Arrestato il "commercialista eremita" che ha truffato nove milioni di euro a banche e clienti

Per il commercialista che deve scontare sette anni e due mesi di carcere le manette sono scattate a Monza, al termine di una riunione in un appartamento

Scappare è sempre stata la cosa che gli è riuscita meglio. Per anni è sfuggito alle banche che lo cercavano per farsi ridare i loro soldi. A lungo è rimasto un fantasma per tutti quei clienti che gli davano la caccia per sapere dove fossero finiti i loro risparmi. L'ultimo "numero", però, lo ha fallito. Per qualche mese, infatti, è stato ancora in grado di non lasciare tracce, ma alla fine ha dovuto arrendersi.

I carabinieri della sezione Catturandi, guidati dal capitano Marco Prosperi, hanno arrestato a Monza Paolo Magnani, commercialista bergamasco di quarantasette anni condannato - la pena è diventata definitiva il 7 novembre scorso - a sette anni e due mesi di carcere per bancarotta fraudolenta.

Come ha truffato clienti e banche

In circa dieci anni - secondo quanto accertato dagli investigatori - l'uomo è riuscito a truffare nove milioni di euro raggirando più di cento persone, tra direttori di istituti di credito e semplici cittadini. Con le banche il suo modus operandi era molto semplice: si presentava come capo di diverse società di consulenza finanziaria - in realtà scatole cinesi create ad hoc -, si faceva prestare i soldi e al momento giusto scompariva con il denaro.

Con uomini, donne e anziani, invece, sfruttava una rete di soci e amici che gli presentavano le vittime, convinte di ricavare soldi grazie agli investimenti che lui stesso consigliava loro. Il finale, però, era sempre lo stesso: Magnani, che non compariva quasi mai di persona e che era stato radiato dall'ordine dei commercialisti nel 2013, prendeva il bottino e spariva.

Una vita da fantasma

Dal 7 novembre, quando la Cassazione ha rigettato il suo ricorso rendendo effettiva la condanna, Magnani ha cercato di diventare un fantasma anche per i carabinieri, rendendo difficile - e non poco - il lavoro degli uomini della Catturandi. Da "buon latitante" ha cercato di cancellare ogni sua traccia: né un domicilio reale, né contatti con la famiglia - che lo aveva già "ripudiato" in passato -, né numeri di telefono intestati, dato che per ogni chiamata comprava un telefono a buon mercato e una scheda ricaricabile che poi faceva sparire. A tradirlo, ed è stato l'unico passo falso che ha commesso, è stata però la sua voglia di truffare ancora, di mostrare che anche da ricercato poteva continuare il suo gioco.

Tradito dall'incontro coi soci

Quando i carabinieri hanno sentito un suo conoscente dire ad altri soci "Oggi viene il nostro amico, quello che ne sa di banche" hanno infatti capito che con ogni probabilità il latitante stava per uscire allo scoperto per partecipare a una riunione. Così, si sono appostati sotto l'appartamento di Monza dove era previsto l'incontro - necessario probabilmente per preparare l'ennesima truffa - e hanno atteso. E alla fine hanno avuto ragione. Ad appuntamento concluso, infatti, quell'uomo con barba e capelli lunghi è apparso in strada e ai militari è bastato fingere un controllo per fermarlo e portarlo in caserma. Lì, dopo un'iniziale reticenza, ha confessato di essere proprio Paolo Magnani.

"Io sono bravo con le banche"

Durante la latitanza, hanno poi ricostruito gli investigatori, ha vissuto in una sorta di baita nei boschi di Merate, senza uscire quasi mai da lì - come se fosse un eremita - e circondato da alcuni cani ciechi. In un ultimo piccolo delirio di onnipotenza, con un ghigno sul volto, ai carabinieri che gli stringevano le manette ha detto: "Io sono bravo con le banche". Ma, evidentemente, gli uomini della Catturandi sono bravi almeno quanto lui a dare la caccia ai fantasmi.

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