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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Coronavirus

Al San Gerardo uno studio sull'uso della Cpap nelle donne in gravidanza con il covid

I risultati sono positivi: si evitano evoluzioni più gravi della malattia

La Cpap elemento prezioso (e in molti casi fondamentale) per evitare l’intubazione. Anche nelle donne in gravidanza. Questo quanto emerge da uno studio condotto dalle équipe di Pneumologia e di Terapia Intensiva dell’ospedale San Gerardo di Monza, e dai colleghi del reparto di Ostetricia della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma. Lo studio -  intitolato “Praticabilità dell’applicazione della Cpap e fattori associati al peggioramento dell’insufficienza respiratoria nelle donne in gravidanza con Covid-19: esperienza di un centro di assistenza terziaria” - è stato pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, pubblicata da Public Library of Science.

Il 24% ha fatto ricorso alla Cpap

Lo studio ha coinvolto 41 donne in gravidanza contagiate dal covid, ricoverate al San Gerardo tra marzo 2020 e marzo 2021. La Cpap è stata applicata nei casi di insufficienza respiratoria moderato-severa: il 66% delle pazienti ha avuto bisogno di ossigeno terapia, e il 24% ha dovuto ricorrere alla Cpap. Nelle 10 pazienti che hanno dovuto indossare il casco i medici hanno osservato un significativo miglioramento dell’ossigenazione, e il presidio è stato ben tollerato in tutti i casi senza eventi avversi. Inoltre è emerso che il ricorso al casco è stato più frequente durante la terza ondata pandemica (da gennaio a marzo 2021). Non è ancora chiaro il motivo: tra le possibili ipotesi c’è quella delle nuove varianti, e della minor copertura vaccinale per le donne in gravidanza in quella prima fase di campagna di vaccinazione (riservata all’inizio, oltre che agli operatori sanitari, agli anziani e alle persone fragili).

Pesci: "Fondamentale la vaccinazione"

 “L’applicazione della Cpap tramite casco si è dimostrata sicura, ben tollerata e ha migliorato l’ossigenazione nelle donne in gravidanza con insufficienza respiratoria in corso di polmonite da SARS-CoV-2 – spiega il professor Alberto Pesci, direttore della Pneumologia del del San Gerardo, e professore associato all’Università degli Studi Milano Bicocca -.  Tuttavia ancora più importante sarebbe prevenire l’insorgenza della polmonite e al momento l’unico strumento veramente valido e dimostrato è sottoporsi alla vaccinazione, anche per le donne in gravidanza”.

Vergani: "La gravidanza è proseguita senza problemi"

Patrizia Vergani, direttrice del reparto di Ostetricia della Fondazione MBBM e professore associato presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, sottolinea come le competenze nella ricerca e nell’assistenza delle malattie polmonari presenti al  San Gerardo siano una eccellenza per le donne in stato di gravidanza e puerpere. “Si tratta di una popolazione particolarmente vulnerabile in caso di infezioni che hanno come bersaglio le vie respiratorie. Per questo l’Unità di Ostetricia della Fondazione MBBM è stata inserita tra gli Hub Regionali per la cura del Covid in gravidanza e puerperio. L’articolo è la testimonianza di questa eccellenza e grazie al lavoro in team dei professionisti, tutte le donne sono guarite. Inoltre, grazie all’uso della Cpap la maggior parte di loro ha potuto proseguire la gravidanza partorendo il proprio bambino a termine”.

Foti: "L'uso del caso è nato all'ospedale di Monza"

Giuseppe Foti, direttore della Terapia Intensiva generale e cardiochirurgica dell’Ospedale San Gerardo e professore associato presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, commenta: “Una volta di più questo studio dimostra l’efficacia e la fattibilità del casco Cpap, uno strumento sviluppato all’interno dell'ospedale monzese ed ora utilizzato ampiamente in moltissimi ospedali. Inoltre questo studio dimostra in modo inequivocabile come la collaborazione interdisciplinare fra pneumologi, ostetrico-ginecologi ed anestesisti permetta di ottenere risultati clinici significativi riducendo il ricorso all’intubazione tracheale, alla ventilazione meccanica ed eventualmente all’Ecmo nelle giovani donne gravide colpite dal virus SARS-CoV-2”.

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