San Gerardo, inaugura palazzina B: presidio dei sindacati per un nuovo modello di sanità

La cerimonia è prevista mercoledì alla presenza del presidente Fontana e dell'assessore regionale al Welfare Gallera

Ospedale San Gerardo

Un’inaugurazione attesa da tempo con la presentazione ufficiale della palazzina B dell’ospedale San Gerardo di Monza che era in programma a marzo e poi era stata posticipata a causa dell’emergenza covid-19. E un’occasione per puntare l'attenzione sulla sanità lombarda. Mercoledì mattina, fuori dall’ospedale monzese, la Cgil Cisl e Uil di Monza e Brianza sarà presente per un sit-in di protesta durante il quale saranno presentate anche le richieste dei sindacati per un nuovo modello di sanità regionale.

Alla cerimonia di inaugurazione è prevista anche la presenza del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e dell’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. Stabilizzare i somministrati e aumentare gli organici, utilizzare tutte le risorse europee disponibili, avviare il confronto per l’utilizzo delle risorse nazionali, cambiare il modello della sanità in Lombardia. Queste le richieste delle organizzazioni sindacali per promuovere, anche in Brianza, una profonda riflessione sulla sanità lombarda.

“La Lombardia è stata travolta dalla diffusione del virus – si legge nel documento di Cgil Cisl e Uil –. Si è combattuto disperatamente con le terapie intensive, mentre dovevano essere attivati strumenti preventivi di igiene e sanità pubblica”. Secondo i sindacati brianzoli, questo è il risultato di vent’anni di politica sanitaria regionale “che ha centralizzato i servizi negli ospedali, favorito la sanità privata e destrutturato le prestazioni territoriali pubbliche”. “Questi mesi estivi – avvertono Cgil Cisl e Uil di Monza e Brianza – dovrebbero essere utilizzati da Regione Lombardia e dal Governo per correggere gli errori e predisporre strumenti adeguati ad affrontare una eventuale nuova ondata epidemica autunnale”. Secondo le organizzazioni sindacali bisogna attivare subito “almeno un nucleo di assistenza territoriale per ogni ambito”.

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“Pensiamo a presidi con la presenza di medici di continuità assistenziale, infermieri, assistenti sanitari e altre figure professionali di supporto che siano in grado di garantire un triage territoriale, di effettuare alcuni primi esami diagnostici e fornire assistenza domiciliare, a sostegno e in coordinamento con i medici di medicina generale e gli specialisti ospedalieri”, spiegano.

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