Arrestato per quattordici rapine: era libero dopo l'omicidio di un carabiniere

La rabbia della moglie del brigadiere ucciso: "La legge sta dalla parte di Caino"

Deve esserle sembrato di tornare indietro nel tempo. Per lei deve essere stato come rivivere il dramma di quell'ormai lontanissimo 1979. "La legge sta dalla parte di Caino": è riuscita a dire questo e poco altro Bruna Scantamburlo, la sessantaquattrenne vedova del brigadiere dei carabinieri Ruggiero Volpi, morto nel '79 durante il trasferimento di un detenuto a Genova. A premere il grilletto fu Giovanni Misso: lo stesso Giovanni Misso arrestato mercoledì a Monza insieme ad altre undici persone, tutte ritenute colpevoli di almeno quattordici rapine in tutta Italia. 

Dal 2001 Giovanni Misso era latitante dopo una condanna all'ergastolo proprio per l'omicidio del brigadiere Volpi. Rimesso in libertà per buona condotta dopo venti anni di galera, l'uomo aveva fatto perdere le proprie tracce e nel 2004 si era trasferito in provincia di Monza. 

Dalla sua base logistica, secondo quanto ricostruito dai carabinieri che lo hanno arrestato, ha partecipato come "capo banda" insieme ad altre undici persone ad almeno quattordici rapine a mano armata nel milanese, in Liguria, Marche ed in Svizzera.

L'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata a vari reati gli è stata contestata in carcere, dove Misso si trovava per una tentata rapina a Caronno Pertrusella, nel varesotto. 

"Nessuno degli assassini di mio marito ha effettivamente scontato l’ergastolo - si è sfogata la moglie del brigadiere ucciso - La legge sta dalla parte di Caino. Per le vittime nessun politico ha mai fatto scioperi della fame, per i criminali sì". 

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Mi sarei stupita se fosse rimasto in galera, ci prendono in giro. Avevo ventinove anni quando la mia vita si è fermata. Durante il processo mi sono avvicinata alla gabbia e ho chiesto ‘perché?’. Mi hanno insultata guardandomi negli occhi".

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