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Martedì, 7 Dicembre 2021
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Giovani calciatori dell'AC Monza servono alla mensa dei poveri

Il progetto ha coinvolto 12 giocatori dei settori giovanili di alcune squadre lombarde

Una serata che certamente non dimenticheranno. Tolte le scarpette e la tuta hanno indossato il grembiule, e da squadra di calcio si sono trasformati in perfetta squadra di camerieri. Pronti a servire gli ospiti del Refettorio Ambrosiano della Caritas di Milano.

C'erano anche alcuni calciatori dei settori giovanili dell'Ac Monza ieri sera, lunedì 15 novembre, aI portare i piatti ai tavoli. Insieme ai colleghi dei settori giovanili di Inter, Milan, Olimpia Milano, Diavoli Powervolley e Rugby Parabiago, i giovani calciatori brianzoli hanno servito la cena ai 90 ospiti della struttura milanese.

Come riferisce MilanoToday si tratta di una novità assoluta che, senza troppe parole, lancia messaggi molto forti. Da un lato far comprendere ai giovani dei settori giovanili che servire gli altri è un atteggiamento da campioni, dall’altro testimoniare che fare squadra anche fuori dal campo rafforza le potenzialità educative dello sport nella società di oggi. L’iniziativa è stata la prima tappa di un percorso formativo studiato dal Centro Sportivo Italiano Comitato di Milano insieme ai responsabili dei settori giovanili di vertice e coinvolgerà le società professionistiche del territorio.

"Un settore giovanile per essere vincente non deve solo preparare i campioni di domani - spiega Massimo Achini, Presidente Csi Milano -. Quelli che arriveranno davvero a militare nella prima squadra sono pochi. Un settore giovanile deve avere come priorità quella di formare ogni ragazzo e ogni ragazza a diventare un bravo e onesto cittadino di domani e a crescere nella vita. Vogliamo ringraziare i responsabili dei settori giovanili di questi club: sono persone meravigliose che credono davvero nelle valenze educative dello sport. Organizzare un’iniziativa come questa non è semplice".

"Dedicarsi agli altri è un’esperienza che allarga la mente e il cuore a chiunque la sperimenti. È quindi particolarmente opportuno che venga offerta questa possibilità a giovani che, tra l’altro, sono inseriti in ambienti particolarmente competitivi – osserva Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -. Si vince o si perde in base a certi criteri. La responsabilità nei confronti degli altri è uno di questi ed è alla base del volontariato. Non è affatto un premio di consolazione per chi è rimasto in panchina".

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