Cronaca Villa Reale / Viale Cesare Battisti

"Questa è zona nostra": i ragazzini della "20061" tra rapine, pestaggi e pose da duri sui social

Tre ragazzini arrestati. Sui social si identificavano col Cap della loro città

Sui social si atteggiavano da criminali consumati. Accompagnavano le fotografie di gruppo a didascalie come "associazione a delinquere", "qua comandiamo noi". E per rendere ancora più forte il senso di gruppo, di branco, avevano scelto di unire ai loro nickname quel numero, "20061", che evidentemente per loro doveva significare tanto, tutto. Non solo social, però. Perché, stando alle indagini, in meno di due mesi avrebbero messo a segno nove raid in città, tutti violentissimi, tutti - o quasi - soltanto per affermare che "questa è zona nostra". 

Tre ragazzini - due 16enni e un 17enne, italiani - sono stati arrestati nelle scorse ore dai carabinieri in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare con le accuse, a vario titolo, di rapine aggravate in concorso, lesioni personali, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, danneggiamento e porto di armi e oggetti atti ad offendere. I "piccoli" banditi sono ritenuti parte di una baby gang ribattezzata proprio "20061", che è il Cap di Carugate, comune in cui due di loro risiedono - l'altro è di Brugherio -, ma soprattutto comune che i tre avevano deciso di trasformare nel loro personalissimo territorio di caccia. 

Video | Il raid nel supermercato

Le rapine e i pestaggi in strada

Il primo blitz dei minorenni, stando a quanto accertato dai militari della compagnia di Pioltello, diretti dal capitano Francesco Berloni, sarebbe avvenuto il 21 ottobre dello scorso anno. Quella sera a finire nel mirino dei tre era stato un 33enne che stava tornando a casa: bloccato in strada, era stato minacciato - "Sono fuori di testa, ti ammazzo" - massacrato di botte ed era stato rapinato di cuffie, cellulare e computer prima di finire in ospedale con una prognosi di un mese. Il 10 novembre un'altra rapina, questa volta in un supermercato di Carugate: dopo aver girato tra le corsie a bordo di un monopattino, rubando della merce esposta, i giovani avevano agredito il vigilante intervenuto sferrandogli anche due fendenti - "parati" dalla vittima - e minacciando di ammazzarlo. Poco più di un mese dopo, il 13 dicembre, ancora un raid: quella volta a farne le spese era stato un 53enne colpito a calci e pugni in faccia e derubato del telefono e delle chiavi dell'auto. 

A volte i tre - tra cui "spicca" il figlio di uno dei capi ultrà della curva nord di San Siro - ricorrevano alla violenza soltanto per il gusto di farlo, per riaffermare che Carugate era zona loro. Come avevano fatto al "Parco centro", uno dei loro luoghi di ritrovo preferiti, il 26 ottobre, quando avevano pestato a sangue una guardia giurata la cui unica colpa era stata cercare di chiudere i cancelli dell'area verde. 

"Sai chi sono io?"

Cinque giorni dopo, invece, non era servito neanche il pretesto, la scusa. Uno dei componenti della "20061", il 16enne di Carugate, aveva spaccato il naso a un 18enne che era seduto insieme alla fidanzata in un panchina del "loro" parco. Dopo avergli chiesto provocatoriamente "sai chi sono?", il baby bandito avrebbe colpito la vittima con sette pugni al volto per poi andare via. E, stando alle indagini, neanche le divise spaventavano i tre ragazzini. Anzi. 

Il 15 novembre, secondo quanto è ricostruito nelle carte dell'inchiesta, a trovarsi a fare i conti con la furia dei due giovani di Carugate - in quel caso il terzo ragazo era assente - era stato un brigadiere della finanza, in quel momento in borghese e fuori servizio. Il militare, dopo essersi qualificato, aveva "osato" richiamare i due perché erano a bordo di un bus senza mascherina e con i piedi poggiati sui sedili: loro per tutta risposta lo avevano bersagliato di calci e pugni e lo avevano sfidato: "Sei come i carabinieri, me***", "seguici se hai il coraggio, che ti faccio vedere come si picchia una me***". 

Praticamente un copione identico al "film" andato in scena soltanto la notte prima, quando il 16enne e il 17enne - con un coltello in pugno - avevano minacciato due carabinieri al grido di "vieni qui che ti accoltello" prima di spaccare lo specchietto dell'auto di un guardia particolare giurata intervenuta in aiuto dei militari e accolta con le stesse minacce: "Ti buchiamo come un maiale", "vattene o ti facciamo fuori". 

I profili social e l'arresto

Fondamentali per l'indagine dei carabinieri sono stati i riconoscimenti effettuati dalle vittime e le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza comunali, che in alcuni casi hanno ripreso i raid dei tre cristallizzando i loro volti. 

Una grande mano è arrivata anche dai profili social dei tre giovani, che su Instagram avevano scelto di condividere tutti insieme il "20061". Perché - come hanno urlato al vigilante del supermercato che aveva cercato di bloccarli - "qua comandiamo noi". Il 16enne e il 17enne di Carugate si trovano adesso nel carcere minorile Beccaria, mentre il 16enne di Brugherio è agli arresti domiciliari. 
 

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