Blitz antidroga in Brianza: coinvolta anche la sorella di Ponzoni

L'operazione "Connection" ha smantellato una rete criminale dedita al traffico di droga e armi tra la Brianza e Milano, con l'arresto di 50 persone. Tra i destinatari delle misure cautelari anche Laura Ponzoni, la sorella dell'ex assessore regionale Massimo Ponzoni

Cinquanta arresti, anni di indagini, centinaia di perquisizioni, quasi trecento intercettazioni telefoniche e ambientali, trenta chili di droga sequestrata e cinquecento militari impegnati tra Monza Brianza, Milano, Lecco, Como, Foggia, Lodi, Nuoro e Siena. Questi alcuni dei numeri dell'operazione "Connection" con cui i carabinieri delle Compagnie di Monza, Desio e Vimercate hanno smantellato una rete criminale "radicata" sul territorio dedita al traffico di stupefacenti e armi. 

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Gli uomini dell'Arma brianzoli hanno dato esecuzione a un'ordinanza emessa dai G.I.P. del Tribunale di Monza, Dott.ssa Patrizia Gallucci e Dott.ssa Pierangela Renda, su richiesta dei pm della locale Procura Bellomo, Fiorillo e Rizzo, che ha portato all'arresto di cinquanta persone. Tra le persone finite in manette c'è anche Pio Carmelo, figlio di Domenico Pio condannato nell'ambito dell'indagine "Infinito" per associazione mafiosa e Laura Ponzoni, la sorella dell'ex assessore regionale all'Ambiente Massimo Ponzoni condannato a dieci anni e mezzo con l'accusa di bancarotta e concussione. Secondo l'accusa la donna infatti sarebbe coinvolta nel traffico al dettaglio della sostanza stupefacente in collaborazione con l'ex marito Argentino Cocuzza e sarebbe stata raggiunta dalla misura dell'obbligo di firma.

Nell'operazione "Connection" sono confluite due diverse indagini condotte dai carabinieri sul territorio brianzolo perchè nel corso degli accertamenti sono emerse diverse convergenze investigative che hanno consentito agli inquirenti di collaborare e smantellare le due reti criminali. Il primo dei due diversi sodalizi malavitosi, con base logistica a Lesmo, è stato portato alla luce in seguito alla scoperta nel dicembre 2013 di una raffineria di cocaina in un deposito di bibite a Usmate Velate. Nell'are a ridosso di Monza era attivo un primo gruppo criminale composto da 21 soggetti italiani, un marocchino e uno spagnolo, dedito allo spaccio di cocaina e hashish in tutti i comuni della Brianza e dell'hinterland milanese con ramificazioni fino al lodigiano e alla Sardegna. Dalla Brianza la droga arrivava nell'isola grazie alla copertura assicurata dall'attività di rivendita di vetture usate intestata a uno dei quattro uomini ai vertici del sodalizio, che consentiva ai malviventi di spedire insieme alle auto hashish e cocaina nascoste nell'abitacolo o ancora nei pneumatici delle auto. 

Il secondo filone di indagine è scaturito dagli accertamenti su diversi episodi di natura intimidatoria maturati nell'ambiente dello spaccio brianzolo tra il 2013 e il 2014, compresi alcuni colpi di arma da fuoco esplosi contro l'auto della sorella di un pregiudicato. Gli inquirenti hanno portato alla luce l'esistenza di un'attività parallela che coinvolgeva anche altri centri brianzoli dove agivano altri 26 soggetti impegnati nell'approvvigionamento di cocaina, nello stoccaggio della sostanza stupefacente e nello spaccio al dettaglio sul territorio con la disponibilità di armi illecitamente detenute. Nell'area di Desio il sodalizio criminale agiva a tre diversi livelli: personalità influenti dello spessore criminale di Carmelo Pio erano impegnate nel traffico della sostanza, a livello intermedio c'era chi si occupava dell'approvvigionamento della droga e infine gli addetti allo spaccio su base locale. 

Le principali piazze di vendita della droga erano a Desio e Nova Milanese e durante l'operazione sono state documentate milleduecento cessioni di droga e sequestrati complessivamente 2 kg di cocaina, due serre di marijuana e 2 kg di sostanza stupefacente pronta per lo spaccio, 23 kg di hashish, ventidue armi e centoventimila euro in contanti. 

Nelle mani degli inquirenti durante una perquisizione domiciliare nel box di un pregiudicato a Mariano Comense era finito un vero e propio arsenale con due fucili mitragliatori, due fucili a canne mozze, tredici fucili da caccia, quattro pistole semiautomatiche, un revolver, quattro silenziatori e munizioni.  

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