Lunedì, 15 Luglio 2024
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Da Monza una innovativa procedura di prevenzione del tumore ovarico

Da alcuni mesi, grazie all’adesione della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori e del Policlinico Gemelli di Roma al trial clinico multicentrico internazionale TUBAII/WISP, anche in Italia è possibile per le pazienti portatrici di mutazioni patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2 accedere ad una innovativa procedura di prevenzione del tumore ovarico

Da alcuni mesi, grazie all’adesione della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori e del Policlinico Gemelli di Roma al trial clinico multicentrico internazionale TUBAII/WISP, anche in Italia è possibile per le pazienti portatrici di mutazioni patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2 accedere ad una innovativa procedura di prevenzione del tumore ovarico. Tale studio, promosso dalla dottoressa Joanne De Hullu dell’Università di Nijmegen (Olanda) e dalla professoressa Karen Lu dell’Università del Texas (USA), è rivolto alle donne portatrici di mutazioni patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2, e quindi ad alto rischio di sviluppare un carcinoma ovarico.

Lo studio

L’approccio innovativo che viene testato in questo trial è di procedere alla rimozione in un primo momento delle tube e solo dopo alcuni anni delle ovaie, posticipando così la menopausa conseguente all’intervento standard attualmente in uso di annessiectomia bilaterale.

“Sono molto soddisfatto e orgoglioso di poter partecipare a questo trial, che aumenta e migliora la nostra offerta preventiva - sottolinea il prof. Robert Fruscio, responsabile del trial a livello locale e dell’ambulatorio ginecologico dedicato a donne portatrici di mutazione genetiche della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, nonché professore di Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca -. Molte donne portatrici di mutazioni dei geni BRCA hanno alle spalle una storia di carcinoma mammario, e non possono quindi ricevere, dopo l’intervento chirurgico di annessiectomia profilattica standard, una terapia ormonale sostitutiva. Poter eseguire l’intervento in due tempi consente di ridurre in maniera significativa l’anticipo della menopausa in pazienti spesso molto giovani. Più in generale, ciascuna donna potrà scegliere il trattamento più corrispondente alle sue esigenze e ai suoi desideri. La volontà di seguire e curare le donne tenendo conto della storia e della peculiarità di ciascuna è in effetti alla base della nascita dell’ambulatorio dedicato al rischio genetico, che si avvale per questo della collaborazione di una psicologa e di una nutrizionista, la presenza delle quali è possibile grazie al generoso contributo di ACTO Lombardia Onlus e Cancro Primo Aiuto Onlus”.

“Le evidenze più recenti - aggiunge il prof. Fabio Landoni, Direttore della Struttura complessa di Ginecologia e professore di Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca - indicano che nella maggior parte dei casi il tumore ovarico nasca in realtà dalla tuba; la domanda a cui il trial si propone di dare risposta è quindi fondamentale per poter proporre un trattamento adeguato alle donne a rischio. Inoltre, collaborare con istituzioni internazionali di assoluto valore offre la possibilità da una parte di mantenere un elevato livello di qualità delle cure erogate, e dall’altro di contribuire in maniera significativa all’avanzamento della conoscenza scientifica”.

“La possibilità di partecipare a questo studio - spiega C.G., la prima donna sottoposta al trattamento sperimentale - è stata decisiva per la mia decisione di sottopormi all’intervento preventivo, ero molto restia per la paura degli effetti della menopausa anticipata. Avendo avuto un tumore al seno non avrei potuto assumere la terapia sostitutiva; in questo modo mi sento sicura, anche perché proseguo regolarmente i controlli, e nello stesso tempo non ho dovuto affrontare i sintomi legati alla menopausa precoce”. “Abbiamo sostenuto l’attivazione di questo studio”, commenta Ornella Campanella, Presidente di aBRCAdabra ETS, la prima associazione nazionale che rappresenta le persone e le famiglie portatrici delle varianti patogenetiche BRCA, “perché siamo convinte della necessità di promuovere sempre di più cure individualizzate per i soggetti a rischio eredo familiare anche e soprattutto attraverso progetti di ricerca. Migliorare le cure, preservando il più possibile la qualità di vita nel rispetto della storia, dei desideri e delle progettualità di ciascuna donna, passa anche attraverso queste iniziative che permettono di guardare al futuro con nuove e promettenti prospettive”.

All’Ospedale San Gerardo di Monza ad oggi hanno aderito allo studio 15 donne, alcune da fuori regione, e sono in attesa dell’intervento ulteriori 10. Per informazioni sullo studio è possibile contattare il Principal Investigator locale all’indirizzo robert.fruscio@unimib.it.

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