Mercoledì, 14 Agosto 2024
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I bimbi coi palloncini tra le macerie e la devastazione, da Monza in missione in Turchia

Per la missione del gruppo Usar (Urban Search And Rescue) da Monza è partito anche Mario Scimone, vigile del fuoco coordinatore. Il racconto del bagaglio - umano e professionale - con cui è tornato da quel viaggio. La distruzione del sisma, le richieste di soccorso, il dolore sui volti e anche la speranza

Finestre senza più vetri ma dove appese ci sono ancora le tende dietro cui famiglie si abbracciavano a fine giornata, mangiavano insieme, vivevano. E un palazzo in bilico, sulle macerie, sventrato dal terremoto e dalla devastante potenza delle scosse dove ora non ci abiterà più nessuno. E' questa una delle tante immagini che sono ancora impresse nella mente di chi quella devastazione l'ha vista da vicino e tra quelle macerie ha camminato per aiutare a rimettere insieme quello che restava. Pezzi di vite, dolore ma - a tratti - anche speranza. E a tendere una mano alla Turchia è stata anche Monza. Dal comando provinciale dei vigili del fuoco del capoluogo brianzolo infatti è partito in missione anche Mario Scimone, vigile del fuoco coordinatore del gruppo Usar (Urban Search And Rescue) a cui appartengono squadre del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che affrontano operazioni di soccorso in scenari con eventi calamitosi e critici con persone disperse a seguito di crolli ed esplosioni e missioni internazionali. 

vigili del fuoco missione-2

"Un nostro vigile del fuoco è andato in missione in Turchia dove si è verificato un sisma di potenza di gran lunga superiore a quelli a cui noi siamo abituati in Italia e i danni sono stati notevoli, hanno interessato una superficie estesa e portato a un tragico bilancio di circa 50mila morti in questo evento disastroso" ha spiegato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Monza e Brianza, Vito Cristino. "I nostri vigili devono seguire una serie di corsi di addestramento e dietro ogni intervento specifico c'è una preparazione con esercitazioni annuali".

Un viaggio di quasi 24 ore. La partenza lo scorso 11 febbraio, a sei giorni dal terremoto in Turchia. La missione del team Usar italiano ha coinvolto complessivamente 108 uomini dei vigili del fuoco e dopo l'invio di un primo contingente nella provincia di Hatay, tra le più devastate dal sisma, è stato inviato un secondo team composto da quarantotto soccorritori USAR (Urban Search And Rescue) di Lazio, Toscana, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Veneto. E tra questi appunto anche Mario Scimone, il vigile del fuoco monzese. Da Pisa, a bordo di due aerei ATR 42 della Guardia di finanza, i soccorritori sono giunti ad Adana. Dalla Lombardia sono partiti in 11, dai comandi di Monza, Bergamo, Pavia e Milano insieme al personale di soccorso di Areu.

"Appena atterrati siamo saliti a bordo di alcuni autobus che ci hanno portato ad Antiochia per raggiungere il nostro campo base allestito vicino allo stadio" racconta Scimone ripercorrendo la missione. Un viaggio lungo dove ogni tratto percorso era un passo verso la devastazione. "Mi ha colpito la vastità di quelle aree distrutte dal sisma che si estendono per circa 150 chilometri, colpendo diverse aree del Paese. Man mano che ci avvicinavamo alla provincia di Hatay - che è stata tra le più colpite dal sisma - vedevamo i segni della distruzione: case completamente crollate, macerie, edifici devastati e strade non percorribili". E tra la distruzione anche la vita. "Una delle immagini che ho nella mente è quella di alcuni bambini, tra la devastazione, vicino al campo base, intenti a giocare. Avevano dei palloncini" ricorda Mario.

terremoto turchia-3

E in Turchia la missione Usar aveva il compito di coordinare e gestire i team che arrivavano da tutta Europa e dal mondo, con contingenti giunti ad Antiochia anche dall'Australia e dalla Cina. E di gestire le richieste di soccorso fornendo il materiale necessario tra radio e gps per essere sempre in contatto con la sala operativa. 

"Sono stati 13 giorni lavoro per il team italiano e la squadra è riuscita a salvare due persone estratte vive dalle macerie mentre sono state recuperate anche 25 vittime senza vita di cui 8 di bambini" spiega il vigile del fuoco monzese. I morti sono stati quasi 50mila e restano tantissimi gli sfollati. E per aiutare, davvero, non ci si poteva fermare. "Il team deve essere in grado di operare per una decina di giorni in completa autonomia sia in termini di attrezzatura che di servizi e logistica per non gravare sul Paese già colpito dalla calamità" spiega Scimone. E così i membri turnavano 24 ore su 24, senza fermarsi mai. "L'obiettivo era salvare più vite possibile" ricorda Scimone.

 "Ci segnalavano la presenza sospetta di persone disperse e le squadre effettuavano un sopralluogo per verificare" racconta. Purtroppo spesso dietro quel che restava di muri negli edifici non c'era nessuno che bussava o batteva per farsi sentire. Attorno restava solo il rumore delle ruspe e dei macchinari intenti a scavare, a spostare le macerie della devastazione che sul cuore di chi è rimasto pesano come macigni. "Fuori dai siti dove erano in corso le operazioni di soccorso spesso c'erano anche i parenti dei dispersi in attesa di ricevere una qualche notizia su un proprio caro. Restavano lì tutto il tempo che lavoravano".

"Facciamo sempre il massimo per salvare qualcuno ma spesso non è facile" spiega Scimone, 40 anni tra qualche giorno e vigile del fuoco dal 2009. Come membro Usar aveva già operato nel 2018 nell'emergenza connessa al crollo del ponte Morandi, a Genova, a Bologna e a Como, dopo l'esplosione all'interno di un'abitazione. "E' stata la mia prima missione internazionale e professionalmente e umanamente ha lasciato il segno. Vedi da vicino cosa provano quelle persone che hanno perso tutto e di fronte a quella devastazione si percepisce un senso di impotenza e insieme di tristezza". Emozioni forti, potenti che sono diventate anche stimolo per aiutare. Per esserci al fianco di chi ha bisogno. "E' gratificante anche solo il partire per andare in un posto a dare una mano. Noi vigili del fuoco ci addestriamo per questo". E questa missione speciale che oltre a essere una professione è anche un ideale di vita Mario lo ha spiegato anche alle sue bambine che lo hanno visto partire per andare in un posto che faceva paura. Ma dove c'era bisogno.

"Loro sanno che il mio lavoro è anche la mia passione. Era la prima missione internazionale in cui ero impegnato ed erano sicuramente un po' preoccupate e anche la mia famiglia era in apprensione. Ma ci sentivamo e le tranquillizzavo. Immagino non sia facile pensarmi lontano, in un Paese devastato e dove poteva succedere di tutto. Ma sono fiere di quello che faccio" ha concluso. E il coinvolgimento di un membro monzese in una missione internazionale è stata motivo di orgoglio anche per il comando provinciale dei vigili del fuoco, come ha sottolineato Cristino. Ma anche per tutta la città di Monza. 

Il comandante Vito Cristino insieme a Mario Scimone-2

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