Imprenditore diffamato su Facebook si suicida: arrestato un estorsore a Monza

La vicenda e l'arresto

Hanno diffamato e minacciato un imprenditore su Facebook per una controversia relativa all'acquisto di due immobili in provincia di Belluno e hanno portato l'uomo al suicidio. Quando l'imprenditore si è tolto la vita poi i coniugi, una coppia di Rovigo, ora in manette, hanno continuato con la moglie e il legale dell'uomo. 

Insieme alla coppia, che era arrivata anche a fare irruzione nello studio legale dell'avvocato e a minacciarlo di rimettere il mandato affidatogli, è finito nei guai anche un terzo soggetto che si era reso protagonista del "blitz" nello studio del legale incaricato di curare gli interessi della famiglia dell’imprenditore edile padovano suicidatosi.

Si tratta di P.V.M., 50 anni, pluripregiudicato, arrestato a Monza dalle Fiamme Gialle a inizio settimana e ora recluso nella casa circondariale del capoluogo brianzolo. L'uomo il giorno dell'esecuzione delle ordinanze nei confronti dei coniugi si era reso irreperibile.

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Le indagini

Le indagini della Guardia di Finanza erano partite da un esposto-denucia presentato agli inizi del 2016, a seguito del suicidio di un impresario edile padovano. Dopo la morte dell'imprenditore, la coppia rodigina si era rivalsa sul legale rappresentante dell'impresa inducendolo a rimettere il mandato affidatogli per difendere gli interessi della società nelle controversie legate alla stipula di un contratto preliminare per l’acquisto di due unità immobiliari a San Vito di Cadore (Belluno). Le indagini delle fiamme gialle hanno portato alla scoperta della rete dei contatti intrattenuti dai suoi più stretti familiari, arrivando così a Monza, il luogo in cui il 50enne si nascondeva. Al momento dell’arresto, l'uomo aveva fornito documenti (carta d’identità, patente e tessera sanitaria) recanti la propria foto ma con dati anagrafici di un'altra persona e pertanto è stato denunciato anche per possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

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