rotate-mobile
Lunedì, 5 Dicembre 2022
Il ricordo / San Fruttuoso

Una panchina nel nome di Lea, morta per mano della mafia

Monza non dimentica il sacrificio di Lea Garofalo barbaramente uccisa e poi carbonizzata il 24 novembre 2009

Era il 24 novembre del 2009 quando Lea Garofolo morì per mano dei suoi cari. Poi il suo corpo abbandonato e carbonizzato in un campo di Monza, nel quartiere di San Fruttuoso. E lì, dove i suoi resti sono stati trovati, è stata posta una targa a memoria del sacrificio di quella giovane mamma che si era opposta alla mafia. 

Oggi, a 13 anni dalla sua morte, Monza non dimentica e  questa mattina, all'orto didattico al Parco della Boscherona, verrà posizionata una panchina rossa e si svolgerà una performance teatrale con laboratori rivolti agli alunni delle scuole secondarie di primo grado. L’iniziativa è realizzata da Spi in collaborazione con Libera, l'associazione culturale Teatrando, Cadom, Sul filo dell’arte e Nam asd.Seguirà alle 18 al Circolo contadini operai (via Col di Lana) un incontro con il magistrato Luigi De Magistris e con Mario Bruno Belsito che presenteranno i loro libri "Sulle orme dei veri eroi" e "Fuori dal sistema". Coordina Marco Fraceti direttore dell'Osservatorio antimafie Monza e Brianza intitolato a Peppino Impastato.

Monza così non dimentica il sacrificio di quella mamma calabrese che testimoniò contro le faide interne alla 'ndrangheta, tra le quali anche la sua famiglia e quella dell'ex compagno. Aveva solo 35 anni quando fu rapita e strangolata in una casa di Milano, in piazza Prealpi, e il suo corpo carbonizzato a Monza. L'amatissina figlia Denise, che all'epoca non era ancora maggiorenne, diede subito l'allarme non vedendo ritornare la madre. Poi la tragica scoperta e la scelta, coraggiosa, di proseguire il cammino di Lea testimoniando nei processi contro la sua famiglia. Nel 2013 la sentenza: i giudici della corte d'Assise e d'Appello di Milano hanno confermato la condanna a carico di Carlo Cosco (ex compagno di Lea), del fratello Vito, di Massimo Sabatino e di Rosario Curcio. Questi ultimi due sono ritenuti dai magistrati personaggi vicini alla famiglia legata alla 'ndrangheta calabrese.  Il procuratore generale Marcello Tatangelo aveva chiesto l'ergastolo per i fratelli Cosco e per Curcio: per Sabatino invece era stata chiesta l'assoluzione. Niente da fare. Assolto invece, come da richiesta del pg, Giuseppe Cosco. Condannato a 25 anni dopo la collaborazione con gli inquirenti Carmine Venturino: il suo aiuto consentì di localizzare i resti della donna in un magazzino di via Marelli.

“ Abbiamo un debito con Lea Garofalo - diceva don Ciotti -. Il problema è chi tace e chi lascia fare. Ci sono troppi cittadini a intermittenza, troppa gente che si commuove ma non si muove. Ne usciamo solo con un grande appello e chiamata alla responsabilità civile”

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Una panchina nel nome di Lea, morta per mano della mafia

MonzaToday è in caricamento