Cronaca

I banditi con le maschere da teatro che sono scappati dalle fogne con 1 milione di euro

Presi i rapinatori del colpo alla Crédit Agricole. La banda stava progettando un colpo anche a Muggiò, in Brianza

Il sopralluogo subito dopo la rapina

Da quando sono entrati in azione a quando sono tornati nel covo, con un bottino di oltre un milione di euro, non hanno praticamente mai visto la luce del sole. Sono passati da cunicoli nei muri, fogne e pavimenti per colpire e sparire. Un colpo da maestri, da veri professionisti, praticamente senza errori. Ma purtroppo per loro, per dirla con le parole del magistrato che ha coordinato le indagini, "la polizia è stata più brava di loro" e Sim dopo Sim, targa dopo targa, ha messo insieme le tessere di un puzzle che assomiglia a un romanzo poliziesco e che ha fatto finire nei guai la "banda del buco". 

Sette uomini - tutti cittadini italiani residenti a Napoli e tutti con precedenti - sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di rapina in concorso perché ritenuti responsabili del colpo messo a segno il 3 novembre scorso alla "Crédit Agricole" di piazza Ascoli a Milano. Quel giorno, all'orario dell'apertura della filiale, sei uomini avevano fatto irruzione nella banca e avevano preso in ostaggio il direttore e una dipendente, mentre un'altra era fuggita ed era riuscita a dare l'allarme. Quando sul posto era arrivata la polizia, avvisata proprio dalla donna, i banditi avevano mostrato dalla vetrata il direttore con una pistola puntata alla testa per scoraggiare un possibile intervento degli agenti. 

Video | Il blitz della banda nella filiale

L'arrivo e la fuga dalle fogne

Quindi, dopo qualche minuto, avevano aperto gli estintori creando una enorme nube di fumo bianco ed erano spariti così come erano arrivati: dalle fogne. Nei momenti immediatamente successivi al colpo, i poliziotti avevano anche provato a inseguirli passando nel sottosuolo del capoluogo, ma l'impresa era immediatamente fallita e i rapinatori avevano fatto perdere le proprie tracce con il contenuto di alcune cassette di sicurezza, per un bottino di oltre un milione di euro. 

A quel punto, gli agenti della sezione anti rapine della squadra mobile, guidati da Marco Calì e Francesco Giustolisi, hanno cominciato a dare la caccia ai banditi. La prima svolta nell'inchiesta, coordinata dall'aggiunto Laura Pedio e dai sostituti Maria Cristina Ria e Rosaria Stagnaro, è arrivata quando sono state individuate due schede telefoniche potenzialmente buone. Gli investigatori hanno così capito che una risultava attiva all'interno della banca - e infatti nei filmati si vede uno dei rapinatori con una cuffia - mentre un'altra agganciava celle telefoniche diverse lungo viale Abruzzi. 

Il covo col buco

Da lì i poliziotti hanno capito che un uomo della banda era in auto a poca distanza dalla filiale, a controllare l'eventuale presenza di forze dell'ordine, e sono risaliti a una Renault Modus. Continuando a mettere insieme pezzo dopo pezzo tutti gli indizi, gli agenti sono giunti a quattro appartamenti che i rapinatori - tutti residenti tra Sant'Antimo, Giugliano e Villaricca - avevano preso in affitto a Milano: uno in via Brioschi, uno in via Washington, uno in via Torricelli e uno in via Montepulciano. 

Proprio con Montepulciano gli investigatori hanno fatto "bingo". Gli agenti hanno così scoperto che quello era il covo della banda, che da lì - attraverso un buco nel muro - aveva raggiunto i condotti fognari per poi sbucare in una stanza attaccata al caveau della "Crédit Agricole". Lì, armi in pugno,  quattro con delle maschere bianche e due - i capi - con delle maschere da teatro erano entrati in azione e avevano svaligiato la banca prima di far ritorno nel covo senza mai uscire in strada. 

E mentre la mattina della rapina gli agenti li cercavano, loro erano lì a ricostruire il muro dell'appartamento evitando così, tra l'altro, di incappare in potenziali posti di blocco degli agenti e rimandando la fuga da Milano soltanto al 6 novembre. Una fuga che però è finita martedì, quando i poliziotti sono entrati nel covo milanese - dove hanno trovato attrezzi da muratore e luci per illuminare il tunnel - e sono andati a Napoli ad arrestare tutta la banda, in cui ci sono anche due fratelli e due cognati.

I rapinatori pronti a colpire in Brianza

In cella sono finiti il 47enne Aniello Felaco, il 25enne Francesco Tammaro, suo fratello Biagio, di due anni più giovane, il 51enne Salvatore Picillo, Salvatore Ippolito, che di anni ne ha 35, Giuseppe Veneziano, 33 anni, e Antonio Moio, 32 anni.  

Stando a quanto riferito dalla Questura, hanno tutti precedenti e uno di loro ha in famiglia "esperti del settore", tanto che nelle fasi di preparazione del colpo riceveva dal familiare suggerimenti sugli errori da evitare per non lasciare tracce utili agli investigatori. Investigatori che adesso dovranno continuare le indagini per fare luce su alcuni punti poco chiari. I rapinatori avevano contatti nella banca? Come sono entrati in possesso delle mappe delle fogne di Milano? La sensazione, almeno per ora, è che abbiano fatto tutto da soli o quasi. 

Anche perché la banda del buco era composta da persone esperte e i poliziotti hanno potuto verificarlo praticamente in diretta. Durante le indagini, infatti, gli uomini della Mobile hanno scoperto che la banda era pronta a colpire ancora e che i potenziali obiettivi erano già stati individuati: una filiale di Poirino, in provincia di Torino, una a Muggiò, in Brianza, e una a Gorgonzola. 

Intercettando e pedinando i banditi - che si muovevano da Napoli in non più di due e con due auto diverse - gli agenti hanno ricostruito i loro movimenti per preparare i colpi, i loro appostamenti e hanno scoperto che in più occasioni hanno lasciato delle macchine parcheggiate fuori dalle banche con una telecamera sempre accesa, così da poter monitorare per 24 ore i movimenti dentro e fuori la banca. Anche in quelle filiali, chiaramente, sarebbero passati dalle fogne. Ma questa volta i poliziotti hanno fatto prima di loro. 

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