"Pronto? Mi serve la cocaina'": smantellato il call center della droga tra la Brianza e Lecco

L'operazione partita da Lecco ha coinvolto anche la Brianza

Immagine repertorio

Un vero e proprio call center, attivo ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, che raccoglieva le richieste dei consumatori di varie province lombarde e poi procedeva alla consegna delle sostanze stupefacenti. Ampia e variegata l'organizzazione criminale smantellata dalla Squadra Mobile della Questura di Lecco guidata dal Dirigente Danilo Di Laura, che ha illustrato, insieme al Capo di Gabinetto Andrea Atanasio, le indagini che hanno portato, nella mattinata di mercoledì 28, all'esecuzione di sette misure cautelari (cinque custodie in carcere e due sottoposizioni agli obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziara) emesse dai GIP dei Tribunali di Lecco e Como sulle rispettive richieste del Sostituto Procuratore della Repubblica di Lecco, la dott.ssa Zannini, e del Sostituto Procuratore della Repubblica di Como, la dott.ssa Isella.

I criminali si erano spartiti il territorio dello spaccio in una vasta area tra Lecco, Como e Monza Brianza. Nel loro "listino" vari tipi di droga: eroina, cocaina e hashish, con clientela fissa a Lecco e in Valsassina, così come in numerose località brianzole e del Comasco. Il giro d'affari ricostruito dagli inquirenti è di circa 300mila euro, provento delle ottomila dosi di stupefacenti vendute, ma è logico pensare che il "giro" fosse stato ben più ampio: saranno le indagini ancora in corso a fare ulteriore luce sull'oscura a ampia vicenda criminale.

Operazione "Viale" nata nel 2017

A dare il via alle indagini, condotte con l'utilizzo di intercettazioni telefoniche, della Squadra mobile lecchese è stata l'individuazione di uno degli indagati a Olginate con ventuno dosi di cocaina e settecento euro in banconote di piccolo taglio. La Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Lecco, una volta arrestato il giovane, ha immediatamente richiesto le intercettazioni telefoniche alla Procura di Lecco. Dallo sviluppo dell’attività tecnica è stato possibile ricostruire un ricco volume di affari di alcuni sodalizi dediti principalmente allo spaccio di cocaina, ma anche di eroina e hashish. Le “batterie” si erano divise il territorio tra i comuni di Lecco e Barzio nel Lecchese, Verano Brianza, Monza, Arosio e Lissone nel Monzese; Erba, Cantù, Inverigo e Carugo nel Comasco; Briosco e Nibionno a cavallo di Lecchese e Monzese.

Lo spaccio attraverso le piccolissime dosi

Lo cocaina veniva venduta in piccolissime dosi, da circa 0,5 grammi, per un corrispettivo di circa quaranta euro ciascuna; un prezzo decisamente concorrenziale, che favoriva la radicalizzazione delle varie batterie sul territorio. Dalle numerose testimonianze ricevute, la Squadra Mobile è risucita a ricostruire lo schema del cosiddetto “call center”, modus operandi diffuso tra i sodalizi di spacciatori per evitare di esporsi continuamente durante la cessione ed assicurare la continuità nel servizio agli acquirenti. Nel periodo esaminato durante le indagini, dal maggio 2017 al giugno 2018, è stato accertato uno spaccio complessivo di circa ottomila dosi di droga, per un volume di denaro di circa trecentomila euro.

Cinque arrestati, due segnalati

Alla conclusione dell’intensa attività d’indagine e in seguito alle richieste dei PM, i G.I.P. dei Tribunali di Lecco e Como hanno emesso le ordinanze di custodia cautelare, per un totale di dodici custodie in carcere e cinque obblighi di firma. I cittadini magrebini e clandestini, arrestati nella mattinata di martedì, sono stati identificati in Arbi Dandan, classe 1989, Mohamed El Habti, classe 1988, Younesse Maatouch, classe 1983, Mounir Bencherifi, classe 1988 e Rachid Abbassi, detto “Brek”, classe 1992. Due i sottoposti agli obblighi di firma: si tratta di Chiara Colombo, classe 1998, e Yasine Zahid, classe 1988. Ancora in corso le ricerche degli altri catturandi, mentre gli arrestati sono stati tradotti in carcere, dove sono a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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«In Italia per guadagnare prima della fuga»

Le difficoltà nel proseguire le indagini hanno una motivazione, come illustrato dal Dirigente Di Laura: «I delinquenti di nazionalità magrebina vengono in Italia per spacciare, fare soldi facili in breve tempo e poi investire i proventi a casa loro, comprando abitazioni e aprendo attività commerciali. Tanti, infatti, sono tornati in Marocco e per questo sono attualmente irrintracciabili. Passano in Italia poco tempo e con il solo intento di incamerare quanto più denaro possibile prima del ritorno in Patria». Altri filoni dell'inchiesta sono attualmente in fase di sviluppo con le procure di Milano, Varese e Monza Brianza.

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