Dagli acquerelli ai tattoo, ecco Mari Fina: "Con l'inchiostro realizzo sogni sulla pelle"

Mari è la colonna portante e fondatrice del Subliminal Tattoo Family di Monza

Mari impegnata in un tatuaggio

Ha i capelli rossi, le braccia ricoperte da tatuaggi e una passione per gli acquerelli. Non quelli realizzati a pennello, ma quelli tatuati con la macchinetta. E come ogni artista ha imparato andando "a bottega". Meglio: ha aperto uno studio grazie all'aiuto della madre, poi ha chiamato gli artisti che potessero insegnarle l'arte del tatuaggio. Infine lo ha trasformato in qualcosa di diverso. In una famiglia del tatuaggio. È la storia di Mari Fina, colonna portante e fondatrice del Subliminal Tattoo Family di via Cortelonga a Monza.

Hai sempre voluto fare la tatuatrice?

"È capitato. O meglio, è stata una illuminazione. Diciamo che ho sempre avuto una certo debole per i tatuaggi: quando ero bambina ero affascinata da quelli che aveva mio zio, tattoo fatti 'dentro'. Fin da quando ero ragazzina pensavo che i tatuaggi erano qualcosa da duri, qualcosa che alle ragazze dava l'aria da 'Bad girl'. E il mio primo tatuaggio lo ho fatto nel 1989 durante una vacanza a Malta: un fiorellino. E mi ricordo che quando negli anni Novanta andavo a ballare all'Hollywood a Milano le persone tatuate erano veramente poche, probabilmente eravamo solo io e la mia amica. Il mio primo vero e proprio contatto con il tattoo e il suo mondo è avvenuto quando mi sono trasferita in Olanda; lì vivevo proprio di fianco a uno studio di tatuaggi. Durante quegli anni ho imparato a conoscere quest'arte. Quando sono tornata a vivere in Italia nel 1997 ho continuato a interessarmi a questo universo. Quello che mi ha fatto perdere la testa sono state le riviste di settore e le interviste ai tatuatori. L'illuminazione è arrivata nel 2002: una mattina mi sono alzata e ho detto a mia madre che volevo aprire uno studio. E così è stato".


Una scelta improvvisa, qual è stato il tuo primo tatuaggio?

"Non ho iniziato subito a tatuare perché non ne ero in grado. Visto che non c'erano delle vere e proprie scuole di tatuaggi ho deciso di imparare direttamente 'in bottega'. Mi sono detta: 'Mi apro il mio negozio, ingaggio i tatuatori e così imparo da loro'. E così è stato. Non ho trovato subito chi mi insegnasse veramente. Il mio primo vero Maestro lo ho incontrato nel 2007: Luca. Lui era un tatuatore di uno studio di Mestre e lo ho convinto a venire nel mio studio dopo un lungo corteggiamento professionale. Insieme abbiamo aperto la prima scuola di tatuaggi dove io ero sia allieva che titolare. Quello è stato il mio anno zero, l'anno in cui sono veramente diventata una tatuatrice. Il mio primo vero tatuaggio l'ho fatto a mia madre, una "M" gotica, poi ho fatto un fiore di loto".

Da allieva a maestra, com'è passare dall'altra parte della barricata?

"È stata una vicenda interessante. Io non ho mai trovato un corso per imparare a tatuare, tant'è che mi sono dovuta costruire una scuola nel mio studio. Vero, sono sempre esistiti corsi di due-tre giorni, ma il fine era ed è uno solo: vendere una macchinetta. Il nostro primo corso era di sei mesi con molta, molta pratica. Mi è servito essere prima una allieva: so quali sono le difficoltà per le donne e gli uomini che iniziano a tatuare. Le donne, per esempio, hanno più difficoltà a livello fisico: si stancano a mantenere una determinata posizione; mentre gli uomini spesso devono allenarsi a livello di concentrazione. Le ragazze sono propense a far bene a livello artistico mentre gli uomini all'inizio sono più grezzi. Bisogna stimolarsi e allenarsi per essere dei bravi tatuatori. Ora la nostra scuola dura due mesi. E quasi tutti i collaboratori del Subliminal Tatto Family sono stati allievi della nostra scuola".

"Negli ultimi cinque anni, poi, grazie a Matteo Regina, attuale general manager, lo studio è stato trasformato radicalmente: ci siamo ingranditi passando da uno store di 150 metri a uno di oltre 450. Offriamo svariati servizi: i tatuaggi, la scuola, ma anche trucco permanente e piercing. Io e Matteo abbiamo trasformato lo studio in una vera Tatto family".

mari-fina

Qual è il tuo stile di tatto preferito?

"Mi piacciono e realizzo i tatuaggi watercolor, lo stile acquerellato. È una tecnica nuova e che sta prendendo molto piede. Ogni volta che un cliente mi chiede un tatuaggio preparo dei bozzetti con l'acquerello e poi copio l'effetto sulla pelle". 

Ti è mai capitato di coprire un tatuaggio?

"Mi è capitato diverse volte, poi il mio stile è molto astratto: disegno con schizzi di colore ed è una tecnica che si presta bene alla copertura e alla rivisitazione dei tatuaggi. Molte volte mi è capitato di rimediare a tatuaggi brutti o fatti male. Generalmente è anche una operazione che mi piace molto". 

I clienti ti danno mai 'carta bianca'?

"Generalmente vengono con un'idea ben precisa: sanno quello che faccio e quello che vogliono. Prima preparo gli schizzi poi li sottopongo al cliente. Per esempio domani devo tatuare una ragazza che vuole un tatto con i rombi Harley Quinn. Ho preparato dei bozzetti ma non sarà una figura con Harley Quinn. Realizzerò, invece, un disegno che ricorda quei tratti. Si tratta di un'opera d'arte addosso a una persona ed è come se quella cosa diventasse parte del suo look. Non deve sembrare solo un tatuaggio, ma una estensione della sua personalità".

Chi sono i tuoi artisti preferiti?

"Mi piacciono diversi artisti stranieri. Degli italiani stimo sia Maurizio Fiorini che Fercioni perché hanno portato il tatuaggio alla ribalta in Italia non facendolo sembrare solo una cosa da galeotti e marinai, ma qualcosa di accessibile a tutti".

Pensi che ci siano ancora tanti pregiudizi sui tatuaggi?

"Molto meno rispetto al passato. Le nuove generazioni sembrano far parte di una vera tribù. Tatuandoti entri a far parte di una mega tribù. Adesso i ragazzi se ne fregano e si tatuano di tutto. Anzi, è quasi strano non vedere un giovane tatuato".

Ci sono zone che non tatui?

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"Non c'è una zona che non tatuo, ma personalmente non amo tatuare il costato per una questione di comodità. Non mi sono mai rifiutata di fare un tatuaggio. Non mi sento di giudicare una tendenza politica o religiosa e lo trovo scorretto. Io sono la mano che esegue i desideri del cliente. Il tatuatore deve essere questo. Non siamo i padroni della pelle degli altri e non sopporto chi considera la pelle degli altri una tela. Noi tatuatori dobbiamo realizzare i sogni dei clienti, non dobbiamo sfogare la nostra arte. Sotto l'ago c'è una persona con i suoi sogni. Ecco io li realizzo con l'inchiostro". 

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