Truffe ad anziani, sgominata banda: in manette otto persone tra Monza e Parma

Sedici i raggiri contestati per un giro di profitti di 150mila euro

Un piano che si ripeteva identico ad ogni telefonata, decine di truffe tra Monza, Milano, Roma e Parma, un giro di profitti da 150mila euro e otto persone in manette.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Parma, nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza, iniziata nel febbraio 2016 hanno fatto scattare le manette per otto persone, tutte italiane, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di truffe e riciclaggio i reati contestati.

I raggiri, commessi in tutta Italia, colpivano soprattutto anziani e lo schema si ripeteva sempre identico, con uno stesso copione. I malintenzionati telefonavano a casa delle vittime spacciandosi per avvocati, funzionari in servizio presso le cancellerie o gli uffici contenziosi - recupero crediti di vari Tribunali o presso la Corte dei Conti e segnalavano il mancato pagamento di abbonamenti a riviste riconducibili alle Forze di polizia. A trarre in inganno le vittime spesso era proprio il fatto che gli stessi avevano effettivamente sottoscritto in passato abbonamenti relativi a periodici tematici e i nominativi venivano passati ai truffatori da un soggetto, membro egli stesso della banda, A.D. (classe 1973) operante nel settore dell’editoria e in possesso di un archivio relativo agli abbonamenti.

Guarda il video | Banda di truffatori in manette 

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I truffatori proponevano alle vittime una transazione bonaria per estinguere il debito con un bonifico bancario di cui fornivano il codice iban e proprio da un codice bancario e da un nominativo fittizio lo scorso febbraio 2016 i carabinieri hanno dato il via alle indagini dopo la segnalazione di una attenta signora parmigiana di 75 anni che ha denunciato immediatamente la truffa. Le prime verifiche condotte dai militari del Nucleo Investigativo di Parma sono riuscite a ricondurre il codice iban ad un conto corrente presso la United Bulgarian Bank di Sofia mentre le utenze telefoniche utilizzate per le truffe erano intestate a persone inesistenti e mai più utilizzate dalla banda.

Sono sedici in totale i casi di truffe documentati dalle indagini ma gli episodi, sicuramente, sono molti di più. In manette sono finiti V.F. (classe 1981), operante nel settore immobiliare, abile organizzatore del gruppo che si occupava della ricerca delle basi logistiche, fornendo gli arredi, i telefoni cellulari e le relative schede; M. G. (classe 1977), S.A. (classe 1984), N.B (classe 1989) e P.F. (classe 1992) erano i telefonisti del sodalizio che si presentavano rispettivamente come il dottor Peruzzi e il dottor Paganella i primi due e la dottoressa Perego e la dottoressa Nava le ultime, ovviamente tutti nomi di fantasia. 

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Ad alcuni degli indagati erano intestati conti correnti postali tra cui quello indicato alle vittime per l’effettuazione dei bonifici e una carta postepay sulla quale il sodalizio criminale faceva transitare i profitti delle truffe. A due degli indagati il Pubblico Ministero di Monza, dottoressa Michela Versini, ha contestato anche il reato di riciclaggio per avere ricevuto sulle rispettive posizioni bancarie i bonifici provento delle truffe commesse dal sodalizio e compiuto o fatto compiere operazioni tali da occultare la provenienza delittuosa del denaro. 

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