"Bloccato a Disney", il dramma del 21enne brianzolo che aspetta di tornare a casa: "Siamo in 200"

In attesa di un volo per rientrare in Italia da Orlando, in Florida, anche Alex Fabiano, di Seregno, che lavorava all'interno di Disney World: "Entro il 18 aprile dobbiamo lasciare gli appartamenti"

Disney World, Florida

L'incertezza di un'epidemia che in poche settimane ha messo in ginocchio il mondo intero, causando contagi e morti, e ha piegato l'economia di interi paesi. Il parco divertimenti che chiude, insieme alle attività dell'America per fermare il virus, come accaduto in Italia. E un "sogno", quello di lavorare a Dinsey World, città fatta di attrazioni e favole, che si interrompe con la chiusura dei cancelli del parco. Ed è qui che comincia l'odissea di centinaia di ragazzi italiani, tutti giovanissimi, provenienti da ogni angolo della Penisola. Tra loro c'è anche Alex Fabiano, 21 anni, di Seregno. 

Il giovane brianzolo, addetto al servizio in sala in uno dei ristoranti Patina all'interno del complesso che conta quattro parchi, insieme ad altri duecento ragazzi (un mese e mezzo fa erano molti di più), si è ritrovato bloccato a Orlando, in Florida, senza riuscire a salire su un aereo per tornare dalla sua famiglia, in Brianza. 

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FOTO - Da sinistra Marina Barberi, Leandro Travessa e Alex Fabiano

"Il parco ha chiuso i battenti lo scorso 16 marzo - ormai un mese fa - in concomitanza con le decisioni del governo per contrastare l'avanzata del coronavirus" spiega Alex. All'inizio però il rimpatrio non era l'unica opzione. "Siamo sempre stati a stretto contatto con il nostro manager che ci ha invitato a temporeggiare fino alla riapertura perchè inizialmente non si ipotizzava una chiusura così lunga del parco: il primo mese siamo stati pagati ugualmente dall'azienda che ci garantisce l'alloggio all'interno delle Dinsey House e copertura assicurativa sanitaria poi però la situazione è precipitata".

Improvvisamente, una mail cambia tutto. Partire non è più solo una delle opzioni: ai ragazzi viene comunicato che dal 18 aprile dovranno lasciare gli appartamenti e non avranno più una casa. Niente più lavoro, niente più stipendio, nessuna assicurazione sanitaria e quindi niente più visto. "La comunicazione ci informava che il Representative Cultural Program di cui facevamo parte era stato cancellato perchè al momento non c'era alcuna certezza riguardo alla data di riapertura" spiega Alex che da giorni insieme ai ragazzi è in contatto con la Farnesina per tentare di organizzare il rimpatrio. E forse fortunatamente sembra proprio che adesso qualcosa si stia muovendo. 

"L'unità di crisi è al lavoro" spiegano dal Ministero degli Affari Esteri da dove insieme al caso di Orlando si stanno occupando dell'organizzazione di rimpatri di connazionali da più parti del mondo.

L'odissea di 200 ragazzi: "Trovare un volo è quasi impossibile"

Trovare un volo in questo momento è un'impresa tutt'altro che facile. "All'inizio qui eravamo circa 400 ragazzi: alcuni appena è scoppiata l'epidemia hanno prenotato subito e organizzato il rientro, altri - come me - hanno temporeggiato, credendo che si sarebbe trovata una soluzione per la riapertura, avendo ricevuto da più parti rassicurazioni". 

Dopo i primi contatti con la Farnesina che ha assicurato ai ragazzi che l'unità di crisi si sarebbe messa subito al lavoro per trovare una soluzione, alcuni hanno iniziato la "caccia" ai voli. "Rientrare adesso costa molto, parliamo di cifre tra i 1.500 e i 2.000 euro. Ma il problema non è solo il prezzo: qualcuno magari trova un'offerta a 600-700 euro ma in realtà si tratta di un volo inesistente, nelle fasi di prenotazione la disponibilità risulta esaurita e allora lo stesso volo nel momento in cui viene opzionato aumenta di prezzo. E il costo a volte triplica" spiega il 21enne brianzolo.

"In questo momento non vogliamo attaccare nessuno o fare polemiche ma far arrivare il messaggio ai piani alti" spiega Alex che si fa portavoce del grido d'aiuto dei compagni. "Non sono preoccupato per la situazione sanitaria ma il problema sorgerebbe se dovessimo fare scalo a New York perchè al momento proprio lì c'è il centro epidemico. Spero che il volo che verrà organizzato possa essere diretto".

"Non vogliamo un volo gratis" - specifica - "Ma un volo sicuro: molti aerei in questo momento vengono cancellati ed è rischioso trovarsi soli in un aeroporto con il proprio volo che non può più partire".  "Mi ritengo fortunato, la mia famiglia sta bene e parlo con mia mamma tutti i giorni". Adesso però è tempo di tornare a casa. 

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