Turbativa d'asta e corruzione, tre arresti per il capannone della Panem a Muggiò

L'indagine della Guardia di Finanza di Monza ha portato all'arresto di un commercialista, di una agente immobiliare e di un imprenditore brianzolo

Una procedura fallimentare "pilotata" per l'aggiudicazione del capannone della Panem di Muggiò e tre arresti. La Guardia di Finanza di Monza ha dato esecuzione, nella serata di martedì 16 gennaio, a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari, emessa dal Giudice per Indagini Preliminari di Monza, nei confronti di un commercialista monzese, una mediatrice immobiliare di Desio e un imprenditore di Seregno.

I tre sono indagati per i reati di corruzione e turbativa d'asta in quanto ritenuti responsabili di aver alterato una procedura fallimentare in corso presso il Tribunale brianzolo per la quale il commercialista arrestato aveva il ruolo di curatore fallimentare.

Le indagini

Le indagini sono iniziate in seguito a una segnalazione giunta al Tribunale di Monza – Sezione Fallimentare nel giugno 2017 nella quale si faceva riferimento a un "collaudato" rapporto tra un curatore fallimentare e una agente immobiliare che aveva cercato di avvicinare un altro professionista per "pilotare" eventuali procedimenti per agevolare i propri clienti: per fare luce sulle presunte irregolarità la Procura della Repubblica ha delegato le Fiamme Gialle monzesi a indagare e l'attenzione degli inquirenti si è concentrata sulla procedura in corso relativa all'asta di un capannone di circa 20mila metri quadrati sito a Muggiò, di proprietà della società Panem Italia Spa fallita nel 2012 per cui era stato nominato co-curatore il commercialista Cristiano Poponcini.

Così sono iniziati gli accertamenti attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno fatto emergere un rapporto "di affari" tra il commercialista monzese, 52 anni, nominato curatore in numerose procedure concorsuali e custode di beni pignorati, e la mediatrice immobiliare di Desio, 42 anni, impiegata presso una agenzia immobiliare di Monza e coinvolta nella procedura a titolo personale e non come rappresentante dell'agenzia di cui era dipendente.

Secondo quanto portato alla luce dalle indagini, il curatore, con la complicità dell’agente immobiliare, sfruttando la propria posizione “privilegiata” e agendo commettendo una serie di atti contrari ai doveri di pubblico ufficiale, si sarebbe adoperato per favorire nell'aggiudicazione all'asta del capannone del valore commerciale di circa due milioni e mezzo di euro e con base d'asta pari a un milione e mezzo di euro, un imprenditore di 53 anni di Seregno operante nel settore della progettazione e realizzazione di interni, cliente della donna. Il commercialista, grazie al pagamento di 150mila euro (da dividere in parti uguali, "fifty fifty"- di qui il nome dell'indagine -), pari al 10% del valore dell'immobile, avrebbe agevolato l'imprenditore e ostacolato o dissuaso gli altri potenziali clienti a discapito dei concorrenti e dei creditori del fallimento, tra i quali novanta dipendenti dell’impresa fallita.

Prima ancora dell'asta, in programma per la prossima settimana, per i tre sono scattate le manette. I finanzieri monzesi li hanno arrestati nella serata di martedì a Seveso, mentre tutti e tre si trovavano nello stesso luogo per un incontro. Il commercialista e l'agente immobiliare sono finiti in carcere mentre per l'imprenditore sono stati disposti gli arresti domiciliari. 

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Intanto però proseguono le indagini per far luce sulla alla gestione di altre procedure fallimentari ed esecutive assegnate al professionista dal Tribunale di Monza. Le Fiamme Gialle hanno perquisito le abitazioni e gli uffici dei professionisti e acquisito la documentazione relativa ad altre procedure fallimentari che hanno coinvolto i soggetti indagati. 

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