Cronaca

Il documentario del monzese Zecca trionfa al Nepal International Film Festival

Il documentario realizzato insieme alla moglie e ai figli nell'estate 2019, esattamente mezzo secolo dopo il suo primo lavoro in quelle terre dove gli uomini vivevano allo stato primitivo

Foto dalla pagina Facebook di Adriano Zecca

Nel luglio 2019 si era recato con la sua famiglia a Siberut, isola sperduta dell’Indonesia occidentale dove, esattamente cinquant’anni prima, aveva realizzato il suo primo documentario. Dando avvio a una brillante carriera di documentarista che lo ha visto ricevere numerosi premi e riconoscimenti.

Quel video, oggi, ha vinto il primo premio, come miglior documentario, al Nepal International Film Festival. Un premio al quale il monzese Adriano Zecca, 76 anni, tiene tantissimo. “La concorrenza era parecchia – racconta Adriano Zecca a MonzaToday -. Oltre una decina i documentari, tutti di altissima qualità, provenienti da tutto il mondo”. Ma quello della famiglia monzese ha toccato il cuore della giuria.

Un viaggio dopo mezzo secolo con moglie e figli

Un lavoro particolare dove ha preso parte tutta la famiglia. Poter ripercorrere e rivedere quei sentieri e quelle acque esattamente mezzo secolo dopo, questa volta accompagnato dalla moglie Magda, e dai figli Raùl ed Eloy, aveva tutto un altro sapore. “Io mi sono occupato della regia, ma il lavoro maggiore lo hanno fatto i miei ragazzi – continua, ricordando quelle settimane, in alcuni momenti anche avventurose -. Tornare in quelle zone per me aveva un grande valore personale. Nell’estate del 1969 ero agli inizi della mia esperienza lavorativa: avevo 24 anni, meno capelli grigi e meno acciacchi. Ho avuto la fortuna e il privilegio di addentrarmi in un’isola dove le persone vivevano ancora allo stato primitivo. Senza vestiti, con il corpo coperto da tatuaggi”.

"Una terra cambiata: la gente non viveva più nuda"

Un mondo ben lontano da quello che i ragazzi della fine degli anni Sessanta vivevano nel resto del mondo. Mentre gli americani stavano conquistando la Luna, il giovane Zecca, zaino in spalla con le sue cineprese, macchine fotografiche, rullini e tanta curiosità realizzava un reportage che non avrebbe mai dimenticato. Quella sua prima volta è rimasta nel suo cuore e in occasione del suo ritorno, mezzo secolo dopo, ha deciso di mettere nello zaino anche le foto in bianco e nero scattate in quei villaggi. “Villaggi oggi molto diversi – aggiunge -. Gli abitanti non sono più nudi, le capanne hanno lasciato il posto ad abitazioni con parabole e pannelli solari”.

Il sogno: "Trasmettere il docufilm a Monza"

Emozioni di un Eden ormai perduto che ha conquistato anche la giuria del Nepal, e che potrebbe far innamorare anche le giurie di altri concorsi internazionali al quale il documentario sta partecipando. Con, un sogno nel cassetto. “Poter promuovere questo mio lavoro anche nella mia Monza – conclude Adriano Zecca -. È la mia città, e vorrei tanto che i miei concittadini potessero condividere il viaggio della nostra famiglia”.

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