Due arresti per l'omicidio di Alfio Molteni, l'architetto brianzolo ucciso lo scorso ottobre

Si tratta di Michele Crisopulli, 44 anni, residente a Cesano Maderno, e di Stefano Posca, anche lui cesanese, 27 anni, nato a Crotone. L'indagine però prosegue per portare alla luce il movente e l'eventuale mandante

Alfio Molteni

Lunedì mattina sono scattati i primi arresti per l'omicidio dell'architetto brianzolo Alfio Molteni, 58 anni, ucciso lo scorso 14 ottobre sotto casa del padre, a Carugo, raggiunto da alcuni proiettili esplosi in un agguato che lo hanno colpito al fianco e a una gamba, lesionando organi vitali.

In manette sono finiti due italiani, entrambi residenti in Brianza, a Cesano Maderno. Si tratta di Michele Crisopulli, 44 anni, nato a Desio, e di Stefano Posca, 27enne originario di Crotone e anche lui cesanese d'adozione. Il primo, Crisopulli, è accusato di furto in concorso, omicidio, rapina, detenzione di arma da fuoco e incendio mentre il complice sarebbe accusato di favoreggiamento in quanto, secondo gli inquirenti, avrebbe aiutato Crisopulli a disfarsi dell'auto rubata e usata per fuggire dal luogo dell'agguato, la Polo intestata al figlio di Molteni trovata poco dopo l'accaduto carbonizzata lungo la Milano-Meda, a Paderno Dugnano

Anche se le indagini sono ancora in corso e gli inquirenti sono ancora al lavoro per individuare il movente del delitto e gli eventuali mandanti, la svolta per i carabinieri del comando provinciale di Como sarebbe arrivata a dicembre quando furono arrestati i due ladri che rubarono la Fiat Uno con cui Crisopulli e Posca avrebbero raggiunto la casa del padre di Molteni a Carugo, teatro dell'omicidio. I due ladri, una volta in manette, fecero proprio il nome di Crisopulli, individuando il 44enne come il mandante del furto. Sul volante e sul cambio della Fiat Uno da parte dei Ros dei carabinieri sono state trovate tracce dei due arrestati e sulla Mercedes Classe A usata da Crisopulli per allontanarsi dopo l'incendio sarebbe stata rinvenuta la presenza di residui di polvere da sparo.

Alla luce delle numerose intimidazioni precedenti che l'architetto brianzolo aveva ricevuto anche quel tragico 14 ottobre gli assassini avrebbero voluto soltanto spaventare Molteni, colpendolo alle spalle. Qualcosa però è andato storto e quella che voleva soltanto essere l'ennesima intimidazione in realtà ha avuto un tragico epilogo. L’architetto a maggio scorso aveva subito l'incendio della sua auto, una Range Rover, sotto il suo studio a Mariano Comense. Poco dopo, sempre un gruppo di ignoti aveva incendiato le finestre della casa in via Garibaldi fino a che le minacce erano diventate più pesanti e due uomini avevano sparato otto colpi di pistola contro la finestra della casa di Molteni. Il movente, secondo gli inquirenti, non è da cercare nell'ambito della droga e dello spaccio, attività in cui Crisopulli era impegnato e che lo portavano a frequentare un bar di Seveso dove avvenivano molti suoi incontri di "affari" e frequentazioni. Nel corso dell'indagine poi sono finite in manette anche altre due persone, il cugino di Crisopulli, Pietro Crisopulli, e una donna straniera, entrambi residenti a Monza e Brianza, trovati in possesso di circa un chilo di droga e contanti. 

Manca ancora l'arma del delitto su cui sono in corso degli accertamenti. Nel corso dell'indagine sono stati sentiti circa cento testimoni, esaminari quasi 4mila ore di registrazioni e filmati di 154 telecamere di sorveglianza installate sulle strade del territorio. 

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