Inseguimento di 5 ore nei campi di grano: presi ladri d’auto di lusso

Scene da film martedì mattina a Misinto, con i carabinieri - che hanno usato anche un elicottero e una gru - che hanno dato la caccia a una banda di ladri d'auto. In manette quattro persone

Una delle auto rubate - MonzaToday

Il copione era sempre lo stesso. Agivano ormai da banda altamente organizzata e specializzata. La prima mossa era il furto dell’auto, sempre di valore e costosa. Poi, la fuga, il nascondiglio, la “pulizia” della macchina e la vendita. Quindi, per evitare di essere rintracciabili, il cambio della “base operativa”, che avveniva sempre dopo qualche colpo andato a buon fine. 

A interrompere la catena di successi di una banda dedita ai furti di auto di lusso, però, ci hanno pensato i carabinieri di Misinto e Desio, che martedì mattina si sono resi protagonisti di un’estenuante inseguimento in un campo di grano in via Risorgimento, finito con l’arresto di quattro persone. 

In manette sono finiti D.G., un carrozziere italiano residente a Desio del ’75; I.E., egiziano dell’88 residente a Milano; M.C., marocchino del ’77 domiciliato a Milano; e H.H., marocchino del ’74, domiciliato a Desio. 

I quattro avevano messo in piedi un importante traffico di auto e pezzi d’auto rubati, che aveva come centrale operativo un capannone di Misinto intestato a un’imprenditrice italiana risultata estranea ai fatti. Nel magazzino, la banda nascondeva le macchine, le modificava e poi le smontava per rivenderne i pezzi. 

Martedì mattina, per evitare che la banda cambiasse “base”, i carabinieri hanno deciso di intervenire con un blitz nel capannone. L’unico ad arrendersi, però, è stato l’italiano, che si è immediatamente consegnato ai militari. Gli altri, invece, sono scappati attraverso un passaggio segreto nel magazzino. L’egiziano, secondo quanto ricostruito dagli uomini dell’arma, ha sfondato una lastra di vetro - ferendosi - e ha aperto agli altri un passaggio verso il tetto dell’edificio. 

Da lì, i tre fuggitivi si sono lanciati da un’altezza di quattro metri e hanno poi fatto perdere le proprie tracce nel vicino campo di grano. I carabinieri non si sono arresi e, con l’auto di un elicottero, sei gazzelle e una gru, hanno immediatamente dato il via alle ricerche. 

Dopo cinque ore di estenuante corsa nei campi, i militari sono riusciti a fermare i tre in fuga, che non hanno potuto far altro che arrendersi.  

Nel magazzino, i carabinieri hanno scoperto una Range Rover rubata a Caponago e già smontata; una Mercedes classe C 250, rubata a Cadorago e ancora integra; sette motori di grossa cilindrata e venti treni di gomme, con relativi cerchi in lega. 

Secondo quanto ricostruito dai militari, la banda - che era organizzata con ruoli ben definiti - usava dei disturbatori di frequenza per far scomparire le auto appena rubate. Gli apparecchi elettronici, infatti, venivano sistemati attorno alle macchine, già caricate su un camion, e impedivano agli antifurti e ai segnali Gps di riuscire a rintracciare il segnale. 

Poi, le macchine venivano smontate e rivendute in quello che era diventato un vero e proprio centro di smistamento. Almeno fino a martedì, quando i carabinieri hanno scoperto, inseguito e arrestato i quattro. 

Per loro sono scattate le manette con le accuse di ricettazione e riciclaggio in concorso. 

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