Sgozza il vicino perché usa l'acqua del palazzo per lavare la macchina: arrestato un muratore

In manette è finito un muratore di 59 anni. Dopo l'omicidio ha acquistato casa e si è trasferito

L'auto della vittima e il corpo nel garage

Sembra che più di una volta, in passato, gli avesse promesso di fargliela pagare. E il giorno in cui era pronto a cambiare casa e vita ha voluto mantenere la promessa e scrivere definitivamente la parola fine su quella storia, fatta di odio e rancore, che ormai si trascinava da venti anni. Così, avrebbe atteso che il rivale uscisse e lo avrebbe accoltellato per poi andare a comprare la sua nuova abitazione, nella quale però - almeno per ora - non entrerà più.

Perché Mario Zaffarana, muratore di cinquantanove anni, da mercoledì mattina si trova in carcere. Lì lo hanno portato i carabinieri della compagnia di Desio con l'accusa di essere l'assassino di Michelangelo Redaelli, l'uomo di cinquantaquattro anni trovato morto la sera dello scorso 23 dicembre nel box di casa sua, un appartamento in via Parini a Solaro.

Una prima aggressione due anni fa

Vittima e killer - stando a quanto accertato dalle indagini, coordinate dai procuratori Luisa Zanetti e Carlo Cinque - erano vicini di casa da circa vent'anni. E i rapporti tra i due sembra non fossero stati mai buoni.

Redaelli, descritto da tutti come abbastanza schivo e solitario, pare fosse abituato ad usare l'acqua condominiale per lavare - quasi quotidianamente - la sua auto: una consuetudine, questa, che l'assassino non aveva mai accettato. Tanto che due anni fa il muratore aveva già aggredito il rivale - che non lo aveva denunciato - colpendolo con un pugno in faccia e rompendogli il naso.

Video | Così è stato incastrato l'assassino

Il 22 dicembre mattina - stando a quanto ricostruito dai militari di Desio, guidati dal capitano Mansueto Cosentino - il 59enne avrebbe deciso di farla pagare definitivamente a quel vicino di casa che ormai odiava. Quindi, dopo aver pianificato tutto nei minimi dettagli, sarebbe uscito di casa con un coltello in pugno e, dopo aver sorpreso Redaelli nel suo box, gli avrebbe sferrato due fendenti alla gola senza che la vittima avesse nessuna possibilità di difendersi. Poi, l'assassino avrebbe lasciato il cadavere "incastrato" tra il muro e la macchina - una Fiat 500 nuova -, avrebbe chiuso la saracinesca del box e sarebbe andato via.

La casa comprata dopo l'omicidio

Dopo l'omicidio - come certificato dal segnale Gps della sua macchina - il killer avrebbe lasciato Solaro, sarebbe passato da un campo incolto di Cesate e sarebbe andato a lavoro. Quello stesso pomeriggio, poi, sarebbe andato da un notaio per firmare il rogito per l'acquisto della sua nuova casa - un appartamento a Limbiate - e in serata si sarebbe incontrato con due amici. Proprio a loro - e questo è stato il primo errore dell'assassino - avrebbe raccontato di aver fatto tardi perché nel suo condominio era stato trovato il cadavere di un uomo, che in realtà verrà scoperto dai carabinieri soltanto il giorno successivo dopo l'allarme lanciato da un conoscente della vittima, preoccupato perché non gli rispondeva al telefono.

Le tracce biologiche e l'auto

L'ultima spinta alle indagini è arrivata dal corpo della vittima, sulla cui giacca gli uomini del Ris di Parma sono riusciti a isolare una traccia biologica, poi risultata essere del muratore. Un muratore che, dopo anni di liti condominiali, si sarebbe trasformato in un killer spietato: in un uomo - parole del procuratore capo di Monza, Luisa Zanetti - "capace di procurare delle ferite raccapriccianti alla sua vittima, di tagliargli letteralmente la gola".

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I coltelli trovati in casa

Le manette per lui sono scattate mercoledì, quando i militari lo hanno fermato a Varedo mentre andava al lavoro in un cantiere. Il 59enne - divorziato, con due figli grandi e senza nessun precedente - è rimasto di ghiaccio davanti ai carabinieri che lo portavano via e non ha ammesso le sue colpe, nonostante tutti gli indizi portino a lui. I militari, proprio al momento dell'arresto, hanno sequestrato sei grossi coltelli da cucina nella sua abitazione di Limbiate, dove intanto era andato a vivere. Proprio nella casa che aveva acquistato il giorno stesso in cui aveva ucciso quel vicino che odiava.

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