesso basta - prosegue Damasco - Quando ci siamo addormentati e abbiamo barattato alcuni dei nostri diritti fondamentali? In questi mesi ho raccolto storie di estrema crudeltà e durezza. Bisogna riaprire i reparti ai parenti, permettere ai papà di stare accanto alle mogli e ai bambini, ritornare a fare visita nelle Rsa”.

"Chi può si unisca per 24 ore allo sciopero della fame"

Damasco sollecita alla mobilitazione invitando, chi può, a unirsi per 24 ore al suo sciopero della fame. Una decisione, quella della protesta, già solleticata da tempo. Lo scorso 11 luglio, dopo la vittoria dell’Italia agli Europei di calcio, Damasco aveva annunciato sul profilo Facebook dell’associazione un’iniziativa ad oltranza. “Mentre il nostro presidente della Repubblica - scriveva sui social -  è a Wembley con 70mila persone, in migliaia di abitazioni italiane si soffre perché si ha un parente in ospedale, non si hanno notizie e non si può andare a trovarlo. Tutto questo è inaccettabile”.

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