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Domenica, 23 Gennaio 2022
Salute

Quali tessuti indossare per un armadio "plastic free"

Dove si nasconde la plastica nell'abbigliamento e quali sono i materiali da privilegiare?

Quando pensiamo alla plastica pensiamo, in genere, a posate, bicchieri & co. Non tutti sanno che, invece, è soprattutto nell'abbigliamento che si nasconde. Secondo uno studio pubblicato dalla BBC, un capo su 2 è composto da plastica: il 49% dei 10000 prodotti presi in esame, infatti, risulta interamente realizzato in poliestere, acrilico, nylon ed elastan. Fibre sintetiche economiche, versatili e durevoli, ma che richiedono enormi quantità di energia per essere prodotte e contribuiscono in maniera significativa al rilascio di microplastiche nell’acqua, nell’aria e, di conseguenza, anche nell’organismo umano. Senza contare che, la tendenza del fast fashion, porta ad acquistare moltissimi capi l'anno da gettaere poi dopo una stagione. Con tutte le conseguenze che questo ha sull'ambiente.

Che fare, allora? 

Le alternative sostenibili

Secondo il Financial Times, la soluzione non sta nei capi in plastica riciclata. Anche perché, se questa viene usata per l'abbigliamento, non può essere ulteriormente riciclata e termina dunque il suo ciclo di vita. Anche i materiali in finta pelle non sarabbero ecologici, in quanto realizzati con polimeri termoplastici o PVC (che richiedono grandi quantità di energia, acqua e prodotti chimici). 

Quali sono le alternative sostenibili, dunque? Innanzitutto, bisognerebbe riconsiderare la pelle. Lo spiega Annalisa De Piano, co-fondatrice di Be Green Tannery, conceria campana fortemente orientata alla sostenibilità. “Spesso alla pelle vengono attribuite molteplici responsabilità: dall’etica derivante dall’utilizzo di animali, al consumo di risorse per poter sostenere gli allevamenti fino all’inquinamento delle industrie conciarie. Di conseguenza, la pelle viene etichettata come non sostenibile, mentre non è affatto così. Innanzitutto, il settore conciario è il primo anello di un'economia circolare: quello che facciamo, infatti, è nobilitare un prodotto di scarto dell'industria alimentare. Con o senza l’industria conciaria, infatti, la macellazione di certo non calerà. Recuperando e lavorando la pelle di scarto, evitiamo che si trasformi in un rifiuto inquinante, pericoloso per l'ambiente e per la nostra salute, donandogli una seconda vita. E nel nostro caso addirittura una terza dal momento che, non contenendo metalli pesanti, le ceneri derivanti dai prodotti a marchio Be Green Tannery generano un compost inerme dalle molteplici applicabilità”.

Ci sono invece aziende che hanno scelto soluzioni futuristiche. In Svezia, partendo dall’osservazione delle foglie di loto, è stato creato un tessuto naturale e idrorepellente, che permette di evitare l’utilizzo di prodotti chimici per creare impermeabili. L'India sta investendo invece sulla juta, un materiale per anni considerato povero che presenta però diversi vantaggi: un ettaro di colture di juta assorbe 15 tonnellate di anidride carbonica e rilascia 11 tonnellate di ossigeno in una sola stagione, aiutando a pulire l’aria. Inoltre, a differenza del cotone, richiede una quantità d’acqua inferiore.

Ecco dunque che, in un futuro prossimo, bisognerà allontanarsi sempre di più dalla plastica. Ne va della salute dei nostri Oceani, innanzitutto. Secondo la rivista Nature, infatti, nell’oceano Artico si concentrano 40 particelle di microplastiche per metro cubo: di queste, la stragrande maggioranza provengono dal poliestere. Secondo uno studio svolto da alcuni ricercatori dell’Università della California e pubblicato nel 2020, sono ben 167 mila le tonnellate di fibre plastiche che vengono riversate nei mari come conseguenza dei lavaggi di abiti a mano o in lavatrice. Per limitare questo fenomeno, la rivista National Geographic consiglia di non superare la temperatura di 30° e di privilegiare il detersivo liquido, poiché quello in polvere ha un effetto abrasivo sulle fibre.

Quali tessuti indossare per dire addio alla plastica

Per un armadio plastic-free è dunque possibile indossare capi in:

  • Juta: materiale povero, ma sempre più in voga
  • Pelle: realizzata a partire da prodotti di scarto, si inserisce all’interno di un’economia di riciclo (attenzione però a scegliere pelle metal free)
  • Lyocell, fibra tessile estratta dalla cellulosa della pianta di eucalipto
  • materiali tinti con coloranti naturali
  • cupro: come riporta El País, è uno dei materiali di tendenza per la prossima stagione (viene realizzato con materie prime riciclate come il cotone)
  • lino, biodegradabile e composto per il 70% da cellulosa
  • canna da zucchero

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