“Campagna diffamatoria contro la Coop”: i pm accusano Caprotti

Il patron dell’Esselunga ha ricevuto un avviso di fine indagini dalla procura di Milano. E’ considerato, dai pm, “il finanziatore di una campagna diffamatoria contro Coop Lombardia tramite ricettazione”. La storia

Le accuse contro il patron Esselunga

Avrebbe fatto in modo di ottenere, illecitamente, alcune conversazioni private tra un direttore Coop e vari interlocutori. Poi, sempre nel ruolo di “finanziatore”, avrebbe fatto arrivare quelle stesse conversazioni nella redazione di Libero, così da avviare una campagna diffamatoria contro il più grande rivale commerciale. 

La Procura di Milano - secondo quanto riporta ‘Il Corriere’ - ha notificato al patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, un avviso di fine indagini nel quale lo ravvisa “finanziatore d'una campagna diffamatoria contro Coop Lombardia tramite una ricettazione, cioè tramite l'acquisto di un cd-rom di telefonate illecitamente registrate sulla linea del direttore della coop di Vigevano al fine di consentire al direttore e cronista di Libero, Maurizio Belpietro e Gianluigi Nuzzi di sfruttarle per realizzare servizi contro Coop Lombardia, concorrente commerciale di Esselunga".

Secondo quanto si apprende, l'avviso è stato notificato "nel giorno in cui il Tribunale ha condannato a tre anni per calunnia ai danni di un manager di Coop Lombardia due investigatori privati, ex fornitori di Coop tramite la loro società di sicurezza.

I due condannati, sempre secondo le indiscrezioni, avrebbero approfittato del loro ruolo per intercettare illecitamente conversazioni poi finite ai giornalisti, sembra, su pressione di Caprotti. 

Nel 2008, anno di inizio della ‘spy story’, l'ex capo della security Coop si affida alla società d'investigazione e sicurezza Sis, per fare partire un progetto pilota di intercettazioni abusive sui propri dipendenti. Lo scopo è accertare che all'interno dell’azienda non ci siano "infedeli”.

Quando le telefonate captate vengono portate ai vertici di Coop Lombardia, però, la Sis non viene pagata e il responsabile della sicurezza allontanato. Passano pochi mesi e il contenuto delle telefonate finisce sulle colonne di ‘Libero’.

Secondo quanto riscontrato dalle indagini della Procura, sarebbero stati i due titolari della Sis a rivolgersi a Libero per fare scoprire quello che avevano fatto. Nel luglio precedente, però, Sis era stata fatta fuori da Coop, e il direttore di Libero, Belpietro, - si legge negli atti - “chiedeva a Caprotti di far lavorare in Esselunga la società, rappresentando come i due responsabili della sicurezza avevano raccolto materiale relativo ad intercettazioni illecite condotte in quella realtà aziendale". 

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L'agosto successivo, Esselunga stipula "due contratti di appalto per servizi di vigilanza con Sis". E le intercettazioni finiscono sulle colonne del quotidiano. 

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