Baby vedette, droga, fischi e portici come "difesa": benvenuti nel fortino delle 5 torri

Spaccio a Sant'Eusebio, a Cinisello, ecco la risposta dei carabinieri: 11 arresti in 20 giorni

Le cinque torri

A descrivere perfettamente la realtà di quelle strade e di quei palazzi è un termine tecnico che i carabinieri usano nelle fasi di preparazione dei blitz e dei controlli: "Ostile". Quello, in effetti, per le forze dell'ordine è un territorio "ostile", perché ci sono gli abusivi che vogliono "difendere" la loro casa, ci sono gli amici dei criminali pronti a "spendersi" per dare una mano e poi ci sono i criminali veri e propri impegnati in un continuo e costante "guardia e ladri" proiettato nella vita reale.  

Gli ultimi punti del "gioco", da fine gennaio a domenica, li hanno messi a segno i militari della compagnia di Sesto - guidati dal maggiore Saverio Sica - che in oltre due settimane di lavoro hanno arrestato undici spacciatori, tutti attivi nelle "Cinque torri", le case popolari dell'Aler nel quartiere Sant'Eusebio di Cinisello Balsamo, che da tempo ormai fa i conti con droga, criminalità e spaccio. 

In venti giorni i militari hanno bloccato i pusher, segnalato undici consumatori e sequestrato 11 grammi di hashish, 38 di cocaina, 62 di marijuana e 3.440 euro. I numeri confermano - come spiegato dal tenente Antonio Belardo, che coordina il Norm della compagnia - che quei palazzoni sono ormai diventati un punto di riferimento per il Nord Milano, per Monza e per la Brianza. 

Vedette e droga

E a certificarlo è anche la gestione e l'organizzazione dello spaccio. Sotto le torri, protetti dagli ampi portici, sono sempre in giro le vedette - molto spesso ragazzini in bici - che con un fischio o un segnale fanno capire ai pusher che sono in arrivo i controlli. 

Così ogni volta i militari devono inventare nuovi modi per entrare in quegli appartamenti, in cui l'abusivismo sfiora - e forse supera - punte del 20%: dagli investigatori travestiti da postini fino ai finti tecnici dell'Asl passando per gli imbianchini e i lavoratori di Amsa perché, spiega il tenente, la "difficoltà non è nel riconoscere l'attività di spaccio, ma nell'inventarci ogni volta qualcosa di nuovo per entrare senza dare nell’occhio". 

L'amico del terrorista e l'habitué 

Negli ultimi giorni, invece, le forze dell'ordine hanno puntato sul numero e si sono presentate sotto le cinque torri con i colleghi del terzo Reggimento Lombardia e della compagnia di intervento operativo. 

Per undici pusher - 10 italiani e un marocchino di 31 anni - non c'è stato nulla da fare. E il marocchino era una vecchia conoscenza dei militari, che già lo avevano arrestato altre due volte e che era finito nei guai per aver ospitato Anis Amri, l'attentatore di Berlino che aveva fatto 12 morti ai mercatini di Natale prima di essere ucciso a Sesto. 

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E una vecchia conoscenza era anche un 25enne italiano finito in manette due volte nel giro di 21 giorni. I carabinieri lo hanno fermato una prima volta il 24 gennaio e una seconda il 14 febbraio, dopo che evidentemente era tornato in libertà ed era tornato al lavoro, convinto di essere al sicuro sotto i portici con le vedette a fare la guardia. 

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