Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Nico Acampora e Pizzaut protagonisti di un'opera d'arte

L'installazione è a Milano: i visitatori indossano le scarpe dei protagonisti e 'rivivono' la loro vita

L’esperienza di Nico Acampora, papà di Pizzaut (ma prima ancora papà di Leo e di Giulia), diventa un’opera d’arte. C’è anche la storia del brianzolo, fondatore della prima pizzeria italiana gestita da persone autistiche, all’interno della grande installazione “A Mile in my Shoes” dell’artista inglese Claire Patey.

Una grande scatola, allestita in piazza XXV Aprile a Milano, dove i visitatori indossano le scarpe di qualcun altro e si immedesimo per dieci minuti nella sua vita. Scarpe “cariche” di fatiche e, cuffie alle orecchie, ascoltano la storia del vero proprietario di quelle scarpe.

Pizzaut: tutto nasce da Leo

Tra i protagonisti dell’installazione c’è anche Nico Acampora e noi proviamo a metterci nei suoi panni, proviamo a capire le difficoltà che lui e la moglie Stefania vivono ogni giorno nella gestione del figlio autistico. Leo, 13 anni, è l’artefice del progetto di Pizzaut: quel motore e quel cuore che hanno spinto l’educatore brianzolo a dare avvio a questo straordinario progetto che offre un futuro lavorativo e di integrazione sociale a ragazzi e ragazze che, altrimenti, non avrebbero opportunità.

"Quando è arrivata la diagnosi ci è crollato il mondo"

“Quando i medici ci hanno consegnato la busta con la diagnosi di Leo, un figlio disabile al 100%, ci è crollato il mondo addosso -  racconta Acampora -. Sono quasi svenuto e anche nei giorni e nelle settimane successive ero frastornato. Non sono mancati momenti di pianto, di sconforto. Una sensazione di sofferenza e di solitudine difficile da raccontare”. Difficile soprattutto da vivere. Quando a una coppia collaudata e felice arriva una notizia come questa i casi sono due: o la coppia “scoppia” o la coppia diventa ancora più unita e complice di prima. E questo, malgrado le mille difficoltà, è capitato anche a Nico e Stefania.

"Ho messo da parte i dubbi e ho solo pensato a Leo"

“Naturalmente non sono mancati sensi di colpa - prosegue -. Ho cercato di capire le cause, se avessi commesso un errore, se ci fossero eventuali responsabili”. Ma nel frattempo c’era Leo che aveva bisogni e necessità e a quel punto dubbi, paure e domande sono state messe da parte. A quel punto tutto è cambiato. “Leo è nostro figlio e noi lo amiamo - prosegue -. Per lui abbiamo un compito speciale: costruire un mondo che possa accoglierlo al meglio”. Quando è partita l’avventura di Pizzaut Leo era ancora un bambino, e anche oggi è troppo piccolo per vivere quello straordinario progetto che il suo papà, sostenuto da mamma Stefania e da un meraviglioso team di volontari, sta mettendo in piedi. Anche per lui.

"Sto costruendo un mondo migliore anche per Leo"

“Sto lavorando con tanti ragazzi autistici e il tempo che riesco a dedicare alla famiglia è sempre poco - prosegue Nico -. Con Pizzaut stiamo cercando di creare un mondo diverso, che apra gli occhi e riconosca anche l’universo così ampio e così variegato delle persone autistiche. Sto costruendo un mondo migliore anche per mio figlio, che è stato lo stimolo”. A casa Nico è un papà come tutti gli altri. Con tanti dubbi, paure, sensi di colpa ma anche un grande amore verso i suoi figli. “Avere un figlio autistico anche nella quotidianità porta dei cambiamenti - confida -. Per esempio per Leo anche un semplice battibecco diventa fonte di stress. E così che, se qualcuno, anche per motivi futili alza la voce, lui interviene ricordandoci di chiedere scusa alla persona con la quale stiamo gridando. Anche se magari quella persona è in torto”.

Difficile stare nelle "scarpe" di Nico Acampora

Non è facile stare nei panni (o meglio nelle scarpe) di Nico Acampora. Tante le battaglie per il suo Leo che in questi anni ha portato avanti. “In primis nel mondo della scuola - prosegue -. Con i cambi continui degli insegnanti di sostegno. Insegnanti che per i nostri figli sono fondamentali. Per fortuna adesso Leo frequenta la prima media a Muggiò e ha, finalmente, un’insegnante di sostegno di ruolo, Ma ogni bambino e ragazzo disabile dovrebbe avere un’unica insegnante di sostegno per tutto l'anno scolastico”.

Un rammarico: "Stare lontano dalla mia famiglia"

Le scarpe di Nico Acampora non sono scarpe comode. La sera quando arriva a casa e le toglie i dolori si fanno sentire. “Pizzaut è un grande progetto nato proprio all’interno della mia famiglia ma che, ironia della sorta, mi tiene spesso lontano da lei - conclude  -. Per il futuro di Leo e per il sogno di Pizzaut ho lasciato un lavoro che amavo, sono sempre al ristorante impegnato in mille progetti ,e tante volte mi vengono dubbi e sensi di colpa: con Pizzaut contribuisco alla crescita di tanti ragazzi autistici e poi mi trovo costretto a trascurare il mio. Ma al mio fianco c’è mia moglie Stefania”. Una roccia che sostiene Nico, un punto di riferimento per tutta la famiglia, anche per quella allargata di Pizzaut. 

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