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Vasche di contenimento della diossina: "Nessun pericolo per l'ambiente e la salute dei cittadini"

Lo dichiara l'assessore regionale all'Ambiente Raffaele Cattaneo che ricostruisce tutta la vicenda

Disastro della diossina a Seveso (Foto dal sito del Bosco delle Querece)

“Vasche di contenimento della diossina a Seveso: non c’è nessun pericolo per l’ambiente e per i cittadini ed è grave il procurato allarme da parte del sindaco”. A dichiaralo l’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo a poche ore dall’audizione in Commissione Ambiente richiesta dal consigliere brianzolo del Pd Gigi Ponti.

"Ritengo di particolare gravità quello che sta accadendo a Seveso - afferma l'assessore Cattaneo - Sul tema della gestione delle vasche di diossina ci sono responsabilità chiare, identificabili e lacunose da parte del Comune di Seveso, che ha avuto la responsabilità della gestione delle vasche dal 2003 al 2020”.

La vicenda riguarda appunto le vasche di contenimento dei materiali contaminati dal disastro dell’Icmesa del 10 luglio 1976 situate interno al Bosco delle Querce tra i comuni di Seveso e Meda.

Gli accordi per la gestione delle vasche

L’assessore Cattaneo ricorda gli accordi tra Comune e Regione e i finanziamenti da parte del Pirellone proprio in merito alla gestione delle vasche di contenimento.

“Dal 2003 al 2020  il Comune avrebbe dovuto, in forza delle convenzioni e dei relativi finanziamenti erogati da Regione Lombardia, occuparsi della gestione operativa delle vasche A e B - precisa - in particolare ai fine del controllo e dello smaltimento del percolato e della manutenzione delle strutture tecniche correlate nonché l'attivazione di campagne di monitoraggio della falda e di verifica dei manufatti. Purtroppo constatiamo una grave responsabilità del Comune nel non aver rispettato puntualmente gli obblighi che si era assunto a di cui aveva avuto la responsabilità fino alla fine del 2020".

Una vicenda salita alla ribalta delle cronache poche settimane fa, proprio alla vigilia del 45esimo anniversario del disastro ambientale che portò la Brianza al centro delle cronache nazionali. Il 1 luglio il sindaco leghista Luca Allievi si è dimesso parlando, tra le cause che hanno portato alla sua scelta, quella  di “omissione di controlli e zone d’ombra nel monitoraggio sulle vasche di contenimento della diossina”. 

"La Regione non ha responsabilità"

"La Regione non accetta - prosegue Cattaneo - questo gioco allo scaricabarile, in cui il sindaco sta cavalcando le proprie inadempienze e generando un allarme non giustificato. Un fatto grave dal punto di vista etico prima che politico. L'audizione di oggi mi ha consentito di ricostruire l'evidenza dei fatti, far conoscere gli atti amministrativi e le valutazioni tecniche e da tutto questo non emerge alcun pericolo significativo per l'ambiente e per la salute dei cittadini".

 Durante l'audizione è stata  ricostruita la storia della gestione delle due discariche realizzate da Regione Lombardia nei comuni di Meda e Seveso tra il 1982 e il 1984 per la messa a dimora dei rifiuti decadenti dalle attività di bonifica realizzate a seguito del disastro ambinetale. Si tratta, in particolare, delle vasche di discarica denominate 'A'-'B' collocate all'interno del perimetro del Parco Regionale 'Bosco delle Querce".

Le discariche, una volta completata la messa a dimora dei rifiuti, furono inizialmente gestite dall'Agenzia Regionale delle Foreste e successivamente, dal 2003 e poi dal 2008, in base a convenzioni biennali sottoscritte con Regione, la gestione passò al Comune di Seveso, che l'ha mantenuta fino a fine 2020 effettuando il monitoraggio delle discariche e le analisi del percolato.

"Il Comune di Seveso non ha rispettato gli accordi"

"In questa vicenda - aggiunge l'assessore all'Ambiente - il Comune di Seveso che ha gestito per così tanti anni il Bosco delle Querce, le vasche e il percolato, ha improvvisamente chiesto alla Regione assumersi la gestione delle vasche e questo a causa della propria incapacità di rispettare gli impegni assunti e mettere in atto gli interventi necessari. A conferma di ciò basterebbe leggere gli atti amministravi, le analisi e i verbali del Comitato Tecnico scientifico presenti e pubblicati proprio sul sito del proprio Comune per capire quanta infondatezza ci sia nelle sue accuse".

