"Io apro", a Monza c'è chi è pronto ad accogliere al tavolo i clienti il 15 gennaio (nonostante i divieti) e chi no

"Ho già ricevuto una decina di prenotazioni" spiega Aldo Rotunno ideatore di Pop Up e del temporary restaurant monzese. "Non riapriamo per ricominciare a lavorare ma come segno di protesta". Differente la posizione di Vincenzo Butticé, chef del Il Moro, portavoce Fiepet Confesercenti Lombardia e cofondatore Ristoratori Uniti

"Io apro". Una presa di posizione "ribelle" che suona più come un grido di sopravvivenza che da Pesaro - dove l'iniziativa è stata ideata e condivisa - è subito risuonato in tutta Italia con migliaia di ristoratori che si sono detti pronti a protestare tornando a fare quello che ritengono un diritto: lavorare. E anche a Monza c'è chi venerdì 15 gennaio è pronto ad accogliere di nuovo i clienti nel proprio locale (e chi no). 

"Peggio di così non può andare", a Monza il ristorante riapre

"L'intenzione non è quella di riaprire per andare a lavorare nella speranza di risolvere la situazione di crisi in cui ci troviamo ma vuole essere un segnale di protesta per far capire che ci siamo anche noi e che questa situazione ormai non può più essere accettabile" spiega Aldo Rotunno ideatore di Pop Up e del Temporary Week Restaurant monzese che da ottobre ormai - come tutti i ristoratori lombardi - ha rinunciato a veder seduti ai tavoli i clienti e ha puntato su asporto e delivery, dando vita anche al Pop Up Lab, una realtà imprenditoriale che ha coinvolto diverse attività nell'ambito del food per affrontare uniti la crisi. 

"Con le spese che abbiamo da sostenere restare chiusi ancora è impossibile" aggiunge Rotunno. Le perdite rispetto allo scorso anno per il locale che aveva da poco intrapreso la nuova sfida di portare in città un nuovo concept di ristorazione camaleontico e in continua trasformazione, con proposte e specialità ogni settimana diverse, sono state "inestimabili" e si attestano intorno al 90% di introiti in meno. E i ristori previsti dal governo non bastano. "Sono arrivati duemila euro proprio ieri" - aggiunge l'ideatore di Pop Up - "ma non so davvero a che cosa ci possano servire considerato che solo la bolletta della luce ci costa 2.500 euro e dobbiamo aggiungere l'affitto dei locali, le altre spese e lo stipendio dei ragazzi". 

"Non capisco quale sia il problema: nelle aule possono stare venti o trenta ragazzi mentre in un ristorante, con il distanziamento, senza assembramenti, con il rispetto delle norme di igienizzazione non possiamo mettere a sedere nemmeno trenta clienti da 120 posti in sala a disposizione?" si domanda Rotunno che venerdì a cena aprirà il suo locale. "Per assurdo ho già ricevuto una decina di prenotazioni" spiega. E se gli si domanda se non teme ripercussioni o sanzioni risponde così: "Peggio di così non può andare e a questo punto la multa può essere solo un investimento".

"Non riapro il mio locale: siamo già feriti, non possiamo permetterci la guerra"

Alcuni tavoli invece a Monza resteranno senza clienti seduti anche venerdì 15 gennaio, in attesa delle decisioni del governo. Diversa infatti la posizione e la visione di Vincenzo Butticè, chef del ristorante Il Moro, portavoce Fiepet Confesercenti Lombardia e cofondatore Ristoratori Uniti.

"Siamo d'accordo e condividiamo le ragioni e il malessere dei ristoratori che hanno scelto di aderire alla protesta "IoApro" ma non condividiamo la strategia" commenta il portavoce Fiepet Confesercenti Lombardia che venerdì 15 gennaio non farà sedere ai tavoli del suo ristorante di Monza nessun cliente. "Se non è possibile fare utili in questo momento il ristoratore - da imprenditore - deve limitare le perdite" perchè - conclude - il problema della ristorazione non è più solo quello di riaprire ma è l'intero sistema che deve essere ripensato e ristrutturato. "Se riaprissimo adesso dovremmo fare i conti con la contrazione della domanda, con l'implosione del mercato del lavoro e con le difficoltà della clientela legate anche alla minore disponibilità di liquidità". E il sistema ristorazione dovrebbe quindi essere ripensato - secondo Butticè - in un'ottica trentennale: "Non c'è cosa più semplice che dare da mangiare a un affamato e chi ha proposto questa iniziativa non ha nemmeno un ristorante. Oggi quello che manca è una visione del futuro". Tra le richieste il blocco delle cartelle esattoriali, l'allungamento del credito su piani trentennali, esenzioni dalle tasse per il 2020/2021 e la riduzione degli oneri per la contribuzione assistenziale. 

E la riapertura del 15 gennaio - secondo Butticè - sarebbe una sfida che costerebbe troppo cara: oltre alla sanzione in cui potrebbe incorrere il locale potrebbero scattare le multe per la clientela e ci sarebbe il concreto rischio di sospensione della licenza da 5 a 30 giorni. Senza considerare le ripercussioni anche in prospettiva penale e i rischi eventuali nel caso di eventuale contagio durante la somministrazione. L'associazione di categoria è pronta invece a far sentire la propria voce con richieste precise e interrogazioni in Regione Lombardia. "Siamo già feriti e in questo momento non ci possiamo permettere una guerra".

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