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Sabato, 21 Maggio 2022

All'Enpa di Monza i primi cani salvati dalle bombe: "Stravolti, ma vivi"

Nel pomeriggio di giovedì l'arrivo a Milano dei primi 43 cani e 7 gatti salvati dalle bombe di Kiev

I volontari li prendono in braccio, stravolti e affaticati da quel lungo viaggio sotto le bombe che rieccheggiano ancora nelle loro orecchie. Poi, al sicuro sul furgone, e ancora un lunghissimo viaggio verso l'Italia. 

Sono 43 i cani e 7 i gatti che i volontari dell'Ente nazionale protezione animali hanno salvato dalla guerra in Ucraina. Tutti arrivati a Milano nel pomeriggio di giovedì: sani e salvi, anche se profondamente stanchi e spaventati. Quattro cani sono stati già trasferiti nel rifugio dell'Enpa di Monza in via San Damiano. Qualcuno ha già un nome: Monika, Hanna, Muha, Dasha, Luntik, Rudi, Smurf, Nona, Linda, Knopa, Mimi, Chloe, Luna, Rich, Vita, Chita, Lola, Bobo e Eva. Tutti attendono una nuova famiglia. Gli animali, tutti microchippati, sono stati prelevati al confine con l'Ucraina e poi sono partiti verso l'Italia, prima destinazione Milano.

Dove si trovano

Dove poi sono stati smistati in diversi rifugi dell'Enpa che fin dall'inizio della guerra è scesa in campo con aiuti e ha aperto la porta dei suoi canili agli animali dei profughi e a quelli che venivano recuperati al confine. Nonostante la comprensibile paura e preoccupazione si sono mostrati socievoli e sono stati ospitati da: Enpa di Monza, Enpa di Val Della Torre, l’Asilo del cane Rifugio Palazzolo Milanese Onlus (che ha accolto 15 anni, oltre ai 5 arrivati in precedenza), Uai Milano e  Vita da Cani onlus. Ora seguiranno tutti l’iter di osservazione sanitaria previsto dalla legge con relativa quarantena e, quando sarà possibile, verranno messi in adozione.Nel rifugio di Monza già nelle scorse settimane hanno trovato ospitalità alcuni gatti, scampati alle bombe, e portati in Italia dalla proprietaria che nel frattempo viene ospitata da alcuni parenti e che ogni giorno ha la possibilità di andare a trovare i suoi pet. Adesso sono arrivati anche i primi 4 cani. Cani che, come gli altri scampati dalla guerra, certamente avevano una famiglia che li amava e li accudiva. "Una vita fatta di semplicità, di coccole, di ciotole di acqua, di cibo, di visite dal veterinario per fare i vaccini, di passeggiate all’aperto per fare i bisogni - spiegano dall'Enpa -. Una vita normale che ora non esiste più, cancellata dall’orrore di questa guerra. Loro non sono tra i fortunati che abbiamo visto nelle tante foto circolate in questo mese, fuggiti con ogni mezzo di fortuna insieme ai loro proprietari. Loro sono rimasti lì, alcuni lasciati soli nelle case, ormai abbandonate, alla mercé dei bombardamenti, altri sono rimasti vicino alle abitazioni. La loro fortuna, però, è stata incontrare i volontari di Kiev che nonostante il coprifuoco e i bombardamenti sono riusciti, uno per uno, a recuperare cani e gatti chippati rimasti indietro".

Un viaggio lunghissimo verso la salvezza

Poi uno straordinario lavoro di squadra che ha visto i volontari dell'Enpa organizzare la trasferta per mettere in salvo questi cani. Una missione alla quale si è unito anche Luciano, un veterinario di Rovigo, che con i suoi collaboratori ha prestato i soccorsi durante il lungo viaggio di ritorno. Un viaggio interminabile, scandito da continui posti di blocco, la paura che qualcosa potesse andare storto. I cani, stravolti, lungo il viaggio hanno bevuto oltre 50 litri di acqua.  “Purtroppo ci sono anche i pet rimasti indietro – afferma Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa – per loro Enpa c’è e continuerà ad esserci. Stiamo lavorando per dare il nostro contributo in questa terribile emergenza muovendoci su più fronti: dall’invio di aiuti concreti, all’accoglienza degli animali provenienti dall’Ucraina, ad operazioni di concerto con le istituzioni.Ora è il momento del fare e serve il contributo di tutti. In questo senso abbiamo scritto anche insieme alla Federazione di cui Enpa fa parte al Ministro Speranza chiedendo di modificare la nota del Ministero che vieta di portare in Italia cani e gatti randagi ucraini che sappiamo essere tanti”.

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