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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Attualità Lissone

Post choc contro la senatrice Segre dal capogruppo della Lega no vax in Brianza

Polemiche dopo il post condiviso sui social da Fabio Meroni, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale a Lissone e consigliere provinciale. L'on. Cecchetti (Lega): "Chiederò provvedimenti"

"Mancava lei... 75190". Dove quel numero a cinque cifre citato all'interno di un post su Facebook scritto da Fabio Meroni, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Lissone e consigliere provinciale, è quello che fu tatuato sul braccio della senatrice Liliana Segre, deportata a tredici anni ad Auschwitz. E quel numero - per alludere a lei - è stato inserito all'interno di un intervento social da parte del politico del Carroccio dichiaratamente no vax proprio in polemica con l'intervista che la senatrice aveva rilasciato recentemente invitando la cittadinanza alla vaccinazione contro il covid. Un post che non è passato inosservato e ha scatenato tantissime reazioni polemiche e prese di distanza. E poi eliminato. Senza nessuna scusa al seguito.

La condanna dell'Anpi

La presa di posizione dell'Anpi di Monza e Brianza. "Fabio Meroni, consigliere leghista di Lissone, si è scagliato contro Liliana Segre, lo ha fatto nel modo peggiore, il più infame, il più vigliacco: ha utilizzato il numero che Le è stato impresso durante la sua prigionia ad Auschwitz. Un fatto di una gravità assoluta, commesso solo perché la Senatrice Segre ha invitato a vaccinarsi, mentre Meroni è un No Vax. Cara Liliana, ti chiediamo scusa per la cattiveria e la miseria umana che stai subendo. Nonostante il tuo passato, la tua sofferenza, ci sono esseri vergognosi, indegni di sedere nelle sedi istituzionali, luoghi simbolo della nostra Costituzione i cui diritti vengono stravolti da questi meschini che si permettono di offenderti, menzionando uno degli aspetti più dolorosi della deportazione: il numero di matricola. Scusaci Liliana!"

Le reazioni

"75190 è il numero che venne tatuato sul braccio di Liliana Segre durante la sua prigionia ad Auschwitz. Fabio Meroni, consigliere del Comune di Lissone e della Provincia di Monza e Brianza pubblica, poco dopo che la Senatrice Liliana Segre rilascia un’intervista su quanti accostano la vaccinazione anti Covid alle barbarie dell’Olocausto, questo post" ha scritto l'ex presidente della provincia di Monza e Brianza Roberto Invernizzi. "Il collegamento, evidente e non smentibile, qualifica chi lo ha scritto. E pone ciascuno di noi davanti alla scelta di ignorare o di indignarsi e non tollerare più. Per fortuna non mi capiterà mai più, come purtroppo è invece successo, di sedere in una assise con questo personaggio. Ma mi chiedo come potranno farlo coloro i quali, della sua parte politica o avversa, si dovranno confrontare con lui che non si dimostra degno di un confronto civile, umano e democratico. Il rischio che corro, e ne sono consapevole, è di regalargli notorietà. Un altro è quello che mi si accusi di non rispettare le opinioni altrui. Ma questa non è un opinione, questo è un modo indefinibile di essere e di agire che lascio volentieri a chi la pensa come Meroni. Io starò sempre dall’altra parte".

E ancora una presa di distanza rispetto alle dichiarazioni arriva anche dalla Lega con l'on. Fabrizio Cecchetti, vice capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati e coordinatore della Lega Lombarda per Salvini Premier che annuncia che verranno chiesti provvedimenti: "Ognuno ovviamente può esprimere liberamente il suo pensiero e le proprie critiche politiche, verso chiunque e su qualunque tema, ma il modo in cui il consigliere Fabio Meroni si è rivolto alla senatrice Liliana Segre è inaccettabile e non rappresenta il pensiero di nessuno. E per questo chiederò provvedimenti".

Sul caso è intervenuto anche l'attuale sindaco di Lissone, Concettina Monguzzi: "Io penso che chiamare una persona con un numero, tatuare questo numero su un corpo, ha l'obiettivo di cancellare la sua identità, di annullare la persona, la storia, la intelligenza e toglierle un futuro. Non è un numero qualunque. E' quello di una deportata, vittima della più grande tragedia mondiale, ora senatrice della Repubblica. Richiamare questo numero vuol dire cercare di annullare ancora la sen. Segre, testimone della storia, simbolo vivente di nefandezze. La storia non va strumentalizzata e non si può assolutamente equiparare la situazione di Aushwitz con il vaccino. Le istituzioni italiane sono antifasciste, chi non lo è non può stare nelle istituzioni". 

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