I tentacoli della 'Ndrangheta sulla politica: arrestato anche il sindaco di Seregno Mazza

Ventisette persone sono finite nel mirino dell'indagine condotta dai carabinieri del comando provinciale coordinata dalla Procura di Monza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia

Il sindaco di Seregno Edoardo Mazza

I tentacoli della 'Ndrangheta sul mondo politico e imprenditoriale brianzolo. Un sindaco agli arresti domiciliari e ventisette misure cautelari.

Ha causato un terremoto politico a Seregno e in Brianza l'indagine congiunta della Procura della Repubblica di Monza e della Direzione Distruttuale Antimafia che portato all'esecuzione di tre provvedimenti applicativi di misure cautelari personali nei confronti di 27 soggetti (di cui 21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio)ritenuti a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.

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L’avvio delle indagini

A portare alla luce il velo di corruzione che aleggiava in municipio a causa del comportamento scorretto di alcuni esponenti dell’ente è stato l’ex sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, attuale vicesindaco nella giunta Mazza. Grazie all’esposto di Mariani che ha segnalato anomalie nella gestione procedurale di alcune pratiche edilizie, l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata sulla figura di Calogero Grisafi, morto suicida nel 2015 e all’epoca dei fatti Dirigente dell’Ufficio Tecnico Settore Edilizia Privato del comune di Seregno. “E’ stato così che ci si è resi conto che un imprenditore attivo in quel comune cercava di trovare un punto di infiltrazione” ha spiegato il Procuratore di Monza Luisa Zanetti. Proprio sulla figura di Antonino Lugarà, imprendiotre sessantaduenne di seregno, l’indagine della Procura di Monza, condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Monza e dai militari dei comandi di Seregno e Desio, si è collegata a quella della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano iniziata sulla scorta degli approfondimenti investigativi finalizzati a identificare i partecipanti ai noti summit di ‘ndrangheta del 26 febbraio 2008 e del 31 ottobre 2009 a Legnano e Paderno Dugnano, già oggetto di indagini nell’ambito dell’operazione “Infinito” e all’epoca rimasti sconosciuti. Le indagini hanno consentito di identificare due elementi di vertice della “locale” di Limbiate (MB), in stretti rapporti con altri sodali della “locale” di Mariano Comense (CO) e di portare alla luce numerosi episodi di violenza consumati a scopo intimidatorio in piazza Garibaldi a Cantù.

Il sindaco e l'imprenditore

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Nell'ambito dell'indagine è finito agli arresti domiciliari anche il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, 38 anni, avvocato penalista. Nei confronti del primo cittadino brianzolo, eletto nel 2015 è stata formulata l'ipotesi di reato di corruzione. Mazza avrebbe stretto relazioni con un influente imprenditore edile di Seregno Antonino Lugarà, vicino a esponenti della 'Ndrangheta e personalità con importanti contatti sia nel mondo della politica provinciale e regionale che nell'ambiente dell'imprenditoria. Secondo quanto emerso dalle risultanze delle indagini l'imprenditore avrebbe avuto un ruolo determinante nell’elezione dell’attuale sindaco: in cambio di un cospicuo quantitativo di voti e di appoggio il nuovo primo cittadino avrebbe dovuto garantire e tutelare gli interessi di Lugarà che puntava a realizzare un supermercato nell'ex area Dell'Orto per cui era necessario approvare una modifica al piano regolatore per mutare la destinazione dell'area che in origine non era commerciale. “Ogni promessa è debito” ha risposto il sindaco Mazza all'imprenditore quando era giunto il momento di riscuotere il conto dei presunti favori concessi. Toni perentori, aggressivi e minacciosi quelli di Lugarà che gli inquirenti hanno avuto modo di ascoltare attraverso le numerose intercettazioni telefoniche e ambientali messe agli atti durante l'indagine. A testimoniare il ruolo di "capitale sociale" della 'Ndrangheta dell'imprenditore ci sono anche i rapporti che intratteveva con personalità legate agli ambienti della criminalità organizzata ai quali in una occasione si era anche rivolto per avere informazioni sull'autore di un furto consumato a casa della figlia.

Insieme al sindaco di Seregno Edoardo Mazza hanno una presunta responsabilità nell'ambito dell'indagine anche altri esponenti politici e dipendenti del Comune brianzolo, ritenuti responsabili, a vario titolo, sia di corruzione per atti contrari al proprio ufficio e di abuso d’ufficio, sia di rivelazione di notizie relative all’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso imprenditore e di alcuni dirigenti del Comune di Seregno, grazie alla complicità di un addetto all’ufficio S.D.A.S. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza.

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Un “traditore” anche in Procura

Nel corso dell’indagine è venuta alla luce anche la condotta poco limpida di un dipendente della Procura, Giuseppe Carello, impiegato presso l’Ufficio Affari Semplici. Durante le intercettazioni gli inquirenti hanno scoperto che il dipendente sfruttando le credenziali di accesso al sistema comunicava informazioni sensibili attinte dalla banca dati relativi alle indagini in corso e i nominativi di eventuali iscritti nel registro degli indagati.

Guarda il video | "Ogni promessa è debito"

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Le perquisizioni

I carabinieri hanno effettuato perquisizioni presso gli uffici del Comune di Seregno e nell'ambito dell'indagine si è fatto ricorso a ordini di esibizione di documentazione presso i Comuni di Senago (MI), Arconate (MI) e presso le A.S.S.T. di Pavia, Monza e Vimercate (MB). Anche Mario Mantovani, ex vicepresidente di Regione Lombardia, risulta indagato nell'ambito dell'indagine.

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Droga e sequestri

Scavando tra le attività sugli appartenenti alla “locale” di Mariano Comense gli inquirenti hanno individuato un sodalizio criminale dedito esclusivamente all’attività di importazione, stoccaggio e commercializzazione di ingenti quantitativi di cocaina che arrivavano a includere partite anche da cinquanta chili ciascuna. I trafficanti, la gran parte dei quali originari di San Luca (RC) e legati da vincoli di parentela ad appartenenti a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale, erano soliti custodire armi di vario calibro in un appartamento del comune di Cabiate, nel comasco, utilizzato quale vera e propria base logistica. Ognuno nell'associazione aveva il proprio ruolo: alcuni si occupavano delle operazioni di acquisto della sostanza stupefacente, stabilivano le modalità, i tempi e i quantitativi di droga da destinare alla vendita, altri partecipavano alla raccolta e al conteggio del denaro provento della commercializzazione, che provvedevano successivamente a trasportare in Calabria. Per mantenere i rapporti con i fornitori stranieri non erano rari nemmeno i viaggi in Grecia, Olanda e Germania. Nel corso delle indagini state arrestate in flagranza due persone e nonché sequestrati oltre sette chili di cocaina e 420mila euro in contanti.

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