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"Pret-a-manger", dal business delle pizze all'alta moda: quattro arresti della Finanza

Nel mirino delle indagini dei militari della Guardia di Finanza di Monza è finita una catena di pizzerie con quattro imprenditori in manette e un maxi sequestro da oltre un milione di euro

Dalla tavola alla passerella. Pizze pret-a-mager con proventi - frutto di un sistematico sistema di evasione delle imposte - che venivano poi reinvestiti anche in un marchio di moda internazionale i cui abiti venivano indossati addirittura da vip e personaggi dello spettacolo, ignari di tutto. Una catena di pizzerie attiva tra Monza e Brianza, Varese e Milano è finita nel mirino delle indagini della Guardia di Finanza e quattro imprenditori attivi nel settore della ristorazione sono stati arrestati.

Questo il bilancio dell'operazione condotta dalle Fiamme Gialle monzesi guidate dal capitano Ruggero Lanciano che mercoledì mattina ha portato all'esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari, su mandato della procura di Monza, per una donna e tre uomini accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio ed evasione fiscale. 

Dalle pizzerie alle passerelle: quattro arresti 

Le indagini sull'attività di ristorazione e sul marchio di moda - con un'inchiesta che gli investigatori hanno ribattezzato appunto "pret-a-manger" per sottolineare il legame tra l'attività connessa ai ristoranti e gli investimenti poco trasparenti nell'ambito dell'alta moda - è partita nel 2018 quando i militari della Guardia di Finanza di Monza hanno iniziato a indagare sulla procedura di fallimento di un ristorante brianzolo della catena una volta denominata Donna Angelina. Dagli accertamenti sarebbero emerse alcune condotte distrattive e gli approfondimenti investigativi portati avanti attraverso intercettazioni telefoniche, analisi di supporti informatici e documentazione contabile hanno portato alla luce un presunto sofisticato sistema di frode ai danni dell’erario e dei lavoratori dipendenti. In manette sono finiti due ex coniugi di 41 e 37 anni, residenti tra Lissone e Cinisello Balsamo, e due soggetti fermati in Campania - tra Napoli e Caserta - che risultano essere dei prestanome. 

La catena di pizzerie e i proventi investiti nel marchio di moda

Locali da riempire proponendo piatti e pizze a prezzi competitivi sul mercato così da incassare senza però poi preoccuparsi di versare tributi all'erario e pagare i contributi ai dipendenti. A finire nel mirino degli investigatori sono state le pizzerie della catena Nonn'Angelina, il marchio ricostituito dopo la chiusura delle precedenti attività Donna Angelina di cui un locale in Brianza già era stato più volte attenzionato dalle forze dell'ordine e chiuso anche a seguito di controlli dei Nas dei carabinieri anni fa. Una volta raggiunta una quota di profitti che poteva essere ritenuta soddisfacente, l'attività veniva interrotta e i proventi reinvestiti in altre attività di ristorazione o nel progetto del marchio internazionale il cui nome significa "alterigia", "boria" e ancora "pomposa estimazione di sé". Un sogno "prêt-à-porter" forse troppo pretenzioso da non attirare sospetti. Poi diventati accuse, pesanti.

L'atelier nel quadrilatero della moda 

Secondo quanto riferito dagli investigatori gli arrestati "con questo sistema riuscivano a distrarre sistematicamente a proprio vantaggio beni delle aziende amministrate e conseguenti profitti verso altri soggetti economici" anche ai danni dei propri lavoratori dipendenti. E tra gli investimenti figura anche il lancio di un noto marchio di moda internazionale con sede nel quadrilatero della moda milanese i cui abiti venivano poi indossati da diversi vip e personalità dello spettacolo - tra figurerebbero anche Elodie, l'attrice Isabella Ferrari e la cantante Arisa - che risultano estranee ai fatti contestati dall'indagine e ignare di quanto emerso. 

Nell'ambito dell'inchiesta sono stati sequestrati beni, quote societarie e titoli per un valore di un milione e duecentomila euro. Molti dei proventi delle attività venivano spesi anche per assicurare un tenore di vita lussuoso ed elevato ai quattro indagati. Tante le vetture di lusso nelle disponbilità degli arrestati, tra cui Bmw X6, che però non risultano a loro intestate grazie a contratti di leasing attraverso cui si tutelavano. 

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