Coronavirus

Un patto di corresponsabilità per tornare a stringere la mano alla mamma

Il covid fa ancora paura: ecco come risponde la Rsa alle richieste dei familiari

Ritorno alle visite in presenza sottoscrivendo prima un accordo. Un patto di corresponsabilità e di condivisione del rischio tra il familiare e la struttura per tornare a stringere la mano alla mamma o al nonno, per un incontro sicuro e senza barriere.

L’iniziativa, promossa a Monza dalla Rsd e dalla Rsa San Pietro e dal Paese Ritrovato ha riscosso un grande successo. Molti i parenti che hanno deciso di sottoscrivere l’accordo per tornare a rivedere il proprio congiunto senza divisioni. Stanchi delle videochiamate o degli incontri nelle stanze degli abbracci.

“Ad oggi il rischio zero non esiste – spiega Claudio Cavaleri (che ha redatto il patto di corresponsabilità) a MonzaToday -. Anche se le persone sono state vaccinate, anche se vengono prese tutte le accortezze del caso”. All’interno della struttura il 99% di ospiti e di operatori hanno completato il percorso di vaccinazione.

Ma la battaglia contro il virus non è ancora sconfitta: niente abbracci anche se si è stati vaccinati e se si indossa la mascherina. Al massimo una carezza sulla mano. 

“Per questo motivo abbiamo sottoscritto questo patto – prosegue -. Il familiare che decide di incontrare il congiunto in presenza dovrà essersi sottoposto almeno alla prima dose di vaccino; oppure ad entrambe le dosi (in quel caso la copertura è di 9 mesi); oppure essere guariti dal covid (validità sei mesi); oppure sottoporsi al tampone (validità 48 ore). Naturalmente il tutto dovrà essere certificato”.

La normativa è in continua evoluzione. Chi decide di andare a trovare il congiunto ospitato in Rsa o in Rsd, previo appuntamento, potrà sottoporsi gratuitamente al tampone. L’esame verrà pagato direttamente dalla Regione.

“I familiari hanno voglia di incontrare i loro congiunti – prosegue -. Nella nostra struttura abbiamo allestito due stanze degli abbracci, tre postazioni interne e cinque esterne per gli incontri in presenza con l’intenzione di raddoppiarle. La voglia degli incontri in presenza è tanta. Naturalmente il familiare che ha sottoscritto il patto di corresponsabilità dovrà indossare la mascherina Ffp2; non sono previsti abbracci, ma al massimo il contatto con le mani. Gli incontri, che devono essere prenotati, possono durare al massimo un’ora, sempre alla presenza di un nostro educatore”.

Ed è proprio da Monza che era partita alcune settimane fa la battaglia dei familiari per poter tornare a incontrare i loro congiunti ospitati nelle case di riposo. Il monzese Dario Francolino ha dato vita al Comitato ORSAN (Open Rsa Now); l’8 maggio il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza per la riapertura delle case di riposo alle visite (in sicurezza) dei parenti.

Negli ultimi giorni la battaglia di Francolino è proseguita. Tante le segnalazioni di strutture che, in tutta Italia, non avevano rispettato l’ordinanza impedendo ai familiari di accedere o inserendo protocolli che disincentivavano le visite.

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