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Lunedì, 23 Maggio 2022
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"Discriminati perché accolgono: niente aiuti alle famiglie che ospitano i profughi"

La denuncia dell'avvocato monzese Agostino D'Antuoni

“Famiglie discriminate perché hanno accolto. A loro nessun contributo perché non fanno parte del terzo settore e del privato sociale. Solo un grazie e una pacca sulla spalla per mantenere a proprie spese anche interi nuclei familiari. Se riescono a far quadrare il bilancio è solo grazie alla generosità di qualche cittadino o associazione che regala il pacco alimentare o i vestiti. Dallo Stato nessun contributo perché sono semplici cittadini”. 

Le famiglie sono in difficoltà

È indignato Agostino D’Antuoni, l’avvocato monzese che dall’inizio della guerra è riuscito a portare a Monza oltre 180 civili scappati dalle bombe. Donne, bambini, disabili e anziani che sono stati accolti da famiglie di Monza e Brianza che li stanno aiutando anche a ricominciare una vita normale. Alcune famiglie, però, iniziano ad avere difficoltà a far quadrare il bilancio familiare e hanno quindi chiesto aiuto rivolgendosi alle istituzioni. Hanno inviato un’email alla protezione civile chiedendo di poter accedere ai contributi giornalieri che verranno erogati agli ospitanti. 

La risposta della protezione civile

Nell’email il Dipartimento della protezione civile (Funzione donazioni) risponde alle famiglie spiegando che “la sua offerta in quanto proveniente da soggetto già ospitante, non può essere veicolata mediante la piattaforma #OffroAiuto e che pertanto la stessa non potrà essere trasmessa per quanto di competenza agli enti del Terzo Settore e del Privato Sociale cui competeranno le successive fasi di matching tra domanda e offerta, nonché di verifica preventiva e di costante monitoraggio  della specifica tipologia di accoglienza in parola. La sua condizione non può essere ricondotta nell’alveo delle nuove offerte di ospitalità”.  In sintesi le famiglie dovranno continuare a far forza su se stesse e sulla catena di solidarietà.  "È ridicolo - prosegue D’Antuoni -. Le questure hanno tutti i dati delle famiglie ospitanti rilevati mediante il foglio di ospitalità. Perché queste famiglie non meritano aiuto? Nel frattempo queste persone devono mangiare, vestirsi, lavarsi: il tutto a carico di normalissime famiglie la cui ‘colpa’ è stata quella di essere generose”. 

"Sono famiglie spesso monoreddito"

A Monza la catena di solidarietà non si è fermata: l’Armadio dei poveri continua a offrire aiuti alimentari alle famiglie che ospitano, a raccogliere e donare vestiti e accessori per i bambini e le donne, carrozzine, passeggini, giocattoli. Ma anche le donazioni iniziano a diminuire: la guerra e i profughi stanno entrando nella "routine". Dopo un mese e mezzo di accoglienza alcune famiglie iniziano ad essere con l’acqua alla gola.  “Nella stragrande maggioranza dei casi chi ospita non è benestante - prosegue D’Antuoni -. Ci sono famiglie con un solo reddito che ospitano 2 persone, insegnanti che ospitano intere famiglie, single che dall’oggi al domani hanno aperto la porta di casa a 3 persone. Che sono arrivate a Monza solo con uno zaino con il cambio e senza soldi. Le mamme vorrebbero iniziare a lavorare per aiutare la famiglia che li sta aiutando o anche per riuscire a trovare un appartamento in affitto. Ma fino a quando non otterranno il permesso di soggiorno non potranno neppure fare il colloquio. E intanto ogni giorno bisogna andare a fare la spesa, pagare le bollette, accompagnare queste persone fuggite dalla guerra in ospedale per eventuali visite o per i tamponi. Il tutto a carico di chi accoglie. È discriminante non aiutare queste famiglie che non hanno offerto ai profughi una brandina nel dormitorio e un bagno comune, ma hanno aperto le porte della loro casa, facendoli sentire parte della famiglia”.

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