Giovedì, 24 Giugno 2021
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Infermieri, eroi "dimenticati" sottratti alle corsie e impiegati negli hub per i vaccini

Nella Giornata Internazionale dell’Infermiere la denuncia del NurSind: “Osannati a parole, ma dimenticati nei fatti"

"C’è ben poco da festeggiare nella Giornata internazionale dell’infermiere 2021 – commenta Donato Cosi, coordinatore regionale NurSind e componente della direzione nazionale NurSind, il maggiore sindacato della categoria degli infermieri - La professione, l’impegno, il sacrificio (pagato anche con la vita) sono finiti nel dimenticatoio, e ogni volta che la categoria rivendica diritti e promesse alla Regione e alle direzioni delle aziende ospedaliere la risposta è un assordante silenzio”.

Nella giornata che celebra la figura professionale che ricorre il 12 maggio il sindacato ribadisce le difficoltà con cui da oltre un anno la categoria convive e la mancanza di riconoscimenti professionali ed economici.

I contagi in corsia

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, fortunatamente, il territorio di Monza e Brianza non ha infermieri morti per covid. Elevatissimo, però, il numero dei contagiati, soprattutto nella prima ondata, quando il sindacato già denunciava la presenza di Dpi (Dispositivi di protezione individuale non adeguati) e di mascherine non conformi.  A novembre quando la seconda ondata ha preso in pieno Monza e la Brianza oltre 500 infermieri erano stati contagiati.

“Noi ci siamo contagiati in corsia – ribadisce Cosi -. Alcuni hanno rischiato di morire, molti portano ancora i segni fisici e psicologici di quel calvario. A marzo 2020 quando abbiamo denunciato le mascherine non a norma Regione e Aziende ospedaliere ci avevano ribattuto che era tutto conforme. Poi, pochi mesi fa, solo grazie alle indagini giornalistiche è uscita la verità: noi avevamo ragione”.

Dalle corsie agli hub vaccinali

“La stragrande maggioranza degli infermieri lombardi si è vaccinata – conferma Cosi – Oltre il 95%”. Ma il problema - denuncia il sNurSind - è l’impiego degli infermieri nella campagna vaccinale. “Il personale non è stato integrato – precisa – Gli infermieri che vaccinano negli hub della Lombardia sono infermieri sottratti alle corsie e agli ambulatori che, ancora oggi, in molte aziende ospedaliere non sono stati aperti. Si garantisce il vaccino, ma si nega la cura, la prevenzione, i controlli, gli esami di routine… “.

“Emblematico il quadro della Brianza – aggiunge – Per garantire la campagna vaccinale di massa su tutti gli hub presenti sul territorio servirebbero circa 300 infermieri. Il persone infermieristico c’è: lo tolgono dagli ospedali, e a pagare lo scotto è sempre il cittadino, il malato cronico, la persona fragile”.

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