Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Jessica Signorile

Opinioni

Jessica Signorile

Giornalista Monza MonzaToday

Quando l'arte illumina di novità e fa paura più del buio

Il Duomo di Monza, un'opera, un simbolo, che si fa "tela" per creare altra arte. E quella paura di cambiamento e di novità

I lastroni di marmo eterni che prendono vita, a fasci, illuminati dalla luce che dà forma, nel buio della notte, a quelle geometrie che tutti conosciamo a memoria. E che eppure sembrano diverse. Nuove. E forse per questo spaventano.

Un'opera, un simbolo, che si fa "tela" per creare altra arte. Immateriale, leggera, apparentemente senza storia nè tempo. Dietro a cui però ci sono giovani artisti che per ritagliare una performace di venti minuti e "cucirla" su misura sulla facciata della Basilica di San Giovanni hanno studiato ogni dettaglio, facendogli prendere vita sulle note di tracce musicali con proiezioni di luce. Nessuna improvvisazione ma performce che danno forma a un'idea che ancor prima è stata una ispirazione.

In mezzo però, immancabile, la polemica.

Il Kernelx Festival che per una settimana trasformerà uno dei simboli della città, recentemente restaurato e restituito nel suo antico splendore, in un palcoscenico per le proiezioni degli spettacoli di video 3D mapping in poche ore ha diviso la città in sostenitori e detrattori. Pro e contro. E una iniziativa nuova, diversa, luminosa in un attimo è stata definita come una operazione di mistificazione e mercificazione dell'arte. Qualcuno ha parlato di "bello diventato puro spettacolo". Come se le nuove forme di creatività non possano aspirare nemmeno ad essere definite arte. Se il bello - utilizzando l'antico καλὸς καὶ ἀγαθός ideale di perfezione greco - è anche buono, il nuovo invece spaventa. 

Ma tra tante parole la risposta migliore, ancora una volta, l'ha data la città. Non solo chi la abita ma chi Monza vuole viverla. E a guardare che novità c'era in piazza c'è andato: smartphone alla mano, occhi al cielo per vedere il Duomo come non lo avevamo mai visto. Per vederlo brillare: di luce e di arte. E tornare domani ad ammirarlo bel suo antico e unico splendore, così come è sempre stato. E come sarà.

E tutto intorno, quasi ammutolita nel buio, la città di Teodolinda, della Corona Ferrea, degli Asburgo. Dove ogni angolo racconta del passato mentre in ogni passo, chi attraversa i suoi vicoli e le sue strade, cerca il futuro. Ma il nuovo attrae e insieme spaventa. Si vuole cambiare, crescere, diventare competitivi, attirare turisti, ospitare novità. Ma quando qualcosa si muove - o si illumina - fa paura.

E anche per far vivere un simbolo o un'opera, per sottrarlo all'ombra dell'oblio del tempo che passa, bisogna illuminarlo. Di parole, luce, di arte. Di vita. 

Quando l'arte illumina di novità e fa paura più del buio

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