Giovedì, 24 Giugno 2021
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Rsa (di nuovo) chiuse ai familiari: la battaglia per la riapertura parte dalla Brianza

La denuncia del presidente del Comitato ORSAN (Open Rsa Now): "Richieste folli per poter far visita ai nostri familiari. Ci siamo stufati: denunciamo ai carabinieri e ci rivolgiamo al Tar"

I parenti restano (di nuovo) fuori dalle case di riposo: numerosi deterrenti per evitare l’ingresso di figli e nipoti nelle strutture. Malgrado l’ordinanza nazionale del Ministero della Salute. A denunciare il problema il monzese Dario Francolino, presidente del Comitato ORSAN – Open Rsa Now – che sta raccogliendo e condividendo sulla pagina Facebook del gruppo denunce da tutta Italia.

Il 90% delle Rsa viola l'ordinanza del Ministero

“Il 90% delle Rsa italiane sta violando apertamente e volutamente l’ordinanza ministeriale dell’8 maggio 2021, firmata dal ministro Roberto Speranza, collocandosi così contro le disposizioni del Governo in merito alla riapertura delle visite in presenza dei familiari all’interno strutture – spiega Francolino a MonzaToday -. Una situazione comune anche al territorio di Monza e Brianza. Sono numerose le segnalazioni di parenti che si ritrovano di fronte a muri di gomma, a mille difficoltà per poter entrare in struttura. E una volta che si entra, malgrado il tampone e malgrado l’utilizzo di mascherine, non è possibile abbracciare e o stringere la mano ai nostri familiari. Dobbiamo stare ad almeno un metro di distanza”.

Una class action per tornare ad abbracciare i genitori

Il monzese non si arrende: l’intenzione è quella di portare avanti una sorta di class action, con l’aiuto di avvocati particolarmente sensibili alla problematica.  “Violare un’ordinanza nazionale del Ministero della Salute è un reato, e va perseguito penalmente o attraverso sanzioni amministrative adeguate – precisa - Se c’è concorso di colpa denunceremo le Regioni al Tar (Tribunale amministrativo regionale). Faremo di tutto per non lasciare soli i nostri familiari”.

Il presidente del Comitato ORSAN è molto amareggiato. Soprattutto per il silenzio delle strutture che non lo avrebbero mai contattato, neanche per un confronto e un dialogo. “L’unica risposta che ci sentiamo dire è che l’ordinanza di Speranza era stata emanata il sabato con validità dalla domenica – continua Francolino -. Il giorno successivo le strutture non erano pronte. Il problema, però, è che non sono pronte neppure dopo una settimana. La situazione è diffusa anche in Brianza. In molte Rsa si mettono i parenti nelle condizioni di non andare a trovare i genitori o i nonni. L’ordinanza è chiara, Ats le direttive le ha date: anche quelle sono chiare”.

"Non posso neppure accarezzare la mano della mia mamma"

Francolino non intende assolutamente fermarsi: lui, che dopo mesi era riuscito il giorno della festa della mamma ad entrare nella casa di risposo dove è ospitata la sua mamma Pina, e a riabbracciarla (previo tampone e tutte le richieste previste dall’Ordinanza del Ministro Speranza) non intende ritornare a vederla da dietro il plexiglass oppure a distanza di oltre un metro.

“Se i presidenti di Regione non obbligheranno le Rsa a riaprire alle visite in presenza e senza barriere dei familiari degli ospiti,  chiederemo con urgenza l’intervento dei prefetti, delle forze dell’ordine e della magistratura per poter riabbracciare i nostri cari – prosegue -. Ormai molti parenti che, inizialmente erano intimoriti da possibili ripercussioni da parte delle strutture, stanno andando direttamente dai carabinieri a denunciare. Questo succede in tutta Italia”.

Il Comitato chiede inoltre che il testo dell’ordinanza ministeriale sugli accessi nelle Rsa venga inserito come emendamento al decreto riaperture, in via di discussione in Parlamento in questi giorni, al fine di riuscire a migliorare quelli che sono i suoi punti deboli, prevedendo ad esempio sanzioni per tutte quelle strutture inadempienti, arrivando fino alla perdita dell’accreditamento.

"In Lombardia i tamponi li pagano i familiari"

“Ai familiari, per poter far visita ai propri cari nelle Rsa, vengono chieste cose folli – precisa -. Presentare l’esito di tamponi di terza generazione, presentare l’esito di tamponi PCR molecolari, obbligo di far indossare una mascherina Ffp2 ad una persona affetta da sindrome di down e/o morbo di Alzheimer già vaccinata. Poi c’è anche il problema del pagamento dei tamponi: la Regione Piemonte li paga, la Regione Lombardia ancora no. E un familiare, per poter accedere in Rsa a visitare il proprio congiunto deve, ogni volta, sborsare almeno 25 euro per sottoporsi al tampone. Che, naturalmente, ha validità di 48 ore”.

Francolino punta l’attenzione sulla fragilità, spesso emotiva, di questi pazienti. “La mancanza di un contatto fisico è destabilizzante per una persona malata di Alzheimer – precisa -. La  mia mamma quando andavo a trovarla da dietro una separazione di plastica era disorientata: non capiva, voleva bucherellare quelle braccia di plastica e dopo pochi minuti si alzava e se ne andava via. Mentre i nostri genitori sono chiusi nelle Rsa e a noi fanno di tutto per negare l’accesso, l’abbraccio e l’incontro vero, tantissimi anziani continuano a morire. L’Italia ormai si prepara ad accogliere turisti, e gli ospiti delle Rsa restano reclusi nelle strutture”.

"Presidente Mattarella intervenga"

Francolino e il suo Comitato chiedono un aiuto al Ministero della Giustizia e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “Aiutateci a  riaffermare il principio per cui, in Italia, la legge è uguale per tutti, cosa che non sta avvenendo sul tema della riapertura delle visite dei familiari nelle Rsa”, conclude.

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