Seveso, per non dimenticare: 39 anni fa il disastro della diossina

A trentanove anni di distanza dall'incidente all'Icmesa di Meda è stato pubblicato un video girato dal chimico Michele Riva, chiamato allora a valutare i danni causati dall'esplosione del reattore. E oggi la lotta non è ancora finita

I controlli a Seveso dopo l'incidente - Foto Bosco delle Querce

L'incubo iniziò alle 12.37 di sabato 10 luglio 1976. In pochi minuti l’aria divenne irrespirabile, il fumo acre cominciò a “bruciare” la gola e i polmoni, gli occhi cominciarono a piangere quando ancora nessuno aveva capito davvero tutto. 

In pochi minuti, però, quel tutto divenne chiaro. Divenne evidente, lampante, che stava accadendo qualcosa all’Icmesa, l’industria chimica di Meda. E divenne ancora più chiaro che quel qualcosa non era nulla di buono. 

Un reattore si era surriscaldato, esploso - anche se il boato vero e proprio fu evitato aprendo le valvole di sicurezza - e l’aria si era riempita di diossina, una delle sostanze chimiche più tossiche per l’uomo. Quel giorno, da allora, è il giorno del disastro della diossina di Seveso. 

Quel giorno, da allora, è il giorno del dolore di Seveso, che ogni anno si ferma per ricordare e che ogni anno combatte per evitare che ormai trentanove anni dopo la diossina torni a far male. Ma è anche il giorno per non disperdere la memoria storica dei fatti, che da venerdì 10 luglio 2015 ha un nuovo prezioso contributo. 

Tutto merito di Michele Riva, uno dei massimi esperti internazionali di chimica e membro del comitato che nel 1976 fu chiamato dalla regione a valutare l’impatto ambientale dell’incidente. Il figlio di Riva ha trovato in un cassetto le immagini girate da suo padre pochi giorni dopo l’esplosione, le ha rimesse a nuovo e ha donato il filmato - assolutamente inedito - a uno dei tanti comitati ambientalisti attivi in zona. 

Il filmato è pauroso: Seveso è una città spettrale, fatta soltanto di uomini in tuta - bianca o gialla - che girano tra le case ormai vuote e le carcasse di animali. 

“Mio padre era anche un grande appassionato di video e fotografia - racconta Marco Riva al Corriere della Sera, che ha pubblicato il video -. Nonostante i divieti ufficiali cercò di documentare il lavoro che svolse insieme con i suoi collaboratori nella cosiddetta zona A, la più colpita”. 

Il video è stato proiettato venerdì mattina a Meda per la prima volta proprio davanti all’ultimo pezzo di muro della fabbrica, in un’iniziativa promossa dal coordinamento “No Pedemontana”, Cinemambulante e BMovies

Un’iniziativa, fortemente voluta dai cittadini, per non dimenticare. E per ricordare che c’è ancora da combattere per evitare che proprio su quella zona - ancora non bonificata e “piena” di diossina - venga costruito un tratto della Pedemontana.

A partecipare alla lotta sarà anche il comune di Seveso e il gruppo “Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile”, che venerdì pomeriggio parleranno proprio di Pedemontana al "Bosco delle Querce", l’area verde sorta sopra le vasche dove vennero interrate le macerie delle case e le carcasse degli animali uccisi dalla diossina. 

Gli sbancamenti delle aree ancora non bonificate per la costruzione della strada rimetterebbero in circolo le molecole di veleno che ora “riposano” sotto pochi centimetri di terra con elevati rischi per la salute.

Rischi che i cittadini di Meda, di Seveso e di tutta la Brianza non possono permettersi. 

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