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Lunedì, 8 Agosto 2022
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Rivoluzione pensioni, cos'è Quota 41 "per tutti"

Lega e sindacati spingono per allargare la misura, che attualmente riguarda soltanto i lavoratori "precoci", a tutti i lavoratori con 41 anni di contributi, a prescindere dalla soglia anagrafica

Iproblemi legati alla pandemia e al conflitto in Ucraina, "conditi" dai contrasti politici sulle concessioni balneari e sul Fisco, hanno rischiato di mettere in secondo piano una delle riforme più attese: quella del sistema pensionistico. Il Governo è chiamato infatti a mettere nuovamente mano su uno dei temi più caldi dell'ultimo decennio, quello dell'uscita dal lavoro, con l'obiettivo di trovare il sostituto adeguato per Quota 100, la misura che permetteva la possibilità di lasciare il lavoro a 62 anni di età con un minimo di 38 anni di contributi, andata in pensione a dicembre 2021. Attualmente è in vigore la cosiddetta Quota 102, che altro non è che una sorta di proroga di Quota 100.

Cos'è Quota 41 "per tutti"

Il dibattuto sui possibili sostituti di Quota 100 è acceso da diverso tempo e quella di Quota 41 è sempre stata un'ipotesi tenuta in particolare considerazione, soprattutto da alcuni schieramenti politici. Al momento esiste già Quota 41, ma è una misura destinata soltanto ad una ristretta fetta di lavoratori, i cosiddetti "precoci", che per accedervi devono appartenere ad una delle cinque categorie tutelate (lavori gravosi o usuranti), essere in possesso di almeno 41 anni di contributi e almeno 12 mesi di contributi versati prima del 19esimo anno d'età. Una misura per pochi che con qualche accorgimento verrebbe adattata ad una platea più ampia di beneficiari, con il Governo che dovrebbe togliere, o quantomeno ammorbidire, i paletti sulla tipologia di attività svolta o sui contributi versati in giovane età. Le sigle sindacali e la Lega chiedono a gran voce la Quota 41 per tutti come sostituzione ideale per Quota 100, ma c'è un problema non da poco: i costi. Secondo le stime dell'Inps del 2021, un'estensione di Quota 41 a tutti avrebbe avuto un impatto economico superiore ai 4 miliardi di euro per il primo anno, per poi superare i 9 miliardi di euro nel decennio successivo. Una spesa mastodontica, che difficilmente l'esecutivo potrà sostenere, anche se secondo la Lega la spesa aggiuntiva per Quota 41 sarebbe più contenuta di quella stimata dall'Inps.

L'alternativa di Tridico

La dispendiosa ipotesi Quota 41 per tutti non è certo l'unica idea sul tavolo. Lo scorso ottobre il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, aveva lanciato la sua proposta: pensionamento anticipato a 63 anni per i lavoratori appartenenti al sistema misto, che avrebbero così la possibilità di accedere a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia. Una strada più sostenibile secondo le stime dell'Istituto di Previdenza sociale: la spesa prevista sarebbe di 2,5 miliardi per i primi tre anni, ma con risparmi a partire dal 2028. Per andare in pensione con il piano previsto da Tridico sarebbero necessari 63 o 64 anni di età (valore che potrebbe variare in base alla speranza di vita), almeno 20 anni di contributi e l'aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale.

Come si va in pensione oggi

Come si va in pensione attualmente? Nel 2022 è possibile con la pensione di vecchiaia a 67 anni (età che dovrà essere adeguata negli anni successivi in base all'aspettativa di vita) con un'anzianità contributiva di almeno 20 anni. Ci sono poi diverse modalità di pensionamento anticipato, tra cui l'Ape volontario o sociale, Quota 102, pensione anticipata per mansioni usuranti e infine pensioni per i lavoratori precoci e Opzione Donna. Resta la possibilità di anticipare il pensionamento rispetto ai 67 anni

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