Ma quello che preme ai cittadini è l'eventuale pericolo per la propria salute. Ma su questo punto l'assessore Cattaneo rassicura.  

"Le attività di monitoraggio hanno evidenziato che non sono mai stati riscontrai problemi di natura ambientale - spiega - le vasche non hanno mai avuto perdite e hanno sempre raccolto il percolato al proprio interno attraverso in propri impianti di captazione. Percolato che poi è stato smaltito presso impianti autorizzati. Tutte le verifiche condotte sulla composizione del percolato hanno confermato che gli inquinanti e in particolate quelli connessi alla diossina sono sempre stati ben al di sotto delle soglie di contaminazione previste dalla legge. Anche le campagne fatte nel 2013 e 2016 da Arpa con prelievi acque d falda hanno confermato l'assenza di qualsiasi contaminazione. Nel periodo di gestione pluriennale in cui il comune ha asportato e analizzato il percolato (fino al 2018), i dati rilevati non hanno, dunque, evidenziato la presenza di concentrazioni rilevanti di contaminanti né sono mai state evidenziate criticità particolari. Né sono state rilevate, quindi, evidenze di rischio per la popolazione derivanti da tali impianti. Questi dati sono a disposizione, sono pubblici e non è tollerabile un atteggiamento lesivo del Comune di Seveso nei confronti di Regione Lombardia".

I problemi sono sorti però nell'ultimo biennio quando il Comune di Seveso ha evidenziato la difficoltà a proseguire nell'attività di controllo.  

"Tra il 2019 e il 2020 Regione ha chiesto al Comune di monitorare lo stato della discarica e la sua tenuta andando a verificare il battente del percolato - continua - Durante una riunione del Comitato tecnico scientifico tenutasi a giugno 2020 il Comune di Seveso ha manifestato la difficoltà ad esercitare le attività di controllo e di monitoraggio. Nella stessa riunione Regione Lombardia ha richiesto con urgenza i dati sulla quantità di percolato. E questa richiesta viene ribadita più volte nelle successive riunioni senza mai ottenere un riscontro da parte del Comune. A dicembre 2020 Regione chiede la rendicontazione della attività di gestione e il Comune di fronte alle proprie difficoltà esprime la volontà che la gestione delle vasche torni in capo alla Regione".

Gli ultimi sviluppi

All'inizio del 2021 la svolta: la Regione riassume la gestione delle vasche. "Ci siamo subito attivati per verificare se, dopo il lasso di tempo intercorso di circa 40 anni, le discariche necessitino di opere di manutenzione straordinaria o se il loro stato garantisca ancora i criteri di sicurezza che erano stati previsti nel momento in cui erano state realizzate - precisa Cattaneo - Ha affidato quindi a Ersaf le verifiche e gli studi necessari. Verifiche che hanno evidenziato come il percolato non si sia disperso nell'ambiente. Lo scorso 30 giugno si è svolta una riunione tra Regione Lombardia ed Ersaf per fare il punto della situazione e condividere le risultanze delle verifiche e dei sopralluoghi effettuati. In tale riunione è emerso che: non c'è una situazione di allarme e di pericolo e ci sono solo dei punti che hanno bisogno di una ulteriore verifica e di un intervento migliorativo. Comunque, viene confermato che le caratteristiche del percolato prodotto non evidenziano presenza significativa di contaminanti".

"Alla luce di questa ricostruzione è sorprendente come da febbraio a giugno si siano susseguite lettere insistenti da parte del Comune di Seveso calla Regione per chiede conto delle indagini ambientali e della situazione delle vasche. Proprio quelle indagini che il comune avrebbe avuto la responsabilità di fare fino alla fine del 2020 e che non ha fatto".

"Regione Lombardia ha risposto puntualmente facendo presente il lavoro che si stava svolgendo e l'esito delle verifiche, che non davano riscontro di pericolo. Reste incomprensibile e paradossale l'atteggiamento da parte del comune e del sindaco Allievi - conclude Cattaneo - che a fronte delle evidenti mancanze del comune di Seveso, in particolare nel corso del mandato del sindaco Allievi, sta cercando di scaricare responsabilità sulla regione che solo da pochi mesi ha preso la gestione delle vasche". 

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