Rapine ai danni di istituti di credito e sequestri: cinque arresti

L'operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza: tre i colpi, messi tutti a segno tra giugno e settembre 2013

I rapinatori in azione durante un colpo a Bresso

Era sempre la stessa scena quella di fronte a cui si trovavano i carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza in seguito all’allarme lanciato dopo una rapina.

Un foro nel muro, il colpo messo a segno durante l’orario di chiusura, un travisamento identico per tutti i componenti della banda e le fascette da elettricista usate per immobilizzare e sequestrare i dipendenti nell’attesa dell’apertura della cassaforte.

Con questo modus operandi erano stati messi a segno tre colpi nel territorio tra il milanese e la Brianza tra giungo e settembre 2013. I rilievi e le indagini partite in seguito alla prima rapina avvenuta ai danni di Banca Intesa San Paolo di Cusano Milanino il 24 giugno hanno permesso di mettere in relazione tra loro anche i colpi di Bresso al Credito Artigiano Valtellinese del luglio 2013 e quello compiuto il 16 settembre a Senago, alla Banca Popolare di Milano.

Dietro le diverse rapine ci sono sempre le stesse persone: si tratta di un sodalizio composto da cinque uomini di origine siciliana per i quali mercoledì è stata emessa una misura cautelare per associazione a delinquere, finalizzata alle rapine e ai sequestri di persona, emessa dal gip di Monza.

Guarda il video di una delle rapine.

Alcuni di loro risultano già detenuti in seguito all’arresto che li ha colti di sorpresa il 7 febbraio quando stavano per colpire una banca di Buccinasco. A loro i carabinieri sono riusciti a risalire grazie ad accertamenti documentali condotti attraverso i tabulati del traffico telefonico e i riscontri effettuati sulle liste di imbarco di aerei e traghetti in partenza dalla Sicilia.

Proprio in concomitanza con le date delle rapine organizzate è risultato che i malviventi del sodalizio criminale hanno effettuato viaggi dal capoluogo siciliano fino a Milano e pochi giorni dopo il colpo invece, l’itinerario a ritroso, verso casa, veniva percorso da due parenti di uno degli indagati che partivano per assicurare il trasporto della refurtiva in Sicilia.

Guarda qui le immagini dei vari colpi messi a segno dalla "Banda del buco"

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