Studentessa 16enne dipendente da eroina, i genitori chiedono aiuto ai carabinieri: 4 arresti

L'indagine "Pick&Pay" ha smantellato una rete di spacciatori attivi tra il centro e la stazione ed è partita nel marzo 2018 dalla denuncia di una famiglia che aveva scoperto la dipendenza della figlia minorenne

Carabinieri in centro Monza

L'hanno vista consumarsi ogni giorno, dose dopo dose, senza riuscire a mettere alla porta quel nemico che - a soli sedici anni - la stava divorando dentro. Così, nella disperazione più cupa, per non lasciarla sola anche quando ormai aveva toccato il fondo, le sono stati accanto e l'hanno accompagnata a comprare quella dose di droga che almeno per qualche momento l'avrebbe fatta sentire bene, pur facendole del male. 

Un gesto disperato di una madre e di un padre che hanno capito di aver bisogno di aiuto per salvare la figlia dal tunnel della dipendenza. E si sono presentati in comando dai carabinieri a Monza per denunciare quello che era successo in casa loro e che accadeva tra le strade, spesso nell'ombra.

Eroina e cocaina vendute tra la stazione, via Borgazzi, corso Milano e il centro città: un giro di spaccio che i carabinieri della compagnia di Monza, guidati dal capitano Pierpaolo Pinnelli, hanno portato alla luce con l'indagine "Pick&Pay" che ha permesso di dare escuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari per quattro persone a cui si aggiunge un quinto soggetto, un pusher marocchino che al momento risulta irreperibile.

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In manette sono finiti due cugini di origine marocchina di 25 e 28 anni e una coppia di fidanzati: lui 41 anni, tunisino, e lei 32enne monzese, italiana. Tutti hanno precedenti specifici e dovranno rispondere a vario titolo delle accuse di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente.

La studentessa 16enne dipendente dall'eroina e l'indagine

L'indagine ha preso il via dalla denuncia della famiglia della ragazza che all'epoca dei fatti - marzo 2018 - era minorenne. Grazie all'attività investigativa e alle intercettazioni telefoniche i militari monzesi sono riusciti a ricostruire una rete di spaccio riconducibile ai cinque indagati. Ognuno vendeva droga in autonomia, qualcuno in coppia - tra gli arrestati figura infatti una coppia di fidanzati - e all'occorrenza si rifornivano tra loro. Sono circa una sessantina i clienti identificati e ascoltati dagli inquirenti nel corso dell'indagine: ad eccezione della studentessa minorenne sono tutti maggiorenni, uomini e donne residenti tra Monza e la Brianza. Secondo quanto ricostruito ogni pusher gestiva all'incirca una dozzina di acquirenti con cui manteneva i contatti tramite il telefono.

VIDEO | Spaccio di droga in centro Monza

"Mi serve mezzo chilo di gasolio" o ancora "Hai del caffè e del latte?" oppure "solo latte". Tutti nomi in codice per chiedere e ordinare droga. Messaggi brevi e rapidi per accordarsi su quantitativi, tempi e prezzi. Cifre che variavano tra i 15 e i 30 euro - a seconda di chi era il cliente che la chiedeva - per una dose di eroina e i 50 euro per mezzo grammo di cocaina. Ma in rari casi, quando l'acquirente non poteva pagare, offriva un baratto e così senza nemmeno pensarci troppo in una occasione i "fidanzati" pusher hanno accettato una pizza e una birra come pagamento in cambio di una dose di eroina. In due mesi gli spacciatori, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero riusciti a movimentare mezzo chilo di eroina e 150 grammi di cocaina, tutte dosi che venivano smerciate in strada, tra il centro e la stazione.

I fidanzati pusher e il "re" della strada Burghiva

Una lunga e fitta lista di precedenti alle spalle e nessuna fonte di reddito: tutti erano pusher a tempo pieno. E poi oltre a essere complici negli affari, un algerino 41enne e una 32enne monzese - entrambi arrestati nell'ambito dell'indagine - erano anche una coppia nella vita. E' stato a loro  e al "Burghiva" - il soprannome di un altro noto spacciatore monzese, arrestato e rimpatriato nel luglio 2018 - che la studentessa minorenne si rivolgeva quando aveva bisogno di rifornirsi di droga. Numeri di cellulare che erano nella rubrica della ragazza e che poi sono finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, fondamentali per tracciare spostamenti e contatti finiti agli atti dell'indagine. 

Hichiri Mohamed o per chiunque in strada "Burghiva", tunisino, ultracinquantenne, era un punto di riferimento tra la stazione, corso Milano e via Borgazzi per chiunque cercasse droga. Un passato "criminale" tra furti e arresti per spaccio e un tecnica messa a punto per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine: nascondere l'eroina in bocca così da ingoiarla in caso di perquisizione. Coi clienti fissava incontri al telefono con scambi rapidi con la droga consegnata solo dopo aver ricevuto il pagamento. Una tecnica di consegna differente invece era quella messa a punto dalla coppia con la 32enne italiana che era addetta soprattutto allo scambio che avveniva quasi sempre - dopo contatto telefonico - nelle vicinanze della casa dei due, a ridosso di via Borgazzi. Il 41enne algerino invece gestiva gli "affari" soprattutto da casa, dove si trovava agli arresti domiciliari.

Droga nei pacchetti di sigarette in un campo a Brugherio

Prima di finire in strada e nelle tasche delle decine di clienti che arrivavano in stazione o in centro a cercarla, passava da Brugherio, da un campo alla periferia della città. Era qui, in via Della Mornera, in zona San Maurizio, che i due cugini marocchini - che si occupavano anche di rifornire i colleghi - custodivano la droga. In un terreno in mezzo al nulla, in pacchetti di sigarette a volte nascosti sotto l'erba o tra i cespugli venivano occultate eroina, hashish e cocaina. Nell'ambito dell'indagine sono stati sequestrati circa trecento grammi di eroina e sessanta di cocaina che se venduti al dettaglio avrebbero fruttato oltre undicimila euro. Proprio questa tra l'altro la cifra con cui nel luglio 2018 era stato arrestato uno dei due cugini marocchini, sorpreso a bordo di una Clio con soldi e droga nascosta all'interno della portiera.

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