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Niente scontrino e quei dubbi sul test del figlio, come è iniziata l'indagine sui tamponi falsi

A far partire le indagini dei carabinieri della compagnia di Seregno che hanno portato alla chiusura di una farmacia a Renate è stata la segnalazione relativa a un esito ritenuto contraffatto di un test molecolare

Un test antigenico negativo che accertava la guarigione dal covid-19 contratto dopo un viaggio all'estero, già c'era. Ma i genitori volevano essere certi che l'infezione fosse scomparsa così hanno fatto in modo che il loro ragazzo appena sceso dall'aereo raggiungesse una farmacia e si sottoponesse a un tampone molecolare. Tuttavia anziché escludere ogni sospetto relativo a una potenziale infezione ancora in corso con quel test si sono moltiplicati solo i dubbi. Questa volta relativi all'autenticità dell'esito del tampone.

E da quel dubbio e dalla scrupolosa attenzione di una mamma che, casualità della sorte, per lavoro è avvezza a maneggiare dati sanitari e scientifici, è iniziata una lunga indagine dei carabinieri della compagnia di Seregno che - con un'attività ancora in corso - ha portato alla scoperta di una quindicina di esiti di tamponi contraffatti e alla chiusura di una farmacia in esecuzione di una misura di sequestro preventivo disposta dall'autorità giudiziaria.

L'occhio attento di una mamma e quei dubbi sul tampone

Ad indagare da sola, inizialmente, è stata proprio la donna. E di fronte alle sue perplessità ha posto domande a cui, però, non è stata data risposta. "Anzitutto, ancor prima di avere tra le mani l’esito, mi ha colpito la frase di mio figlio che, appena uscito dalla farmacia, mi riferiva come non gli fosse stata rilasciata alcuna ricevuta dopo il pagamento". Era estate, fine luglio, e il ragazzo per la seconda volta si sottoponeva ad un tampone molecolare in quella farmacia, per rilevare la presenza del virus, dopo un primo test “regolare” effettuato nel mese di giugno, prima di partire per il viaggio all’estero.

"Di ritorno dal viaggio, durante il quale si era dovuto sottoporre a una quarantena abbiamo voluto effettuare un tampone molecolare per avere la certezza dell'effettiva negatività di nostro figlio" ha spiegato la madre. "Ci è sembrato giusto adottare una condotta attenta, prima che lui riprendesse la sua vita sociale e familiare, incontrando i nonni, la fidanzata e gli amici".

A distanza di 48 ore dal test però non era ancora pervenuto alcun esito e così la signora allarmata prende contatto con la farmacia. La tranquillizzano e le spiegano che il dottore avrebbe provveduto al più presto a comunicare il referto e di stare tranquilla. Intanto il ragazzo - minorenne - resta a casa, isolato, per precauzione. Secondo quanto raccontato e poi messo agli atti dell'indagine, la farmacia richiama la donna riferendo che l'esito del test molecolare del figlio era negativo e presto sarebbe arrivato via mail il referto. 

Ed effettivamente quel documento tanto atteso è arrivato. "Domenica mattina mi è stato recapitato per posta elettronica un pdf stranissimo: era evidente che non fosse autentico". E la donna non si è fermata a leggere l'esito: negativo. Ma è andata oltre. "Il referto riportava la firma del farmacista oltre al nome del laboratorio che aveva esguito il test e questo dettaglio mi ha subito colpito". E così la signora ha voluto approfondire: ha chiamato il laboratorio menzionato e ha scoperto che lì non era mai pervenuto alcun campione biologico del figlio e non era stato analizzato nessun tampone. 

Il test mai arrivato in laboratorio

"Ero molto preoccupata perchè dopo ben quattro giorni dal volo di rientro non sapevo se mio figlio fosse positivo al covid o meno" racconta la donna. A quell'esito poi ne era seguito un altro, sempre attestante la negatività, ma completamente diverso nell'indicazione del laboratorio di riferimento. E così nella speranza che potesse trattarsi di un errore la signora ha verificato e ha contattato anche quest'altro centro di analisi. Ma quello che ha scoperto era ben diverso: il test sarebbe stato inesistente, mai pervenuto e mai processato. La famiglia ha subito fatto effettuare un ulteriore test molecolare presso un altro centro che ha finalmente permesso al giovane di tornare alla sua vita sociale senza timori ma in seguito all'accaduto sono iniziate le indagini dei carabinieri della stazione di Besana Brianza. 

"Sono rimasta allibita, amareggiata, perchè falsificare un referto covid nel mezzo di una pandemia poteva avere pesanti conseguenze. Io non ho potuto esimermi dall'andare fino in fondo alla questione perchè volevo bloccare una pratica criminale e rischiosa per la salute pubblica. E ho pensato anche a chi magari, diversamente da me, non disponeva delle competenze tecniche necessarie ad individuare la contraffazione. Oppure a chi, rispettoso e in buona fede, mai si sarebbe permesso di dubitare della correttezza dell’operato del farmacista, nutrendo una sorta di sconfinata fiducia nei confronti di una professione che -per definizione e convenzione- è al servizio della salute dei cittadini".

Le indagini sono attualmente in corso e le contraffazioni relative agli esiti di test anti-covid riguarderebbero una quindicina di tamponi. Tra le analisi ritenute non autentiche finite agli atti dell'indagine che ha portato alla denuncia dei due farmacisti c'è anche un prelievo ematico finalizzato alla ricerca dell’antigene prostatico per la diagnosi dello stato di un paziente che era stato affetto da tumore. La stessa farmacia a fine dicembre era già stata chiusa per il mancato assolvimento degli obblighi vaccinali previsti dalla categoria in quanto i due erano risultati non in regola con il completamento del ciclo vaccinale e la titolare era già stata sospesa dall'ordine dei farmacisti. La farmacia ora era in procinto di riaprire ma le serrande, almeno per il momento, resteranno ancora abbassate.

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