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Lunedì, 23 Maggio 2022
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"Gli ucraini vogliono lavorare, ma senza permesso di soggiorno non possono"

La denuncia dell'avvocato Agostino D'Antuoni e la replica della questura di Monza

I primi pullman sono arrivati l'8 marzo. E da quel momento l'avvocato Agostino D'Antuoni non ha mai smesso quella che, ormai, è diventata una sorta di missione: salvare più civili possibili dalle bombe dei russi. E ad oggi sono oltre 180 i profughi che l'avvocato monzese è riuscito, grazie a una rete di solidarietà, a portare a Monza: donne, bambini, anziani e disabili. Accolti da famiglie che, fin da subito, si sono messe gratuitamente a disposizione per questo progetto di solidarietà. "Dopo pochi giorni dall'arrivo le mamme e le ragazze hanno chiesto di poter lavorare - spiega Agostino D'Antuoni a MonzaToday -. Molte sono professioniste, alcune con specializzazioni molto richieste nel campo scientifico. Ma hanno chiesto subito di poter essere impiegate, naturalmente in regola, anche come baby sitter, colf, badanti, operaie. Una richiesta per contraccambiare la generosità delle famiglie". 

I ritardi della burocrazia

Nel frattempo sono arrivate anche diverse offerte con alcuni imprenditori brianzoli che avevano già assunto interpreti per poter assumere a loro volta lavoratori ucraini. Che, nel frattempo, si stanno organizzando anche per partecipare ai corsi di italiano. Ma, come riferisce l'avvocato Agostino D'Antuoni, ci sarebbe un inghippo burocratico. "Per lavorare serve il permesso di soggiorno, e con l'appuntamento per la presentazione dei documenti che slitta a giugno, queste persone non possono lavorare. Settimana scorsa abbiamo dovuto rinunciare a oltre una decina di colloqui di profughi ucraini che sarebbero stati assunti da un'azienda. Una ditta che cerca urgentemente personale, che si era messa a disposizione proprio per venire incontro a questa causa, ma che per colpa della lentezza della macchina burocratica rischia di far perdere questa occasione".

"Rimarranno in Italia a lungo"

Agostino D'Antuoni ribadisce l'importanza di un inserimento sociale e lavorativo delle persone scappate dall'Ucraina. "La loro permanenza in Italia sarà lunga. Non si sa quando finirà questa guerra. Molti di loro in Ucraina hanno perso tutto. Poter lavorare permette loro di poter anche contribuire all'economia delle famiglie che li accolgono che hanno serie difficoltà a far quadrare il bilancio", aggiunge l'avvocato. 

La replica della questura

Ma dalla questura di Monza arrivano precisazioni in merito a questa vicenda. "È vero che gli appuntamenti sono a giugno. Ma con la ricevuta si possono fare i colloqui di lavoro e lavorare. Sono state già acquisite 749 istanze, la produzione del permesso dipende dal Poligrafico dello Stato che sta dando la priorità alla stampa. Sono giunti in Provincia di Monza 3.356 ucraini. A molti viene dato l’appuntamento a giugno perché non hanno la documentazione completa. Molti dopo che viene fissato l’appuntamento non si presentano perché o sono rientrati in patria o sono andati all’estero. Sono stati prodotti e sono in consegna 207 permessi".

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